"Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché.
I loro desideri hanno le forme delle nuvole."

Charles Baudelaire

Percorsodiviaggio


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domenica 13 dicembre 2009

Non aprite quella porta...

Cambio di "dimensioni", i sensi lo avvertono immediatamente...l’aria, il paesaggio, l’atmosfera, cambiano radicalmente, siamo a Taftan, Pakistan, di fianco l’Afghanistan…io e Kiran abbiamo attraversato il confine di buon’ora, preso un taxi collettivo a Zahedan convinti da un curioso omino parlante inglese che si è rivelato poi lucido e profondo conoscitore di tutto il sistema, ci ha fatto passare per primi, riempito i moduli, presentato alle guardie e salutato affettuosamente al di là delle recinzioni, un personaggio.
Concluse le scartoffie, le foto e un piccolo cambio di monete (pessimo tasso) presso la competenza pakistana, ci invitano a raggiungere il paesino che dista un paio di km e da li per prendere il bus che ci porterà a Quetta (700/800 km), prima città "fuori pericolo"...ci incamminiamo sulla strada semi asfaltata in mezzo al deserto, 30° circa, alla nostra sinistra le montagne afghane che ci guardano, si sente, si capisce anche dalle postazioni militari rivolte verso le stesse; arriviamo nella “piazza” e chiediamo informazioni, ci dicono che il bus è appena passato sono le 10,30 ed era l’ultimo, oggi è venerdi e ne passa solo uno... bene...il ragazzo, l’unico anglo parlante, ci dice di prendere il taxi con lui fino a Dalbandin poi trovarne un altro fino a Quetta, l’alternativa è dormire tra i sacchi di sabbia delle torrette militari, vabbè andiamo và...partiamo con una toyota corolla s.w., io, Kiran, il ragazzo con l’amico e l’autista, ma dopo poco ci fermiamo perché il conducente aveva calcolato altri amici da caricare non due stranieri quindi ci ritroviamo in macchina con l’autista, un “nutrito” uomo barbuto con 3 fanciulli accanto, noi 4 giovani nel sedile posteriore e un anziano dietro tra i bagagli, stretti è dir poco…si parte, nemmeno 2 km il primo posto di blocco, stop!! non potete proseguire ci sono due stranieri (pochi mesi fa sono stati rapiti dai talebani due francesi che percorrevano questa strada con la famiglia e un paio di americani in vacanza, è zona parecchio complessa), scatta il panico e si chiama il comando al confine per avere informazioni sulla procedura, niente da fare si torna indietro dobbiamo essere scortati (pensarci prima no eh?).
Torniamo al punto di partenza e ci affibbiano un micro poliziotto armato di monociglio (quanto me piace |:-D) con la faccia da cartoneanimato impazzito, verrà con noi fino a destinazione, in macchina? Si!! bene ora sono in due tra i bagagli e tra noi l’omuncolo col mitra, aripartiamo e al controllo, sorridenti, ci fanno passare.
Proseguiamo lungo la lingua d’asfalto, l’unica a vista d’occhio, ci siamo praticamente solo noi e dei “curiosi” crateri ovunque, parliamo con il ragazzo che fa da traduttore con l’intero equipaggio e ci spiega le differenze tra Iran e Pakistan e della meravigliosità di questo paese fuori dal comune, infatti a conferma delle sue parole dopo pochi minuti il poliziotto prende in mano la situazione e tira fuori un pezzettone di nero afghano con cui confeziona la "colazione pakistana", bombardone per tutti, ma veramente io...è armato non rifiutare, ok! non ci si crede, dopo pochi minuti in macchina si odono solo risa ebeti con sottofondo di musica neomelodicopakistana a “cannone” intervallate da alcuni lunghi "fragorosi" silenzi, inverosimile, il peggio poi è stato nei seguenti posti di blocco dove ci si ferma a riempire il modulo che registra il passaggio dei stranieri in ogni distretto, con il poliziotto che faceva la faccia seria parlando con i colleghi mentre in macchina a stento si trattenevano le risa, non si può descrivere.
Arriviamo a Dalbandin (fedele riproduzione di un villaggio dei film western) con un ritardo incredibile a causa dei continui stop e andiamo diretti alla stazione della polizia governativa (un fortino) per la registrazione, salutando così la guardia di Taftan (per fortuna).
I militari (vestiti da pakistani) ci confermano che il primo bus per Quetta parte la mattina seguente alle 8, il taxi costa 5 volte il bus e non abbiamo soldi sufficienti nemmeno per dormire nella stamberga del villaggio (assolutamente sconsigliata per via dei rapimenti), che fare? potete dormire qui, ci dice il poliziotto capo, siete al sicuro e non spendete soldi. Possiamo? Certo!…ok andata, ma prima vorremmo mangiare qualcosa e cambiare dei soldi.
Usciamo con una delle guardie armate, attraversiamo la strada con tutti gli occhi puntati su di noi anche quelli delle pecore, delle mucche e dei somari da traino, arriviamo al “saloon” del luogo dove divoriamo, io del riso con pollo e del riso con qualcosa Kiran, è vegetariano, cucinati in grossi pentoloni alimentati a brace, posto assurdo…da lì facciamo un salto in banca, sono le 17 passate, che si rivela un’ampia stanza fumosa, polverosa, un uomo seduto ad una scrivania con pile di lettere, buste, le sta preparando una ad una... in fondo un ufficio separato da un mezzo muro in legno e nella penombra si intravede la figura di un grosso uomo seduto su una grossa poltrona, visibile grazie ai raggi del sole che tramontando attraversano la finestra con le sbarre, miii, il padrino (troppo noir ), no è il gentilissimo direttore della filiale che dopo averci offerto il thè e intrattenuto con un po’ di domande (un continuo qui), si è rifiutato di cambiarci i soldi consigliandoci di farlo a Quetta per avere un miglior cambio, grande in tutti sensi.
Torniamo alla stazione e il capo ci comincia a fare un po’ di conti in tasca, abbiamo 800 rupie in totale, 400 è il costo del biglietto cadauno ma manca la mancia per la guardia che ci accompagnerà fino al prossimo distretto, almeno 100 rupie…guardi abbiamo provato ma il boss non ce li ha cambiati…no problem, chiama non so chi al telefono, si gira verso di noi sorridendo all’unisono con il monociglio e i baffi e ci fa, sono rimasti gli ultimi due posti, 700 rupie andranno bene, così 100 vanno alla guardia (non è che viaggiamo sul tetto no?), problema risolto.
Dopo una serie di deliranti dialoghi con il poco inglese a loro disposizione, io e il tedesco decidiamo di andare a dormire, la giornata è stata piuttosto intensa e chiediamo dove sistemarci, il capitano sorride diabolicamente e ci fa strada nel fortino con altri 4 militarastri al seguito, prima verso il centro del piazzale dove c’è la zona "igiene personale" (evito descrizione "servizi"...), un pozzo nella sabbia con l’acqua per lavarsi e di fianco delle anfore in coccio con l’acqua potabile (sempre più spaghetti-western), poi ci dirigiamo verso la nostra dimora, apre una porta di legno, accende la luce e…potete stare quì, e cominciano tutti a ridere mentre io e Kiran ci guardiamo alquanto perplessi…ci avviciniamo al giaciglio e da terra raccogliamo le catene, ci giriamo verso le guardie e quelli ridono a crepapelle del tipo non ci fate cose strane eh…siamo nella cella dove tengono i talebani che catturano, 4 mura coperte di scritte, a terra sul cemento 1 tappeto con una tigre, 4 piumoni stanchi di esistere e due robusti piloni di legno a cui sono attaccate le catene con le manette, la corrente si interrompe alle 23, buona notte boys...abbiamo sistemato i piumoni come materasso, aperto i nostri sacchi a pelo e sistemati vicini, ognuno immerso nei più disparati pensieri di questo primo giorno pakistano...dimenticando per un attimo i vari scorpioni bianchi e bacamostri che si aggiravano al di là porta...

Andrea, Dalbandin

2 commenti:

  1. Ciao caro Andrea,
    sono sempre lì nel taschino, attento quando cambi o butti i jeans, perchè vorrei continuare questo viaggio con te fino alla fine.
    A parte la vittoria vostra nel derby, volevo informarti che:
    - mi sono fatta i capelli ROSSSSSSIIII;
    - Vanity Fair mi ha prolungato l'abbonamento di 6 mesi (ti ricordi la mail acida?)
    - abbiamo archiviato il matrimonio dell'anno e siamo sopravvissute tutte in ufficio, quindi puoi pure tornare sereno! (lo avevo capito che eri partito per salvaguardare la tua mascolinità ... e parlare di confetti, trine e merletti per 6 mesi non avrebbe giovato alla tua integrità)

    Tutto il resto è noia, quindi scrivi e quando hai finito di scrivere, torna....
    smack ringhio's Pat

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  2. rossi????? la solita comunista...ottimo per v.f., per una volta il ringhio paga...matrimonio dell'anno??? ops, è troppo tempo che dedico tempo al mio tempo ;-) riassuntino???
    da scrivere ce nè sempre ma la mano non segue la mente e la sua vorticosa ascesa.
    un abbraccio grande a te e i tuoi pischelli, e anche alle befanchie d'ufficio... :-P
    baci

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