"Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché.
I loro desideri hanno le forme delle nuvole."

Charles Baudelaire

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martedì 22 dicembre 2009

Tra un Punjab e l'altro



Il viaggio per Lahore è stato più umano del precedente, almeno per i tempi, mi sono trovato in carrozza con una intera comitiva di religiosi e finalmente senza scorta, i ragazzi tra una preghiera e un pic nic hanno deciso che ero loro ospite ovviamente e mia hanno accolto nel loro angolo muslim...tra loro in particolar modo il più adulto e il più giovane, quest’ultimo vestito diverso dagli altri non portava il shalwar ma una specie di gonnetta, un turbante e un bastone di bambù, vagamente profetico se non fosse stato per la giovanissima età, cmq non faceva che invitarmi da loro e offrirmi sassi di zucchero di canna tentando di comunicare con me in inglese, poverissimo, ma con sguardi e sorrisi ci si capisce sempre...dai posti vicini un altro ragazzo si è avvicinato e ha cominciato a parlare di religione con un inglese maggiore, i ragazzi intorno che non erano con lui mi dicevano di ascoltarlo perché lui uomo di assoluta religiosità, tutti lo salutavano con estremo rispetto, ha cominciato a parlarmi di differenze religiose, di messia (il loro) e “l’altro” (il nostro), venuto dopo ovviamente, ma con assoluto rispetto e cortesia, che il 40% dei pakistani sono cattolici, il 50 musulmani e il 10 indu, del paradiso dell’inferno, lo sai vero? Beh qualcuno da noi ne ha parlato!!! alla fine il tempo è passato piacevole, giusto prima di arrivare un ragazzo mi ha stranito con le sue parole, gentilissimo tra l’altro, ma si è messo a parlare di cose poco gradevoli santificando il mullah omar e bin laden, le armi (qui ci sono più negozi di armi che bar), di farsi giustamente esplodere in nome dell’islam per sconfiggere gli americani e che entro il 2012 (quest'anno non mi è nuovo) il Pakistan vincerà e governerà il mondo, davvero invasato, alla fine non volevo più ascoltare le sue parole, inaccettabili.
I 4 giorni a lahore sono passati placidi, la città è abbastanza carina e in parte moderna ma sempre con il costante vintage pakistano e l’immane concentrazione di smog; anche qui di incontri ce ne sono stati parecchi, un pomeriggio ho conosciuto un signore che ha lavorato in Europa per anni (fino allo scorso anno, poi lui e molti altri sono stati rispediti a casa, crisi economica e paura dei terroristi...) specialmente in svizzera, parlava un po’ di italiano ed era strafelice di poter parlare con un europeo, sono stato suo ospite tutto il pomeriggio davvero gentilissimo (e uno dei pochi a sapere che l’Italia ha una sua lingua e non è l’inglese!!).
Ho attraversato il confine con un bus del governo pakistano scortato da decine di pattuglie armate, macchine e moto che bloccavano tutte le strade per farci passare, gli unici passeggeri erano un indiano, una cinese con il fidanzato svizzero che ci seguiva in jeep (non la facevano passare con lui, mah), e l’italiano verace, io (un po’ pochini per un bus intero ma avere il visto è complicato, solo 200 fortunati l’anno, tranne  i “vip” – che odio sta parola – loro sempre!!!) purtroppo è stato di mattina e non ho potuto assistere alla cerimonia che si svolge al tramonto, uno spettacolo di questi due folli paesi, una sorta di gara tra eserciti a suon di passi aggressivi atti a mostrare la forza del proprio paese, un braccio di ferro immaginario, una parata da entrambe le parti, malati.
il Punjab indiano è più gradevole, verdissimo e coltivatissimo, le case sono più occidentaloidi ma estremamente kitch negli “accessori”, sono arrivato ad Amritsar nel primo pomeriggio e subito tuffato nella old city tra colori, odori, mercati, templi, rifiuti, caos e vacche, credevo di dover metabolizzare l’impatto con l’India ma non è stato così.
Ormai mi ambiento facilmente tutto è immediatamente assimilato, sarà che non parto dall’aeroporto di casa per ritrovarmi dopo poche ore in una realtà diversa, lo spostarsi via terra ti da modo di vivere ogni sfumatura dei paesi che cambiano i paesaggi, l’aria, le persone, gli orari, il cibo, silenziosamente e gradualmente te ne appropri, avendo modo di “inalare” lentamente tutto quello che in testa appare chissà quanto “distante” ma alla fine, come sempre, non è così...

Andrea Amritsar


sabato 19 dicembre 2009

Basta paranoie!!!



Il giorno dopo cerchiamo di analizzare i fatti, usciamo e dopo colazione andiamo dai ragazzi per dirgli che tutto è saltato e non possiamo andare in giro fuori città senza la scorta, ci dirigiamo verso il caffè ma una pattuglia ci ferma e ci carica, nn potete girare per la città, stranamente è tutto cambiato, le pattuglie moltiplicate pare stia accadendo qualcosa in città e ci riportano a forza in albergo, rimanete qui oggi, non muovetevi…assecondiamo le forze dell’ordine ma chiediamo di fare almeno la spesa, ok, ci scortano loro, gentili ma strani, in macchina giravano pezzettoni di nero niente male, ancora predominio dell’assurdità.
Ci lasciano in albergo dandoci appuntamento l’indomani per scortarci alla stazione, tutto ci sembra inverosimile siamo passati da una tranquillità consapevole a un castigo, alle 7 la macchina della polizia con scorta è sotto l’albergo per andare alla stazione, 5 minuti a piedi,  ma questa cosa non ci piace, saliamo e ci affibbiano una guardia, oltre a quella convenzionale sui treni pakistani, che ci accompagnerà per qualche centinaio di km (anche in bagno!!).
Il treno pakistano è come un condominio trasteverino degli anni migliori, dopo un pò tutti si conoscono e interagiscono tra loro, con noi in particolar modo, ci dicono che non è sicuro nemmeno per la "tribu'" locale, a volte rapiscono studenti per spaventare il governo che aiuta gli U.S.A nella lotta al terrore, nonostante la serenità e la disponibilità dei locali si avverte una sorta di “incomprensione” per quel che sta accadendo, quando ci chiedono la nazionalità alcuni ci domandano come mai anche l’Italia, ad esempio considerato paese tranquillo e amico, partecipa agli interventi militari? vi sembra giusto che gli americani (non proprio amati qui), interferiscano con paesi lontani migliaia di km? la risposta non è semplice e li capisco, personalmente non ho mai creduto alla lotta del terrore iniziata ormai un decennio fa, ho sempre trovato strano tutto questo specialmente quando leggo, in un mini sottotitolo dalla Cnn, che la Petronas e la Shell hanno inaspettatamente vinto l’appalto per l’estrazione del petrolio in Iraq, ma dai??…non mi piace e cerco di far capire che in Europa, a molti, tutto questo non piace ma i nostri governi ormai sono pecore capitaliste e seguono a comando ogni "dettame" degli U.S.A. (mi spiace dirlo ma è quel che penso da anni!).

I  treni pakistani sono un po’ anticati, ci sono finestrini con tanto di tendine metalliche pericolosamente usurati, quasi ghigliottine, e se non stai attento ti tagliano un braccio, a terra buchi nel pavimento e l’immancabile sporcizia, tutti buttano TUTTO a terra, non li capisco in questo.. noi siamo nel vagone con il professore che accompagna il figlio al primo anno di ingegneria a Islamabad (fanno tutti ingegneria qua), orgoglioso ci tratta come suoi "special guests", uno dei pochissimi che parla inglese,  la cortesia è imbarazzante come sempre ed il treno è piacevole più di ogni bus preso fin'ora, l’unico neo è la distanza che ci separa da Multan, non tanto per gli effettivi km quanto per il giro che facciamo, si va verso sud poi si risale, da 12 che dovevano essere le ore ce ne sono volute 23, ma non è stato pesante anzi, un pezzo di realtà pakistana, scompartimenti “chiusi” con coperta dall’uomo che aveva in consegna moglie, 4 figlie, 3 o 4 sorelle e relativi pargoli, tutte velate dalla testa ai piedi con quel poveretto che provvedeva a tutto, religiosi in viaggio che ogni ora si incolonnavano sul corridoio con i tappetini per pregare, uno della scorta che è stato così felice di conoscerci che per cena ha chiamato al cellulare un amico, fatto preparare il cibo e sistemato in una stanza della stazione solo per noi, nulla guest wherever, meravigliosi, ancora senza parole.
Arriviamo finalmente a Multan l’indomani, alle 7 del mattino, troviamo subito un alberghetto in centro tra terra, smog allucinante e carretti di somari, la stanza è davvero carina e il prezzo 500 rupie a notte (quanto me piace sto paese :-)), dopo esserci ripresi e ricomposti dalla 24 h. di treno usciamo per la città, anche stavolta siamo di fronte all’ennesimo paese allargato nulla cambia da quando siamo arrivati  carretti, mucche, tuk tuk, somari, moto, cavalli, macchine, polli e galline, carretti con brodo di pollo e gallina...(brrrr), ma fortunatamente non ci dispiace, l’unica cosa davvero spiacevole è la nube continua che unita al solito degrado di rifiuti non rende merito a questo paese; il bazaar è immenso e finalmente degno di questo nome, sia per i prodotti in commercio, per i prezzi e per gli acquirenti, solo pakistani, donne per lo più, che da quando siamo arrivati in Pakistan non avevamo mai visto in giro perché sono a casa, sempre, e se escono passano avanti ad ogni fila (i mariti le “usano” per i biglietti dei treni, una fila incredibile…troppo avanti sti pakistani!), in giro solo ed  esclusivamente uomini fin’ora.
Purtroppo il giorno dopo accuso la nottata sul treno per via dei finestrini scamuffi e mi becco una bronchitella che mi sfianca per due giorni, il tempo di spararmi qualche  tachipirina una massiccia dose di frutta e brodo di pollo (lo so uno era un vicino…) e mi riprendo, solo alcuni postumi ma tutto ok ormai batteri e quant’altro fanno parte della mia vita!!!!
Trascorriamo tranquilli altri 3 giorni tra una chiacchierata con lo squartatore di pecore sotto l’albergo e un chai offerto dal figlio del produttore di tabacco da masticare, vagamente allucinogeno e particolarmente utilizzato in questo paese, e le nostre strade si dividono come in ogni viaggio in solitaria…nonostante gli attentati di questi giorni Kiran decide di andare verso sud a Karachi, a me non va, non va di rischiare troppo tempo qui e soprattutto di essere scortato o fermato dalla polizia, vado a Lahore e da li in India, ci salutiamo e ci diamo appuntamento a Goa per capodanno, anche se entrambi sappiamo che viaggiando le destinazioni perdono quella “necessità”, si è senza tempo in ogni momento, ogni stato d’animo, desiderio o semplice pensiero  modificano la direzione dei tuoi passi e la strada prende forma lentamente, casualmente, cm dopo cm…

Andrea, Lahore




mercoledì 16 dicembre 2009

Avevo detto di non aprire???


Dopo la rinfrescata notturna in cella siamo partiti alla volta di Quetta, il bus è stato caricato a dovere fino al tetto compresi i posti all’aperto, noi sistemati in fondo agli ultimi posti ma senza sedile, il sostituto sono le immancabili coperte (maledette 100 rupie), la guardia vicino all’autista insieme ad un’altra dozzina di persone visto che è tutto pieno, anche nel corridoio centrale solo posti…seduti, come sedili le cassette di coca cola in dotazione.
Dopo pochi km capiamo che sarà un altro viaggio all’insegna della scoperta, la strada è terrificante l’asfalto viene interrotto sistematicamente da km di sterrato e noi rimbalziamo sulla tavola come canguri, ma senza zampe (avessimo almeno un cucino), in più ogni tot km ci fermiamo per la registrazione e dobbiamo attraversare tutto il bus facendo alzare o scansare i presenti, quelli che non calpestiamo almeno, come non ci hanno ucciso non lo so, abbiamo tentato di far capire all’autista che era meglio essere seduti davanti ma è difficile coprendersi nel mondo…e come se non bastasse i militari fanno sempre del gran casino, per scrivere una parola servono 7 persone che la dettano al capo, alla fine scriviamo noi sui quaderni.
Il bus fa aria da tutte la parti specialmente dalle crepe sotto di noi, il che si traduce in continue nubi di terra che dopo pochi minuti rendono tutti i presenti vagamente albini, l’unica ventilazione è fornita dai due oblò sul tetto che fanno anche da cornice ai saluti e alle risa dei passeggeri all'aperto, l’aria diviene presto irrespirabile tra temperatura, sigarette e terra (in pakistan è vietato fumare solo in sala rianimazione), un vicino di sfiga mi allunga un fazzoletto di stoffa, il suo, me lo regala, io non ci penso troppo (quanto ci ho pensato dopo…) e lo uso come mascherina , ora capisco perché tutti sono “kefiati”...le note positive sono l’immancabile spettacolo della natura e la straordinaria cortesia locale anche qui tutti ci offrono da mangiare, bere, sigarette e…no guarda dopo il viaggio con la guardia…arriviamo finalmente in città, città, diciamo una Dalbandin con migliaia di abitanti e un ronzare terrificante di moto, vespe, carri da traino e risciò (tuk tuk, le nostre mitiche ape piaggio adibite al trasporto di esseri umani) che strombazzano continuamente rendendo il tutto più caotico del necessario, infatti di macchine ce ne sono pochissime, il tipo del fazzoletto ci invita a stare da lui con la sua famiglia ma anche stavolta decliniamo, abbiamo bisono di riprenderci un attimo.
Troviamo subito la nostra sistemazione in centro vicino al bazaar, una comoda camera doppia in una bettola comunicante con l’hotel Saddam (premonizioni…) purtroppo completo, il prezzo è assurdo 280 rupie a notte, 140  a testa.
La stanza è decente c’è anche il bagno con la doccia (non è poco...), l’unico problema è la coabitazione con la numerosa famiglia di blatte tra la zona notte e quella igiene, ma Kiran è convinto, ma dai sono piccoli aspetta di vedere quelli in India, mentre tiene tra le mani i nostri simpatici coinquilini…in effetti per 1 euro a notte posso fare a meno delle mie paure (come si cambia…).
Giriamo un po’ per la città e tutto sembra surreale tutti ci salutano, ci fermano, i negozianti ci regalano frutta secca non ci fanno pagare quasi nulla, addirittura i risciò non ci fanno pagare le corse e tutti ci intrattengono in conversazioni, curiosità, domande (?) e dire che siamo nella regione del Baluchistan, zona delle tribù  beluci e pashto (talebani), in effetti c'è un nutrito numero di forze dell'ordine, ovunque torrette e postazioni in parecchi incroci però tutto è estremamente tranquillo, normale insomma.
Il giorno dopo andiamo alla stazione dei treni e prenotiamo i bigletti  per Multan, inizialmente volevamo andare a sud, Karachi, ma la polizia ci ha “consigliato” di andare verso il centro del paese nel Punjab, zona assolutamente fuori pericolo per i stranieri e, anche se contrari, accettiamo la cosa.
Nel pomeriggio conosciamo dei ragazzi e ci portano nel loro internet caffè, ci fanno navigare gratis fino a sera e ci diamo appuntamento la mattina seguente per un giro fuori città, non sono nemmeno le 21 e andiamo verso l’albergo, ma mentre Kiran compra della frutta (mangia in continuazione), io vengo fermato da 4 persone in moto che cominciano subito a fare domande, un attimo mi stranisco e comincio a chiedere spiegazioni, mi dicono di essere poliziotti in borghese e ci chiedono come mai siamo ancora in giro? (ma fatti un cavolo di…) beh, è ora di cena stavamo proprio tornando…ok vi accompagniamo noi.
Durante il tragitto ci spiegano che sono poliziotti in borghese della "sezione stranieri" e che sapevano di noi, tutto, come tutti in città, ma non dove eravamo finiti a dormire e ci stavano cercando da stamane; arriviamo e l’albergo, è chiuso con la catena, ma dopo un po’ di strilli dei poliziotti scende il figlio del padrone, il ragazzo delle blatte (non mi è mai piaciuto) e ci apre, ci avevano chiuso fuori e non ci avevano mai detto nulla di orari e quant'altro, il capo sale su e comincia ad incaz…come un pakistano del tufello inveendo contro il proprietario perché non aveva comunicato a nessuno la nostra presenza ne fotocopiato i nostri documenti (procedura divenuta obbligatoria in Pakistan per i stranieri), ci fanno accomodare in stanza e ci avvertono del pericolo, dopo le 18 quando fa buio è pericoloso girare in strada, la situazione quì è seria, tra Quetta e Karachi, dicono, sono nascosti i due superricercati mondiali protetti da una parte dei pashto della regione, la zona è base di appoggio dei talebani praticamente e sanno quando ci sono stranieri in giro, si informano e procedono, kidnap!!
Dicono che abbiamo corso un grosso rischio ma fortunatamente ci hanno trovato in tempo...noi ebeti torniamo alla realtà e cominciamo a realizzare un po di avvenimenti dei giorni precedenti e scattano le paranoie e le paure del caso.
I poliziotti vanno via dicendoci che torneranno per consegnarci i passaporti, noi rimaniamo in stanza e dopo pochi minuti bussa il ragazzo delle blatte e comincia a farneticare in Urdu inglesizzato, Tomorrow-six morning-taliban-take you e pum pum… passport? a islamabad-lost…e ride…scusa cosa??? E ripete di continuo questa cantilena mentre io e Kiran già abbastanza agitati, cerchiamo di capire se è scemo lui o fottuti noi, l’unica cosa che riesco a dire in quegli attimi assurdi è…really??? E kiran…offcourse, we are kidnapped…lo mando fuori e chiudo la porta, cominciamo a capire come poter uscire chiamare qualcuno, come affrontare un eventuale situazione di pericolo, sembriamo due scemi nel panico, siamo, la cosa a preso una piega drammatica e tutto ci sembra ostile, passano 20 lunghissimi minuti così e di colpo bussano alla porta, Kiran è in bagno (eh...) io apro la porta con il coltello svizzero tra le mani (magari gli spunto un unghia), apro lentamente e….è  il capo della polizia che sorridente ci riporta i passaporti, spalanco la porta e lo abbraccio come un padre, lui mi guarda un pò stranito poi si mette a ridere non appena gli raccontiamo quello che è accaduto con le nostre facce da cadavere, ma alla fine, parecchio alla fine, è tutto ok il ragazzo è scemo e io lo odio!

Andrea, Quetta


Comunicazione



Aggiornate foto, finalmente una connessione decente.

Per mamma e zia: sto benone, fa caldo e comunque ho la maglia di lana, i fazzoletti sempre in tasca e non ho perso nemmeno 100 gr. (maledizione, il mio organismo si abitua troppo facilmente, saranno i vaccini o gli anni trascorsi tra Civitella e Casaprota???), insomma tutto ok.

un abbraccio, Andrea (llù matt)

:-D


domenica 13 dicembre 2009

Non aprite quella porta...

Cambio di "dimensioni", i sensi lo avvertono immediatamente...l’aria, il paesaggio, l’atmosfera, cambiano radicalmente, siamo a Taftan, Pakistan, di fianco l’Afghanistan…io e Kiran abbiamo attraversato il confine di buon’ora, preso un taxi collettivo a Zahedan convinti da un curioso omino parlante inglese che si è rivelato poi lucido e profondo conoscitore di tutto il sistema, ci ha fatto passare per primi, riempito i moduli, presentato alle guardie e salutato affettuosamente al di là delle recinzioni, un personaggio.
Concluse le scartoffie, le foto e un piccolo cambio di monete (pessimo tasso) presso la competenza pakistana, ci invitano a raggiungere il paesino che dista un paio di km e da li per prendere il bus che ci porterà a Quetta (700/800 km), prima città "fuori pericolo"...ci incamminiamo sulla strada semi asfaltata in mezzo al deserto, 30° circa, alla nostra sinistra le montagne afghane che ci guardano, si sente, si capisce anche dalle postazioni militari rivolte verso le stesse; arriviamo nella “piazza” e chiediamo informazioni, ci dicono che il bus è appena passato sono le 10,30 ed era l’ultimo, oggi è venerdi e ne passa solo uno... bene...il ragazzo, l’unico anglo parlante, ci dice di prendere il taxi con lui fino a Dalbandin poi trovarne un altro fino a Quetta, l’alternativa è dormire tra i sacchi di sabbia delle torrette militari, vabbè andiamo và...partiamo con una toyota corolla s.w., io, Kiran, il ragazzo con l’amico e l’autista, ma dopo poco ci fermiamo perché il conducente aveva calcolato altri amici da caricare non due stranieri quindi ci ritroviamo in macchina con l’autista, un “nutrito” uomo barbuto con 3 fanciulli accanto, noi 4 giovani nel sedile posteriore e un anziano dietro tra i bagagli, stretti è dir poco…si parte, nemmeno 2 km il primo posto di blocco, stop!! non potete proseguire ci sono due stranieri (pochi mesi fa sono stati rapiti dai talebani due francesi che percorrevano questa strada con la famiglia e un paio di americani in vacanza, è zona parecchio complessa), scatta il panico e si chiama il comando al confine per avere informazioni sulla procedura, niente da fare si torna indietro dobbiamo essere scortati (pensarci prima no eh?).
Torniamo al punto di partenza e ci affibbiano un micro poliziotto armato di monociglio (quanto me piace |:-D) con la faccia da cartoneanimato impazzito, verrà con noi fino a destinazione, in macchina? Si!! bene ora sono in due tra i bagagli e tra noi l’omuncolo col mitra, aripartiamo e al controllo, sorridenti, ci fanno passare.
Proseguiamo lungo la lingua d’asfalto, l’unica a vista d’occhio, ci siamo praticamente solo noi e dei “curiosi” crateri ovunque, parliamo con il ragazzo che fa da traduttore con l’intero equipaggio e ci spiega le differenze tra Iran e Pakistan e della meravigliosità di questo paese fuori dal comune, infatti a conferma delle sue parole dopo pochi minuti il poliziotto prende in mano la situazione e tira fuori un pezzettone di nero afghano con cui confeziona la "colazione pakistana", bombardone per tutti, ma veramente io...è armato non rifiutare, ok! non ci si crede, dopo pochi minuti in macchina si odono solo risa ebeti con sottofondo di musica neomelodicopakistana a “cannone” intervallate da alcuni lunghi "fragorosi" silenzi, inverosimile, il peggio poi è stato nei seguenti posti di blocco dove ci si ferma a riempire il modulo che registra il passaggio dei stranieri in ogni distretto, con il poliziotto che faceva la faccia seria parlando con i colleghi mentre in macchina a stento si trattenevano le risa, non si può descrivere.
Arriviamo a Dalbandin (fedele riproduzione di un villaggio dei film western) con un ritardo incredibile a causa dei continui stop e andiamo diretti alla stazione della polizia governativa (un fortino) per la registrazione, salutando così la guardia di Taftan (per fortuna).
I militari (vestiti da pakistani) ci confermano che il primo bus per Quetta parte la mattina seguente alle 8, il taxi costa 5 volte il bus e non abbiamo soldi sufficienti nemmeno per dormire nella stamberga del villaggio (assolutamente sconsigliata per via dei rapimenti), che fare? potete dormire qui, ci dice il poliziotto capo, siete al sicuro e non spendete soldi. Possiamo? Certo!…ok andata, ma prima vorremmo mangiare qualcosa e cambiare dei soldi.
Usciamo con una delle guardie armate, attraversiamo la strada con tutti gli occhi puntati su di noi anche quelli delle pecore, delle mucche e dei somari da traino, arriviamo al “saloon” del luogo dove divoriamo, io del riso con pollo e del riso con qualcosa Kiran, è vegetariano, cucinati in grossi pentoloni alimentati a brace, posto assurdo…da lì facciamo un salto in banca, sono le 17 passate, che si rivela un’ampia stanza fumosa, polverosa, un uomo seduto ad una scrivania con pile di lettere, buste, le sta preparando una ad una... in fondo un ufficio separato da un mezzo muro in legno e nella penombra si intravede la figura di un grosso uomo seduto su una grossa poltrona, visibile grazie ai raggi del sole che tramontando attraversano la finestra con le sbarre, miii, il padrino (troppo noir ), no è il gentilissimo direttore della filiale che dopo averci offerto il thè e intrattenuto con un po’ di domande (un continuo qui), si è rifiutato di cambiarci i soldi consigliandoci di farlo a Quetta per avere un miglior cambio, grande in tutti sensi.
Torniamo alla stazione e il capo ci comincia a fare un po’ di conti in tasca, abbiamo 800 rupie in totale, 400 è il costo del biglietto cadauno ma manca la mancia per la guardia che ci accompagnerà fino al prossimo distretto, almeno 100 rupie…guardi abbiamo provato ma il boss non ce li ha cambiati…no problem, chiama non so chi al telefono, si gira verso di noi sorridendo all’unisono con il monociglio e i baffi e ci fa, sono rimasti gli ultimi due posti, 700 rupie andranno bene, così 100 vanno alla guardia (non è che viaggiamo sul tetto no?), problema risolto.
Dopo una serie di deliranti dialoghi con il poco inglese a loro disposizione, io e il tedesco decidiamo di andare a dormire, la giornata è stata piuttosto intensa e chiediamo dove sistemarci, il capitano sorride diabolicamente e ci fa strada nel fortino con altri 4 militarastri al seguito, prima verso il centro del piazzale dove c’è la zona "igiene personale" (evito descrizione "servizi"...), un pozzo nella sabbia con l’acqua per lavarsi e di fianco delle anfore in coccio con l’acqua potabile (sempre più spaghetti-western), poi ci dirigiamo verso la nostra dimora, apre una porta di legno, accende la luce e…potete stare quì, e cominciano tutti a ridere mentre io e Kiran ci guardiamo alquanto perplessi…ci avviciniamo al giaciglio e da terra raccogliamo le catene, ci giriamo verso le guardie e quelli ridono a crepapelle del tipo non ci fate cose strane eh…siamo nella cella dove tengono i talebani che catturano, 4 mura coperte di scritte, a terra sul cemento 1 tappeto con una tigre, 4 piumoni stanchi di esistere e due robusti piloni di legno a cui sono attaccate le catene con le manette, la corrente si interrompe alle 23, buona notte boys...abbiamo sistemato i piumoni come materasso, aperto i nostri sacchi a pelo e sistemati vicini, ognuno immerso nei più disparati pensieri di questo primo giorno pakistano...dimenticando per un attimo i vari scorpioni bianchi e bacamostri che si aggiravano al di là porta...

Andrea, Dalbandin

martedì 8 dicembre 2009

Notizie dal Pakistan

Sono a Multan nel Punjab, Pakistan centrale, la situazione non è delle migliori dopo gli attentati degli ultimi giorni a Peshawar, Islamabad e Lahore, stamane sono esplose due bombe qui contro gli edifici delle fore di sicurezza, in città sembra tutto nomale e la vita procede come nulla fosse, credo che dovrò modificare i miei piani e lasciare questo paese prima del previsto, peccato perchè nonostante le avventure dei giorni scorsi (spero di poter pubblicare post al piu' presto), il paese è assolutamente unico come la gente che lo abita.
Oggi cercherò una destinazione tranquilla prima di attraversare il confine passando per Lahore.

Andrea, Multan