"Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché.
I loro desideri hanno le forme delle nuvole."

Charles Baudelaire

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martedì 8 dicembre 2009

Il sud è ovunque sud



È l’alba, il sole sorge specchiandosi sul golfo persico, l’aria piacevolmente tiepida, è il momento di andare...sono arrivato a Bandar Abbas alle 4 del mattino e l’accoglienza tra rifiuti e ratti non è stata delle più romantiche, ma il mare ha un fascino tutto suo e rende più gradevoli le cose che non amiamo…la guida dice che il centro dista 2 km dal terminal quindi decido di camminare nonostante il peso della mia "attrezzatura", così da godermi a pieno l’alba.
Mai fidarsi delle guide arrivo in centro alle 9, distrutto, i km sono almeno 5 l’impatto con la città non è stato dei più felici le strade sono coperte da rifiuti sconsiderati nonostante l’abbondanza di cestini e i "netturbini" puliscono con le mani e senza guanti, in strada solo mendicanti e un "lieve" stato di degrado, fortuna che è meta turistica degli iraniani, di hotel ne ho visti tre e tutti di alto livello, gli altri sono certamente scritti in persiano; ormai sfinito dal peso dello zaino e dalla temperatura, mi abbandono su una panchina tentando di recuperare le forze, dopo pochi minuti si avvicinano due ragazze che in un timido inglese mi chiedono se ho bisogno di aiuto (sarà stata la mia maglietta arancione umida o la postura da uomo finito???), sono in vacanza con la famiglia (in iranese vuol dire una cinquantina di persone), mi portano nel loro albergo vicino al bazaar e fortunatamente hanno un camera libera, tripla, me la danno al prezzo di una doppia, le ragazze mi chiedono se più tardi ci si può vedere perché vorrebbero parlare un po’ in inglese, ok ma peggio per voi (è il minimo che potessi fare ero un attimo disperato).
Mi sveglio nel pomeriggio ed esco a fare due passi, la città ha la stessa atmosfera del mattino, polverosa, in più oggi è venerdi quindi è quasi tutto chiuso questo non aiuta.
Incrocio le ragazze del mattino e ci diamo appuntamento per le 19 sul lungo mare dove ad attenderci c’è un ragazzone di 2 metri biondo, Kiran, ventunenne tedesco in giro per l’europa da 5 mesi che hanno conosciuto nel pomeriggio, ci presentiamo e lui non crede che sono italiano, tu sei iraniano, sei il cugino vero??? no veramente il cugino è quel piccolo omino monocigliato accanto alle ragazze, io sono ITALIANO!
Siamo "ostaggi" della loro ospitalità e ci portano al parco della città dove si riuniscono famiglie e bambini, le nostre giostre di paese sono gardaland a confronto, tutti si avvicinano a noi, i parenti delle ragazze e alcuni "pischelli" locali incuriositi dal gigante biondo, non è proprio comune in Iran, e chiedono a me in farsi chi è, ho tentato di spiegare che non sono persiano ma non c’è nulla da fare, la cosa diventa imbarazzante!Io e il tedesco non facciamo che chiacchierare di viaggi nonostante lui parli un inglese estremamente fluente a differenza del mio, in particolar modo del Pakistan e del delicato momento, prossima tappa di entrambi.
Torniamo sul lungo mare e le ragazze si dirigono in albergo per cenare con la famiglia, ci invitano ma noi decliniamo, ringraziamo per l’ospitalità (nemmeno oggi sono riuscito a pagare) e andiamo per felafel; dopo cena saluto Kiran e ci diamo appuntamento l’indomani per fare il punto sull’eventuale condivisione di questo frammento di viaggio, lui si dirige in spiaggia da alcuni ragazzi conosciuti nei giorni scorsi per un "fumatina", a sud del lungo mare ci sono un’infinità di tende nei parcheggi, e/o ovunque, con fuori gruppi di persone tappetate, per lo più famiglie, impegnati a fumare con grosse narghilè o, con ugualmente grossi, joint...io sono troppo vecchio per tutto questo e mi vado a coricare.
L’indomani ci vediamo e decido di sistemarmi nel suo stesso albergo, costa la metà, lui si vede con dei ragazzi del luogo ed io decido di esplorare una delle isole davanti Bandar Abbas, Qeshm per l’esattezza; quì è praticamente estate quindi decido di indossare indumenti consoni, magliettina, pantalone di lino e sandali, nello zaino metto anche il costume, non si sa mai, ma prima decido di mangiare qualcosa ed entro in un ristorante vicino al porticciolo, hanno le solite pizze con carni speziate, pesce ed insalate, ma non ce la faccio piu' a mangiare carne e chiedo di poter avere del formaggio e dei pomodori come il ragazzo seduto al tavolo vicino, lui mi dice che lui è...ok, siediti...insomma arrivano pizze a profusione, ottimi pomodori ed un formaggio spalmabile tipo feta ma più delicato, il tutto con the, sanissimo pranzo semplicemente gustoso; mi alzo per pagare ma nulla, niente da fare, ho mangiato con il padrone, il cuoco e non me ne sono accorto quindi sono loro ospite…potrei vivere di rendita qui…verso le 12,30 cerco il ferries per l’isola ma c’è una fila allucinante, sotto tra gli scogli alcune barchette a motore che aspettano di riempirsi, chiedo e mi fanno cenno di salire, non lo avessi mai fatto.
Lo scafo sarà di 6/7 metri con 15 persone a bordo, tra cui io, ed un motore di non so quanti cavalli, so solo che siamo arrivati in meno di 30 minuti all’isola volando letteralmente sull’acqua ad una velocità folle tra le urla fomentate del nostromo e atterrando sempre in maniera rovinosa sull'acqua, ogni volta si rischiava di schizzare fuori anche perché più ci avvicinavamo all’isola e più il mare era agitato; arriviamo a destinazione, scendiamo (io con un pezzo di scafo nella mano che non riuscivo più ad aprire) e davanti uno spettacolo catastrofico, deve aver piovuto molto le strade sono infangate, tombini scoperchiati e pozze immense ovunque...la cosa no mi piace…faccio comunque un giro per l’isola ma come da copione dopo poche ore comincia a piovere di nuovo e faccio appena in tempo a fermare un taxi prima che le strade si allaghino completamente, arriviamo a fatica al porto ci saranno 40 cm di acqua per le strade, un temporale allucinante, li tutto spento la corrente è saltata e i ferries non partono, nemmeno gli abusivi, il mare è troppo grosso.
Mi dicono di cercare un albergo sull’isola ma io gli spiego che con me non ho nulla, tranne i miei indumenti (completamente bagnati e infangati, giorno perfetto per vestirti estivo vero??), lui mi guarda e comprende, (vorrei vedere), chiama un pick up parla con l’autista e le altre 4 persone all’interno e mi dice di salire con loro, mi portano all’altro attracco dove ci sono le imbarcazioni più grandi, queste dovrebbero partire.
Anche qui la situazione è disperata tutto allagato e senza corrente ma almeno partono le imbarcazioni (imbarcazioni, una specie di pescherecci in legno davvero inquietanti e colmi di persone sacchi e bagagli, un incubo) dopo 2 ore siamo a Bandar Abbas.
Purtroppo l’attracco è diverso da quello del mattino e lontano dal centro, un componente della famiglia che mi ha avuto in custodia fino a terra sale con me sul minibus da prendere, all’interno cominciano le domande, in farsi ma io non l’ho ancora imparato, fortunatamente c’è una ragazza che fa da traduttore tra me e i curiosi passeggeri.
Arriviamo in centro e approfitto della traduttrice (che mi ha pure pagato il bus), per avere informazioni sull’altra isola vicina, Hormoz, e lei si offre di accompagnarmi il giorno dopo per una breve escursione (alle 15, 30 ho appuntamento col tedesco al terminal).
Il suo nome è Somayeh (me lo ha scritto, non riuscivo a pronunciarlo), studentessa universitaria del luogo, simpatica e gentile, l’indomani prendiamo uno scafo "umano" e dopo poco siamo sull’isola, giriamo un po’ e decidiamo di affittare delle bici per raggiungere la baia.
L’isola è piccolina e poco abitata ma l’entroterra e le spiagge sono stupende, passiamo il poco tempo a disposizione a chiacchierare, mi dice di essere sunnita e di rispettare molto la sua religione ma non apprezza le molte imposizioni islamiche, come il velo, il non poter avere relazioni pubbliche ecc…ma soprattutto non ama l’attuale governo, ad esempio le atroci "risoluzioni" che adotta per delle lecite proteste, (giugno scorso), in cui molti suoi amici sono finiti all’ospedale e Neda la giovane ragazza uccisa e divenuta sibolo dell'opposizione iraniana, lo dice con parole piuttosto forti come "blood for blood" e la capisco ma non posso condividere a pieno il livore che nutre, comportarsi come loro non è la soluzione però…nei suoi sguardi e nelle sue parole c’è molto da comprendere, non riesco a darle completamente torto, io non vivo qui.
Pranziamo sulla spiaggia, un micro picnic, la mamma ha preparato per l’ospite del riso con gamberi e verdure che è la fine del mondo, ovviamente la mamma perché in ogni parte del mondo la nuova generazione di "femmine" moderne non cucina!! (grazie mamme), è tardi e di corsa ci dirigiamo verso il porto, ma all’improvviso si spezza la catena di una bici, e che diamine oggi che non piove…si torna a piedi, sono le 14.30 ed è tardissimo, devo ancora tornare, andare in albergo e poi alla stazione, fortunatamente lei chiama suo cugino che ci aspetta all’albergo e mi accompagnano di corsa al terminal, sono le 15.50, alle 16 io e Kiran partiamo col bus per Zahedan, ultima città prima del confine pakistano.
Nonostante la pessima impressione iniziale Bandar Abbas mi ha lasciato uno splendido ricordo, le persone sono diverse per le nummerevoli etnie presenti e se possibile ancora più accoglienti e disponibili delle altre città visitate, avrei passato piu tempo qui' ma la srada è lunga e io devo andare...

Andrea, Bandar Abbas

giovedì 3 dicembre 2009

Viaggio al centro della terra



Dopo la piacevole permanenza ad Esfahan decido di partire per Yazd (ovviamente il cielo è nero, maddai??) anche se non ho prenotato nulla decido di andare al terminal (già ho detto che in Iran si chiamano così le stazioni dei bus?) e vedere cosa succede; mi infilo in un taxi collettivo e qui la prima sòla del viaggio, il maledetto mi fa pagare per 2/3 persone per via dei miei pupo zaini e mentre lui farnetica in farsi sui miei dubbi in merito io, in italiano, lo mando in tutti i luoghi che in quel momento balenano nella mia mente, ma non importa, non voglio farmi rovinare la giornata per 1€.
Entro nel terminal e comincia la ricerca tra urlatori e compagnie, da una di queste un signore simpatico mi fa cenno di avvicinarmi, è quella giusta, chinato sul buco del vetro con un inglese persiano mi fa 40.000 rials (sono circa 400 km), ma di dove sei? Italia, ah Baggio.. e comincia a parlare sanscrito da solo, io non lo capisco ma cerco di farmi dire dove è il bus e a che ora parte, lui dopo un pò mi fa, a no guarda vai di la, dove?, li li all’altra compagnia, ok vado e gli omini appena dico yazd mi fanno tirare fuori i soldi (13.000 rials), mi danno un biglietto, chiamano un simpatico omino che girava come una trottola e mi lanciano a lui, in meno di 10 secondi sono sul taavoni superdelux il meglio del trasporto iraniano negli anni 50, un tuffo nel passato, un trabiccolo su 6 ruote pieno di soli iraniani lievemente unto e con una serie inquietante di secchielli in stato di decomposizione attaccati ai braccioli…appena mi riprendo siamo già in strada ma prima di imboccare la giusta direzione l’autista fa una serie di fermate e all'improvviso si materializzano persone con pacchi, pacchetti, la solita storia insomma, ma in più un pick up pieno di pezzi di ferro viene scaricato nell’alloggio bagagli del bus, incredibile...poteva almeno far spostare tutti i presenti a destra, il catorcio cammina in pratica sulle ruote di sinistra, assurdo…finalmente ci troviamo sulla strada per Yazd, vasta, arida, le montagne si allontanano e intorno solo deserto, ogni tanto qualche vecchia costruzione abbandonata e i soliti meccanuncoli saltuari, molti camion e poche macchine.
Sul bus la consueta cortesia e persone che appena cominciano a sgranocchiare qualcosa offrono subito, stavolta riesco a declinare anche perché il superdeluxe supercarico sbarella che è un piacere; arriviamo nel tardo pomeriggio e trovo sistemazione presso un simpatico hotellostello, se vuoi la singola 200.000 se dormi in compagnia 50.000, la seconda grazie, in stanza sono con una coppia di irlandesi trentenni che viaggiano ormai da cinque mesi, lavorando occasionalmente nelle Farms e contano di rientrare in patria per settembre, un giapponese arrivato dal Pakistan a cui ho chiesto com’era la situazione, tranquillo sono stato una settimana a Peshawar a parte qualche boom boom ogni tanto nulla di che…benissimo atari man…e altri due ragazzi.
La mattina seguente di buon'ora esco a fare un giro, Yazd è un piccola città e la parte più interessante, nonché patrimonio dell’unesco (ma quanti patrimoni c’ha l’unesco? mah..), è quella vecchia le qui case vie e quant’altro sono di fango e paglia affascinante e ben tenuta devo dire, insieme al centro zoroastriano (la torre del silenzio e il tempio del fuoco).
Termino la parte antica e verso ora di pranzo cerco di capire come colmare i6/7 km che mi separano dal zoroastriansite senza dover sganciare 40.000 rials ai tassinari…comincio a camminare ma capisco che la distanza è notevole quindi mi posiziono davanti ad una fermata dell’autobus in direzione della periferia, certo, nessun’autista parla inglese e tutte le indicazioni sui cartelli e sui bus sono in persiano, ma ormai sono di marmo…ad un certo punto si ferma un ragazzo piuttosto alla moda e si mette ad aspettare, andrà certamente all’università penso io (che e' proprio in direzione del sito) e naturalmente comincio a stressarlo con una serie di domande, purtroppo non va all’università e non sa nemmeno una parola di inglese, ma non appena gli faccio vedere dove voglio andare mi fa cenno di stare con lui, ok ma il biglietto? No no ci penso io (questa frase nn mi è nuova...) arriva il bus e saliamo, lui lancia due biglietti nel secchiello (davanti all’autista c’è un secchielletto in cui tutti mettono il biglietto l’autista non dice una parola e appena salgono o scendono infilano il biglietto li, in più le donne salgono e rimangono dietro, gli uomini davanti, divisi!), io tento di dargli i soldi ma è inutile…appena salgo un ragazzo comincia subito a parlare in inglese scansando il mio muto amico ed invitandomi a sedere vicino a lui, vabbè, ma da li a poco scende e così passa metà del percorso (mica breve sono piu' di 7 km!), finalmente arriviamo al capolinea, io e il mio primo compare scendiamo, lui mi fa strada e mi indica il bus da prendere per arrivare al sito, vado per fare il biglietto e lui si mette davanti e compra altri biglietti, sale sul bus, parla con l’autista, gli da un biglietto per me, scende ne da 4 a me e mi saluta, io rimango ebete come un t.d. alla prima camicia, lo guardo e gli dico quanto gli devo, lui no no, mi fa cenno di salire e se ne va, rimago sempre senza parole ormai…il bus mi scarica al confine della città, da li il vuoto, in lontananza due montarozzi in mezzo al deserto…sviluppiamo il turismo non il fitness, please…arrivo e mi trovo sotto la torre del silenzio, l’ho cercata per anni…come spesso accade il sito è in totale stato di abbandono, peccato perché l’ho trovato bellissimo tranne l’arrampicata davvero estenuante e rischiosa che ho fatto prima di arrivare in cima e notare dall’altra parte una comoda stradina, un cartello no eh??? Passo due ore li tra la torre, il silenzio, il sole ed il panorama, rilassante, poi torno verso il centro azzeccando miracolosamente i due bus; la città ormai mi è familiare quindi decido di dirigermi verso il terminal e cercare un bus notturno per Shiraz, arrivo alla stazione ma i bus sono tutti pieni perfino il taavoni, torna domani alle 10, nooo! mi infilo nell’altra sola agenzia e chiedo se realmente è tutto pieno, la ragazza acidovelata mi dice che è pieno, il signore accanto mi guarda e mi parla in farsi, io gli dico di essere straniero e lui mi dice turist no iranian? Troviamogli un posto! No, dice la ragazza, lui mi chiede di dove sono, ah italia? E con un sorrisone dice alla donna, no no adesso un posto lo troviamo, iraniani e italiani uguali vero?? certo, la stessa cosa...mi attacca una filippica allucinante ma alla fine riesce a trovare un posto per me, tra un occhiolino, un sorriso e una sgranocchiata di qualcosa che tira fuori dalle tasche.
Trovato! La ragazza lo dice con tono dimesso e lui super entusiasta mi da il biglietto, mi stringe la mano mi saluta e mi da una radice, la guardo, guardo lui sorridente e la mangio…iraniani e italiani uguali vero? …vero, guarda che tocca fa per un biglietto…è l’alba, il cielo limpido, sono a Shiraz dopo l’ennesima notte in bus, mi sistemo in albergo un po’ più di lusso, 200.000 rials, ma sono stanco e dopoa la nottata non mi reggo in piedi, dormo parte della mattinata…mi alzo verso le 12 e comincio a girare per la città, è piuttosto carina anche se meno di come mi aspettavo, l’aria è diversa, non so perché ma da Yazd il mio sesto senso fa i capricci e un po' tutto mi sembra diverso…parto per il bazaar giusto per ritrovarmi un attimo e dopo due ore sono dall’altra parte della città, non ci ho capito nulla; trovo però il primo supermercato (microbo) del mio viaggio, ne approfitto per i viveri mattutini, succhi, biscotti e acqua, alla fine ritrovo la città ma non grazie alle indicazioni degli abitanti nessuno parla inglese!
La giornata si esaurisce così, l’unica cosa che riesco a fare è organizzare un minitour per Persepolis l’indomani, non ci sono mezzi e l’unica possibilità è il taxi fornito dall’albergo; alle 9 si parte, si è unita a ma una taiwanese e insieme all’autista partiamo alla volta di Persepolis.
Il sito dista un’ora da Shiraz e' bello ma meno di quel che credevo, il taxinaro intrattiene piacevoli conversazioni specialmente riguardo al governo e al malessere del paese, ridendo parla di tutte le problematiche e le incomprensibili situazioni che sono costretti a vivere contro la loro volontà, nonostante sia un paese potenzialmente ricco (umanamente immenso aggiungo io), assolutamente economico (con un salario medio di 500 us dollari mensili si vive bene), ricco di cultura, siti e meraviglie naturali (ma assolutamente trascurato) altro tuffo nella realtà iraniana, costante compagna di questo viaggio...la giornata come da copione si conclude a metà della visita con un acquazzone clamoroso, l’autista mi dice che è un bene non pioveva da tre anni ed è buono per le campagne...e certo aspettava che arrivassi io, ma guarda…il giorno seguente cambio sistemazione e mi colloco nel consueto tugurio, piove tutto il giorno e girare per la città diventa complicato riesco solo a trovare un ristorante che non abbia solo carne e tento di rimediare alle due calamità che si sono abbattute su di me, la deflagrazione degli occhiali da sole comprati a Bèri per 5 € e la definitiva archiviazione di uno dei due jeans in mio possesso, ho affrontato fin’ora l’Iran con mezza gamba di fuori tra le risa e i commenti delle persone dietro di me, la moda anni novanta non attacca qui…per i pantaloni una guerra persa sono ancora troppo "in forma", ma per gli occhiali e' andata meglio, ho acquistato dei ray ban, il tipo del negozio voleva farmi credere che erano originali ad ogni costo dicendomi guarda guarda made in italy (scritto sulla custodia di pelle), ma dico io a me lo vieni a dire?? Vanno bene 35.000 rials??? Si! perfetto…bye bye Shiraz, si va al mare...

Andre, Shiraz

giovedì 26 novembre 2009

"Slam aleikum"...lo spero proprio...



L’Hotel Mashhad Guesthouse è davvero inaccettabile, non tanto per il “letto” (finalmente ho usato il sacco a pelo), le macchie sui muri, le macchie sul pavimento coperte da un tappetino macchiato, le pantofole di plastica ex gialle in concessione, nemmeno per un inquietante secchiello vuoto, ma putrido nell’anima sotto il letto, per i due lavandini che erano nel corridoio che da all’esterno del palazzo, per la doccia a pagamento e nemmeno per le uniche due turche per 25 persone senza finestre,carta e sciacquone, no, ma per il monociglio del figlio del padrone…insomma arrivo mi sistemo e esco subito in cerca di un altro tugurio per il giorno seguente, tanto gli alberghi sono pochi e sono tutti vicini.
...a proposito, in Iran gli alberghi trattengono il passaporto dopo averti registrato con le solite 100 domande, la città di provenienza e destinazione, perché la notte la polizia passa e controlla i nominativi dei clienti e i relativi permessi…io al confine ho detto che andavo a Teheran e non gli ho lasciato il numero di cellulare, vabbè….
Giro giro ma niente, tutti pieni o tutti costosi (cioè, costosi max 300.000 rial a notte), ad un certo punto in strada si materializza una bolgia fracassante di auto, camion e motorini impazziti, canti musiche a cannone e bandiere, credo che l’Iran si sia qualificato per i mondiali ma questo non spiega la carenza di posti letto in città, continuo caparbio e alla fine l’ultimo alberghetto aveva solo una camera matrimoniale, ma dopo qualche lacrimuccia me la da al prezzo di una singola, fortuna, altrimenti due notti li sarei morto…
Il giorno seguente di buonissima ora mi dirigo verso la mia nuova dimora e in giro c’è una strana atmosfera, alcune strade sono chiuse, i militari sono in strada (tanti) ed anche ragazzini invasati con fascette e mimetiche (troppi!), io tiro dritto e vado in albergo ma alla fine in un delirio smodato capisco perché c’è il panico, è in visita “l’eletto”, si proprio lui, si sta dirigendo verso lo stadio per tenere un discorso al popolo tabrizese...ma guarda...
Dopo una doccia e una sistemata esco per fare un giro in città, la folla si è placata e lo psiconano locale è allo stadio, naturalmente piove per cui decido di dirigermi verso il bazar, il più antico dell’Iran almeno 1000 anni, e vicino c’è il tourist info, la guida dice il migliore del paese, lo spero devo capire come muovermi da quì, questa città è troppo grande per noi due!
Il bazar è immenso e ovviamente mi perdo per un paio d’ore, devo dire che è bello ma un po’ deludente la merce in vendita è quasi tutta di normale consumo, abiti, casalinghi, ci sono delle aree per tappeti, argenti, ma ho visto di meglio sinceramente, alla fine ritrovo la via ed entro nel tourist info.
Li mi accoglie Nasser, leggendaria guida turistica nonché responsabile dell’ufficio, parla italiano oltre ad altre 7 lingue e gli italiani che ha conosciuto gli dicono che assomiglia a Verdone (mah...), è veramente gentile e dopo un po’ di domande (pure lui!!) ci beviamo un the.
Da come mi parla sa che sarei passato (a si ? come lo sai che sono a Tabriz?) mi dice che gli stranieri sono pochi nel paese per lo più pullman di tedeschi (corrono le voci in città eh…), poi mi racconta che tempo fa ha conosciuto Jovanotti, stava facendo una tre mesi in bici fino al Pakistan (?), lui ovviamente non sapeva chi fosse poi gli hanno detto che è famoso come Pavarotti (beh, stai calmo Johnny), e ha voluto passare la giornata con lui, comunque, senza fargli capire che me ne... gli chiedo come mai non è allo stadio a seguire “l’illuminato”… chi quel testa di ****, figlio di ***** , come dite voi di quell’altro ladrone testa di ***… ah, si si la serenità prima di tutto, ho capito fratello Nassy è tutto ok e complimenti per il vocabolario (ero piegato in due dalle risate anche se a pensarci bene da ridere c’è davvero poco), alla fine mi chiede che giro avessi in mente di fare e mi consiglia di non andare a Tehran, non c’è nulla da vedere tranne i 13 milioni di abitanti, che se guidano come qui sono morto, quindi mi dice di andare direttamente nel centro del paese e magari fare una capatina a sud di fronte a Dubai…genio, non ci avevo pensato, ci sono 30 gradi magari ti fai un bagno, andata itinerario di nuovo cambiato, saranno felici quelli al confine…saluto Nasser e lo ringrazio è stato molto utile e disponibile e parlare italiano dopo 20 giorni mi ha fatto davvero piacere, però c’è un’altra cosa….se qualcuno dovesse magari fare un viaggio in Iran quest’anno e passasse per Tabriz (lo dico solo per Nasser che oltre a consigli, guide a prezzi stracciati e cortesia, ti fa cambiare i soldi senza la minima commissione e in linea con il cambio del giorno, preziosissimo), mi mandasse una mail per favore.
La città è francamente tristella in più con la pioggia e il faccione del tipo ovunque la mia voglia di permanenza latita, ad ogni modo il giorno seguente prima di partire il sole fa capolino (niente ce l’ha con me), ne approfitto almeno per vedere la moschea blu.
All’entrata c’è un giardino grazioso con panchine e fiori, mentre mi dirigo verso l’entrata si avvicina un ragazzo che stava leggendo su una panchina e mi chiede se può rubare un po' del mio tempo, beh avrei una serie di riunioni ma...insomma mi rapisce per tre ore.
Ha 31 anni è laureato e lavora all’aeroporto, ufficio informazioni per i turisti, non parla inglese mai con nessuno se non occasionalmente per lavoro ma il suo inglese è davvero buono, lavora 6 giorni su 7, come tutti, tranne il venerdì (oggi, in Iran è come domenica da noi) parliamo un po’ di tutto, dell’istruzione che qui funziona in base al ceto sociale (chi può va a scuola chi no lavora o nulla…), della “divisione” residenziale delle città che qui funziona in base al ceto sociale (chi è fortunato vive in città, chi non lo è vive in estrema periferia), della televisione (ci sono 3 canali nazionali e 1 canale per ogni città, totale 4 canali: in uno c’è un militare che parla, in uno c’è un funzionario religioso che parla, in un altro la grande fiction/comedy/giochi tv, in un altro sport e varie…), delle donne…non se ne può più di questi veli, non puoi uscire con una ragazza se non è tua moglie o non sei fidanzato e i genitori lo sanno, cioè se stai con la tua girlfriend in atteggiamenti romantici (cioè mano nella mano o bacetto) ti ferma la polizia e se non siete sposati chiamano i suoi...(!).
Io gli espongo il modello europeo di tutto ciò e lui stenta a credere, a credere che abbiamo 50 canali tv (troppi sicuramente), che tutti hanno il diritto di frequentare la scuola pubblica, fare sacrifici per vivere in città e uscire la sera tutti insieme, ragazzi e ragazze, fino a tardi.
Parliamo un po’ anche dei salari mi spiega che non è facile, ad esempio vorrebbe tanto viaggiare ma per lui (e mooolti altri) è troppo costoso…non riesce ad andare in Turchia!
Ci siamo salutati davanti ad una tazza di the in un “narghilè bar”, naturalmente mi ha impedito di pagare, si era anche offerto di accompagnarmi al Terminal ma ho preferito dirgli di no…
Il viaggio per Esfahan è stato interminabile, non tanto per i km quanto per le continue soste alle stazioncine di polizia, non essendoci molti controlli elettronici prendono nota dell’ora di uscita e la città di destinazione stimando così il tempo di percorrenza con i limiti di velocità, ad ogni modo la nuttata passa anche perché al mio fianco c’è un uomo distinto che dopo pochi minuti comincia ad attaccar bottone, è di tabriz ma lavora ad Esfahan in banca e torna a casa ogni due settimane, dopo il giro di foto della famiglia e vacanze irananiane mi comincia a parlare del “regime”, dei diritti, dei limiti, delle manifestazioni che sfociano nel sangue (vedere giugno scorso), della gente che è stanca e non sa come fare a liberarsi di un “uomo” che nessuno ha votato, forte del suo malato nazionalismo apprezzato da cip e ciop (i due volti ricorrenti in tutto il paese) e da un parte della popolazione islamica estremista concentrata maggiormente fuori dalle città…gia non mi era simpatico prima, dopo tre giorni ancora meno.
All’alba arriviamo in città, mi imbuco subito in un taxi condiviso e super economico, ormai ho capito l’andazzo, ci dirigiamo in centro e dopo un breve giro degli alberghi trovo il posto giusto e mi sistemo.
La città è molto piacevole un po’ per clima finalmente mite un po’ perché decisamente più curata e bella di Tabriz (ma piena di faccioni!!!).
Il viale centrale è infestato di negozi e centri commerciali non esattamente come i nostri, sono più che altro intere palazzine a due o tre piani divise per tipologia di commercio, ovviamente vincono cellulari, tecnologia varia, orologi (made in Iran e accecanti), vestiti e gli immancabili fast food iraniani (è si, la moda mordi e fuggi ha preso il sopravvento, pochissimi ristoranti persiani..ma ci sono sempre interessanti localacci da scovare :-D).
Come a Tabriz traffico è sconvolgente (ho paura che non siano casi isolati), non tanto per il numero di veicoli, ma per lo smodato utilizzo degli stessi, nonostante gli incroci siano presidiati da polizia e militari vari (sempre e ovunque) non esistono strisce pedonali, semafori, i clacson non smettono un attimo di suonare per non si sa quale motivo e poi ci sono motorini e motorette varie assoluti padroni dei marciapiedi e delle zone pedonali…curioso come la loro pacatezza e gentilezza si tramuti in follia una volta al volante, impensabile.
Nonostante questa odiosa costante Esfahan è sinceramente bella, Imam Square è enorme, deliziosa, al centro c’è una grande fontana con intorno pratuncoli e panchine, all’esterno è circondata dal bazar che culmina con una grande struttura coperta a nord, migliaia di bancarelle di tappeti (forse i migliori dell’Iran), argenti incisi a mano, oggetti e vesti di ogni tipo, gli immancabili venditori di frutta secca e spezie, un turbinio di profumi e luccichii; a sud l’enorme Imam Mosque, una delle più belle al mondo, ai lati la Sheikh Lkotfollah Mosque e l’Ali Qapu Palace, residenza di Shah Abbas I (sovrano della persia ne XVI secolo).
Le moschee sparse per la città sono innumerevoli, specialmente nella parte nord della città vicino alla Jameh Mosque, la più grande dell’Iran, girando li intorno mi sono imbattuto in vicoli con casupole ricoperte di fango e paglia con tetti a forma di cupola, molti, oppure edifici con travi e terrazze in legno, con sotto vecchi artigiani o piccoli luoghi di culto, (in uno di essi un anziano signore mi ha invitato ad entrare), peccato che gli imponenti lavori infrastrutturali stiano stravolgendo un po’ quella zona è molto suggestiva.
Anche qui la gentilezza è una costante, non fai in tempo a tirar fuori la guida che passa qualcuno e ti chiede di dove sei e se ti serve una mano, oppure mentre sono seduto su una panchina a leggere o a farmi una sigaretta (alcuni pensano che fumi marjuana), o magari in giro per i bazar, c’è sempre qualcuno che vuole stringerti la mano e scambiare una parola e non appena sentono Italia si spalancano i sorrisi, incredibile davvero, comincio a provare imbarazzo da cotanta umanità.

p.s.: "Slam aleikum": la pace sia con te.

Andrea, Esfahan

domenica 22 novembre 2009

Well Come to Iran...

Partenza da Van 9 del mattino, tipico bus confort turco, io e altre 12 persone 5 delle quali sono della”compagnia”, nessuno parla inglese e nessun italiano parla turco o farsi, il cielo è coperto, ovvio, il paesaggio è aspro, totalmente di montagna, il viaggio disagevole, lento per via delle strade in pessime condizioni, alcuni distributori di benzina abbandonati e un paio in funzione, incrociamo solo minibus e camion.
A bordo siamo io, un paio di iraniani e qualche turco, alcuni li lasciamo sulle montagne (?), a colazione uno dei “faccendieri” (ho poi chiamato così i “Stewart” di questo ultimo bus turco), mi offre la colazione (uno di quei dolci turchi fatti di pasta di mandorle e pistacchi, passati nel miele e fritti, hanno forma di pretzel), l’hanno offerta solo a me stranamente non a tutti, si erano riuniti dietro dove mi ero sistemato io ma ho rifiutato, alle 10 del mattino uno di quei cosi può uccidere senza centerbe…
Si sale e la neve sia fa vedere, man mano diventa sempre più presente per poi scomparire e riapparire km più avanti, un continuo saliscendi impervio e suggestivo, i colori cambiano continuamente, e rimango come al solito magnetizzato, adoro la montagna…fin quando non cominciano le torrette, gli appostamenti e i posti di blocco, almeno tre prima del confine, vicino paeseotti trasandati e caserme, spiegamenti militari sempre più presenti.
Ai primi due il faccendiere più furbetto scende sempre portando qualcosa con se, scatolette d’acqua, pacchetti di sigarette (sempre più strano sto viaggio) e procediamo.
Al terzo, l’ultimo prima del confine, ci bloccano proprio, salgono i militari prendono i passaporti e il soldato mi guada e dice tu vieni con me, yahooooo che ho vinto? nulla, sei l’unico imbecille straniero che varca il confine col bus, devi riempire un modulo, ok, fatto! si riparte.
Mentre arriviamo uno dei tipi, il più st***o, cerca di domandarmi cosa vado a fare in Iran, turismo dico, e lui si guarda intorno e dice yu farsi? No guada ho smesso, al massimo mi fasi ma costa troppo…gli dico no ovviamente e si guardano tutti con aria interrogata mentre lui fa un ghigno (come per di ma questo dove pensa di andare??)…st***o penso io.
Arriviamo al confine e sulle cime dei due monti che si “osservano” i cartelloni contrapposti, la faccia di Ataturk dalla nostra parte, le facce di Khamenei e Khomeini dall’altra, si scende, il bus va da solo noi dobbiamo entrare nell’edificio comune, timbrare l’uscita dalla Turchia, il poliziotto mi sorride e timbra, ah, simpatico, e l’entrata in Iran, facciamo la fila controlla e tutti vanno avanti, tocca a me, il policeiranianman mi guarda, guarda il passaporto con il visa, mi riguarda e mi fa cenno di chiudere la porta, ecco lo sapevo.
Ho bloccato la fila, la gente dietro di me (c’erano altri tra bus, macchinette, bob…) comincia sbuffare, il poliziotto dietro un altro ufficio comincia a chiamare tutti i numeri, è solo, in difficoltà e un po’ imbecille, dopo 10 minuti mi fa, con tono aggitatello, domande in farsi a cui io rispondo sorridente in inglese e lui mi ridomanda in farsi e la gente dietro mi dice (in farsi), digli di si digli di si, gli dico bale, la mi prima parola farsi, lui smette di sudare si calma e in soli 3 minuti riesce a far pressione su quel ca**o di timbro, manco ci fosse la nitro…il faccendiere mi aspettava al di là della porta a vetro con faccia evidentemente tesa….comunque passo, poi ci ripensa e mi richiama, lo riguarda e mi ridice vai, e io dico tu sei un cretino!!!!(il visa è scritto in farsi il passaporto è stato inviato in Iran ce lo hanno appiccicato e me lo hanno rispedito, l’ho pagato quanto il tuo stipendio di un mese microcefalo!)
Appena varco la porta c’è uno che da un tavolino mi chiama, ha un libro enorme su cui scrive gli ingressi (n’altro?), mi chiede in un inglese nipponico, nome, cognome, bla bla, la sua prima destinazione? E che ne so? DOVE?! Tehran, la prima città che mi viene in mente, il cognome di suo padre? Nisba, nuu tengo, vuoi quello di mamma o di zia? Vabbè vai…insomma dopo un’ora superiamo il confine…
Da qui cominciano i magheggi dei faccendieri, subito dopo il confine ci sono delle baracche casupole e il bus di tanto in tanto si ferma, sbarca uno dei tipi e comincia a scaricare scatoloni a casa di uno, buste a casa di un altro, un bombola del gas (?) e così via, il tutto era dietro nei posti a sedere sotto i sedili non me ne ero accorto e casualmente neanche i militari che hai posti di blocco salivano a controllare…ecco sigarette e acqua…al primo dei posti di blocco iraniani, sotto la neve, sale il capo dei militari in pantofole, controlla un pò in giro, guarda tra le mie mani e vede la lonely, che libro è questo?? ( che palle!!!!), gli spiegano tutti intorno che è una guida, sono un turista e vengo dall’Italia…ah Italia, qua la mano amigo, mi sorride e scende… ma sono su scherzi a parte??
Insomma per arrivare in Iran siamo partiti alle 9 e sono le 16, che giornata allucinante…
Poco prima di arrivare a Orumiyeh, prima “cittadina” Iraniana nonché fine della corsa, mi si avvicina uno dei tipi, il più giovane, avrà avuto vent'anni non ha detto una parola tutto il giorno era sempre imbronciato, e mi indica la guida, gliela passo e comincia a indicare le città dell’Iran scritte sopra, comincia a sorridere e quando alla fine trova il piccolo frasario farsi-inglese finalmente tentiamo di comunicare, e nonostante lui affermi di parlare inglese a differenza dei suoi connazionali (bene penso io), il suo vocabolario comprende al massimo 15 parole e lo capisco è come se io dovessi imparare la sua lingua, difficile, insomma passiamo l’ultima ora di traversata così, tra una parola e un sorriso, mi dice di essere iraniano proprio della città dove stiamo andando, adora l’Italia Roma soprattutto, e vorrebbe andarci un giorno ma dalla sua faccia capisco che…vabbè, poi ad un certo punto mi dice che quando arriviamo mi da una mano a prendere il bus per Tabriz, io gli dico di non preoccuparsi e dia andare a casa, ma lui insiste in un modo che non gli posso dire di no, davvero.
La neve scompare prima di arrivare ma la pioggia è una piaga, arriviamo alla stazione dei bus ed è un vero delirio, caos mai visto prima, scendiamo e lui mi dice di seguirlo dobbiamo cambiare i soldi, ma è tardi ed è tutto chiuso, proviamo con quella specie di agenzie che sono li una attaccata all’altra tra militari, venditori, povera gente e quant’altro, panico, non accettano dollari, euro, lire turche, solo rial, i truffaldini del cambio se ne sono andati è tardi fa buio e non riusciamo a cavare un buco, lui mi porta di qua e di la, chiama quelli che conosce ma nulla, non si trova nessuno, in più l’unico bus per Tabriz è appena partito, troppo tardi, gli dico di lasciar perdere troverò una sistemazione e domani vedrò.
Niente, nulla da fare mi deve aiutare ad ogni costo, è straordinario…va dal faccendiere st***o che intanto smagheggiava con un altro tipo di un’agenzia, con casseforte dietro la scrivania e sigaro in bocca, da film, ma quello gli dice in pratica cazzi suoi lascialo fare chissene frega, mai, insiste insiste in una maniera decisa, e quello tira fuori manate di soldi dicendo non posso, allora il ragazzo tira fuori l’unica banconota che ha 5000.000 rials, 35 euro circa, e lo stronzo fa a me dammi 100 lire turche, me le cambia e ne da 80 a me e 20 a lui, il ragazzo si sente sollevato (lui) è riuscito a cambiarmi i soldi, ma non contento mi trova il modo di andare a Tabriz, parla con certi dei taxi e ne contratta uno per me a 3 euro, saranno se non erro 300 km, mi fa sedere e sorridendo mi dice aspetta che ti chiamano ok?, io gli vado dietro esco per salutarlo, gli voglio dare almeno i 20 tl che il bastardo mi ha cambiato ma lui assolutamente no, mai, insisto, insito e lui no e, allora gli do il pacchetto di sigarette ma nulla riesco a dargliene una sola non vuole altro, e mentre se ne va mi dice qualcosa su Allah indicando con un dito il cielo e salutandomi con la mano destra sul cuore, due volte, e sorride…solo dopo mi sono reso conto che se non ci fosse stato lui non so cosa avrei fatto in quel delirio, purtroppo non ricordo il suo nome, non riuscivo nemmeno a pronunciarlo quando me lo ha detto, ma ci tengo a ringraziarlo con tutto il cuore, non lo dimenticherò mai.
Mi ritrovo nel taxi seduto dietro con moglie, marito e marmocchio iraniano di circa 5 anni, un ragazzo accanto all’autista, siamo compressi, il riscaldamento è a palla e il traffico indescrivibile, piove a dirotto è buio pesto e le leggi della fisica automobilistica sono ormai totalmente infrante, spesso mi ritrovo dei fari nel finestrino…benvenuto in Iran.
Mentre voliamo sulle strade inesistenti il marmocchio comincia a sgranocchiare pistacchi, ne da una manciata alla mamma, al papà e a me, dico di no ma inutile sgranocchio pure io, il coso non sta fermo un attimo e nei pochi centimetri rimasti liberi nel taxi rimbalza e strilla che è una bellezza, alla fine il papà e la mamma se lo palleggiano ma niente.
Procediamo verso Tabriz e pure qui posti blocco, e che min***, ogni 50 km ce ne è uno, il taxi si ferma l’autista entra nella stazioncina riesce e si riparte, sempre così.
I sorpassi sono da play station, se non c’è almeno un tir che viene di fronte inutile tentare, aspettiamo il prossimo...dentro di me i dubbi, ma non potevo dalla turchia farmi sparare con un razzo in Pakistan??
In macchina cominciano le prime curiosità, mentre il bacarospo schiaffeggia l’autista il padre mi fa delle domande, non in inglese nemmeno in italiano, comunque tra gesti, sorrisi e spaghetti riusciamo a comunicare, mi chiedono dove dormo e se ho prenotato, no ovviamente ma gli dico si, a se no venivi da noi, appunto, col bacarospo??no grazie, e mentre il suddetto ormai ha capito che l’unico a cui rom***…sono io cominciamo a giocherellare tra le risa dei genitori, a degli occhioni neri stupendi non potevo frullarlo dal finestrino.
Arriviamo a Tabriz, ma prima di scendere la simpatica famigliola dice all’autista di accompagnarmi all’albergo, quello fa capire che il suo compito consiste nell’andare da stazione a stazione non è taxi di città, niente, la famiglia a sempre ragione e costringe il felicissimo omino a portarmi in albergo in pieno centro, certo non è lontano ma…non conoscevo il traffico iraniano, almeno fino ad oggi.
C’abbiamo messo più per arrivare in albergo che in città, l’autista era livido in volto ma io dopo 13 ore ai confini della realtà ero davanti all’Hotel Mashhad Guesthouse.

Andrea, Tabriz

sabato 21 novembre 2009

Solo per puntualizzare...

Sono QUI da tre giorni, dopo la Turchia e prima del Pakistan, vorrei postare foto e quant'altro ma la "rete" da queste parti fa un pò i "capricci"!!!!! mah...
A breve novità.

p.s. però il paese e la gente sono stupendi.

Andrea, Esfahan, Iran.