"Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché.
I loro desideri hanno le forme delle nuvole."

Charles Baudelaire

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martedì 22 dicembre 2009

Tra un Punjab e l'altro



Il viaggio per Lahore è stato più umano del precedente, almeno per i tempi, mi sono trovato in carrozza con una intera comitiva di religiosi e finalmente senza scorta, i ragazzi tra una preghiera e un pic nic hanno deciso che ero loro ospite ovviamente e mia hanno accolto nel loro angolo muslim...tra loro in particolar modo il più adulto e il più giovane, quest’ultimo vestito diverso dagli altri non portava il shalwar ma una specie di gonnetta, un turbante e un bastone di bambù, vagamente profetico se non fosse stato per la giovanissima età, cmq non faceva che invitarmi da loro e offrirmi sassi di zucchero di canna tentando di comunicare con me in inglese, poverissimo, ma con sguardi e sorrisi ci si capisce sempre...dai posti vicini un altro ragazzo si è avvicinato e ha cominciato a parlare di religione con un inglese maggiore, i ragazzi intorno che non erano con lui mi dicevano di ascoltarlo perché lui uomo di assoluta religiosità, tutti lo salutavano con estremo rispetto, ha cominciato a parlarmi di differenze religiose, di messia (il loro) e “l’altro” (il nostro), venuto dopo ovviamente, ma con assoluto rispetto e cortesia, che il 40% dei pakistani sono cattolici, il 50 musulmani e il 10 indu, del paradiso dell’inferno, lo sai vero? Beh qualcuno da noi ne ha parlato!!! alla fine il tempo è passato piacevole, giusto prima di arrivare un ragazzo mi ha stranito con le sue parole, gentilissimo tra l’altro, ma si è messo a parlare di cose poco gradevoli santificando il mullah omar e bin laden, le armi (qui ci sono più negozi di armi che bar), di farsi giustamente esplodere in nome dell’islam per sconfiggere gli americani e che entro il 2012 (quest'anno non mi è nuovo) il Pakistan vincerà e governerà il mondo, davvero invasato, alla fine non volevo più ascoltare le sue parole, inaccettabili.
I 4 giorni a lahore sono passati placidi, la città è abbastanza carina e in parte moderna ma sempre con il costante vintage pakistano e l’immane concentrazione di smog; anche qui di incontri ce ne sono stati parecchi, un pomeriggio ho conosciuto un signore che ha lavorato in Europa per anni (fino allo scorso anno, poi lui e molti altri sono stati rispediti a casa, crisi economica e paura dei terroristi...) specialmente in svizzera, parlava un po’ di italiano ed era strafelice di poter parlare con un europeo, sono stato suo ospite tutto il pomeriggio davvero gentilissimo (e uno dei pochi a sapere che l’Italia ha una sua lingua e non è l’inglese!!).
Ho attraversato il confine con un bus del governo pakistano scortato da decine di pattuglie armate, macchine e moto che bloccavano tutte le strade per farci passare, gli unici passeggeri erano un indiano, una cinese con il fidanzato svizzero che ci seguiva in jeep (non la facevano passare con lui, mah), e l’italiano verace, io (un po’ pochini per un bus intero ma avere il visto è complicato, solo 200 fortunati l’anno, tranne  i “vip” – che odio sta parola – loro sempre!!!) purtroppo è stato di mattina e non ho potuto assistere alla cerimonia che si svolge al tramonto, uno spettacolo di questi due folli paesi, una sorta di gara tra eserciti a suon di passi aggressivi atti a mostrare la forza del proprio paese, un braccio di ferro immaginario, una parata da entrambe le parti, malati.
il Punjab indiano è più gradevole, verdissimo e coltivatissimo, le case sono più occidentaloidi ma estremamente kitch negli “accessori”, sono arrivato ad Amritsar nel primo pomeriggio e subito tuffato nella old city tra colori, odori, mercati, templi, rifiuti, caos e vacche, credevo di dover metabolizzare l’impatto con l’India ma non è stato così.
Ormai mi ambiento facilmente tutto è immediatamente assimilato, sarà che non parto dall’aeroporto di casa per ritrovarmi dopo poche ore in una realtà diversa, lo spostarsi via terra ti da modo di vivere ogni sfumatura dei paesi che cambiano i paesaggi, l’aria, le persone, gli orari, il cibo, silenziosamente e gradualmente te ne appropri, avendo modo di “inalare” lentamente tutto quello che in testa appare chissà quanto “distante” ma alla fine, come sempre, non è così...

Andrea Amritsar


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