"Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché.
I loro desideri hanno le forme delle nuvole."

Charles Baudelaire

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mercoledì 5 ottobre 2011

Di tutto un pò

...novembre/dicembre 2010
In questo periodo durante la settimana ci occupiamo spesso della casa, come detto Daniela la sta vendendo e a Dicembre c’è l‘asta.
Due giorni a settimana la casa è aperta al pubblico per le ispezioni, si prende un appuntamento con l’agente ed il sabato e la domenica si visita, quando noi non ci siamo, quindi per venerdì sera la casa deve essere tirata a lustro ed il prato tagliato.
Erano 10 anni anni che in Australia non pioveva, l’estate la temperatura arrivava a più di 45°, l’erba era secca, il consumo d’acqua fortemente contenuto, pochi litri al giorno a testa, non si poteva innaffiare o lavare la macchina, bbq vietati, la situazione era grave a tal punto che il governo decise di costruire dei desalinatori per poter utilizzare l’acqua del mare, una spesa astronomica fortemente criticata che non è mai servita.
Fu nel 2009 che ci fu quell'incendio che spazzo via parte dello Stato di Victoria, 4.500 km² distrutti e quasi 200 persone morte, per non parlare dei danni ambientali ed animali.
Migliaia di persone hanno perso tutto ciò che possedevano, compresi Miky e Megan, Sally e Rioso e Vicky.
In quell'incendio ci capitarono in mezzo, a Kinglake, mentre le fiamme arrivavano come asteroidi infuocati, loro fuggivano di casa in casa, da vicino a vicino, spaccando le finestre e sperando che il vento girasse mentre tutto intorno ardeva, fortunatamente alla quarta casa fu così.
Riuscirono a raggiungere il posto di raduno della città passando tra corpi carbonizzati e macchine in fiamme, l’inferno.
Alcuni si salvarono nei modi più assurdi, rimanendo in un ruscello o dividendo la tana di wombat, fu una tragedia che il paese ancora porta nel quotidiano. I sopravvissuti persero tutto ma il governo fece in modo di aiutarli concretamente dando un anno di affitto gratis a tutti e il successivo a metà prezzo, e per chi possedeva una casa gli venne ricostruita entro due anni (anche grazie alle assicurazioni).
La popolazione non fu certo da meno, anzi, in ogni città si crearono enormi centri di raccolta dove tutto ciò che era stato perso si poteva riavere gratuitamente, grazie alle ingenti donazioni della gente comune da tutto il paese, dalle forniture d’arredo ai vestiti, dall’elettronica alle automobili, al cibo… fu una cosa straordinaria tutti riebbero almeno le cose materiali perse, anche di più.
Nel giro di due anni tutto appare normale (un po’ come a L’Aquila no??), tranne gli occhi di chi racconta quei momenti.
Fortunatamente ora non è più così, piove abbondantemente qui in Victoria nonostante sia estate, i dam sono pieni, l’acqua si può utilizzare senza limiti e l’erba cresce felice…ed io la devo tagliare una volta a settimana, quasi un acro con quel maledetto arnese, lawnmower!!!
Quindi mentre Daniela si occupa delle pulizie io mi occupo di sistemare la casa ed il giardino, questo è davvero faticoso L.
Oltre a questo ci stiamo preparando anche per l’FRL, il festival di tre giorni che si tiene a Bilyana, un anfiteatro naturale vicino Eldorado, north Victoria, oltre che aiutare Daniela con il mercato avrò anche la possibilità di lavorare nel Chai Tent, non si arriva mai a fine mese J.
I giorni passano intensamente ma per una cosa riusciamo sempre a trovare il tempo, cucinare (Lino dimagrisce e io ingrasso J).
Da troppo non cucinavo qualcosa, tranne i maledetti noodles istantanei, quindi finalmente posso dare sfogo ai miei desideri (anche se Daniela da buona italiana ci tiene alla sua cucina), praticamente non si mangia mai fuori, questa casa ha bisogno di regole, ed il cane non mangia più scatolette, gli cucino io!!!! (sono appena arrivato in un paese occidentale e già non mi sopporto più).
Solitamente facciamo la spesa vegetale a St. Andrews  il sabato ma durante la settimana anche ai shops vicino casa, a MacAdam square, cercando per quanto possibile di evitare Coles o Woolworths che praticamente hanno il monopolio del cibo “multinazionale”…tutto il mondo occidentale è uguale; la mattina io e il fido manzoLino ci dirigiamo verso i shops ovviamente lui sosta un minuto dalla sua fidanzata ma con poche speranze visto che in questo paese tutti gli animali domestici (non essendo australiani) devono essere registrati e “impossibilitati alla riproduzione”, sempre che non si abbia un permesso, poi dedica un pensierino nello splendido prato tagliato del vicino (mentre io lo chiamo da dietro un albero cercando di non essere “sparato”) e poi si arriva in piazza, lui va dritto dal butcher  (si pronuncia buccia, la prima volta che ho sentito questa frase io vado dal buccia, pensavo fosse un amico di Daniela, tipo il patata, il zucchina, il buccia…invece è il macellaio, ha riso per mesi, ignoranza senza confini J), mentre io prendo le cose nel negozio biologico quando esco lui ha già in bocca un osso di dimensioni abnormi, credo di dinosauro, che a stento tiene tra le fauci, non posso nemmeno entrare a prendere la carne che già vuole tornare a casa, è proprio un ciccione, per questo ci capiamo J.
I macellai sono uno spasso e adorano Lino rimpizzandolo di ossa quotidianamente, come sempre capisco la metà di quel che dicono quindi ci facciamo sempre un sacco di risate, ovviamente loro parlano sempre di cose un po’ spinte (inutile tutti uguali in tutto il mondo), però la carne è inimmaginabile, questo in tutto il paese, mai mangiato in vita carne più buona e decisamente a buon prezzo come quella australiana, anche se non la mangiamo molto spesso visto che quasi tutti gli amici sono vegetariesi e durante la settimana c’è sempre qualche gradito ospite, a pranzo o a cena.
Tutti passano durante la settimana specie quelli  che hanno un lavoro “normale” tipo Tommy l’irlandese che manovra scavatrici, o Vicky la greca insegnante di inglese nella più importante grammar school della città, o Sharni con la piccola Malika, quest’ultime vengono spesso da Daniela, è come una sorella maggiore per lei e si confidano molto visto che Daniela ha una certa esperienza con i bambini, è anche insegnante per extra lessons nella scuola Steiner Sophia Mundi di Melbounre, quindi, essendo Sharni mamma single di 23 anni trova in lei un’affidabile e competente confidente.
Prima di partire per Frl grazie alla gentile concessione meteo ci siamo organizzati per un camping in un luogo davvero splendido, il Wilsons Promontory National Park,  il parco nazionale più a sud dello Stato proprio di fronte alla Tasmania.
Sulla strada per la penisola gruppi di canguri ed emù ovunque, una natura incontaminata e lussureggiante, intorno il mare…
L’entrata costa circa 20$ se non erro, poi ci si trova immersi nel wild, solo piazzole di terra tra gli alberi sparse in diverse zone, la struttura con bagni e docce sulla collina, 4 tende che si possono affittare per gruppi senza attrezzature e poi nulla, solo natura, un paradiso.
Ci sono moltissimi walks da fare tutto intorno alla penisola, alcuni durano giorni e bisogno essere attrezzati, maggiormente sono le comitive scolastiche in vacanza ad effettuarli con i loro maestri/e, tra cui Vicky J.
Nessuno si aspettava di vederla con la sua classe in camping, Vicky!!!!
Siamo rimasti a bocca aperta, non è tipo…
Noi ovviamente ci siamo piazzati con i van tutto intorno all’area ed in mezzo abbiamo montato lo stall come spappolatoio, per il resto assoluto relax tra mare e natura, durante il giorno anche se l'acqua era gelida era impossibile resistere; durante la sera ci si ritrova tutti insieme per cantare, suonare chitarre e percussioni, in mio onore anche la fiera dell’est di Branduardi eseguita magistralmente da Miky, lui è belga e solo da 10 anni si è trasferito in Australia dopo una vita di viaggi e questa canzone gli ricorda quando era ragazzino e l’ascoltava per radio…anche per me tanti ricordi.
Questo è un luogo davvero unico, durante il giorno siamo circondati da parrots multicolore e uccelli di ogni genere, durante il tramonto fanno capolino i splendidi wombats, sono adorabili, dopo lo yak sono di nuovo in love per un animale, è troppo bello…
Non sono mai stato tipo da camping ma qui in Australia è una cosa comunissima e da quando sono arrivato non facciamo altro, se poi hai la fortuna di avere un comodissimo van accessoriato, anche se in maniera spartana, di tutto il necessario beh, non hai davvero bisogno d’altro, unico.
Purtroppo l’idillo dura solo 2 giorni, due giorni inimmaginabili, belli, il terzo comincia a piovere (comincio a pensare di essere io) e decidiamo di tornare tutti a casa L.
Nemmeno una settimana e siamo di nuovo on the road, destinazione Eldorado.
Lungo la strada non faccio altro che notare la quantità di cartelli che popolano le strade australiesi, oltre  all’abbondanza di quelli stradali, addirittura che indicano la velocità con cui bisogna fare le curve (tutte le curve del paese), ci sono quelli che avvertono di stare attenti a questo animale o a quest’altro o a tutti insieme,  ma quelli che mi saltano maggiormente all’occhio sono quelli un po’ terrificanti, del tipo “se corri muori” con una bara disegnata, “non bere alla guida stupido!” con immagini parecchio forti, “attento al motociclista se non lo vedi lo uccidi” con un incidente mortale nell’immagine, “droga, alcool, velocità e fatica ti uccidono” con esposta la macchina demolita nell’ultimo incidente, “vai piano stupido!” con una giovane ragazza morta, ect..…ci credo che tutti rispettano i limiti, mi fa paura anche prendere la macchina a me…ma il motivo è un po’ più serio, questa è la politica adottata dal governo ormai da anni per fronteggiare i molti incidenti stradali causati specialmente da alcool e droghe che affliggevano questo paese dall’animo anglosassone.
Anche se campagna piuttosto cruenta è riuscita a diminuire drasticamente il numero di incidenti, grazie anche ai ferrei controlli e alle salatissime sanzioni, insomma se bevi o ti droghi dormi in macchina e vivi, grazie.
Finalmente arriviamo, il primo festival senza timore di pioggia.
Il luogo nemmeno a dirlo è bellissimo, vicino ad un fiume in mezzo al nulla, l’organizzazione già è operativissima, tre aree per la musica già montati in tre differenti zone, gli stand del cibo e il bar già operativi, così come il chai tent (è praticamente il luogo più frequentato nei festival australiani, più del bar), i bagni dei “poop brothers” quasi finiti (tradotto fratelli mer…così si chiamano gli inventori ed installatori di questi particolari bagni “biologici” che montano in tutto il mondo!), insomma manchiamo solo noi del market.
Una volta decisi i posti e montati gli stall mi dirigo da Twed, la padrona del chai tent, per discutere del lavoro e accordarmi sui miei turni, si lavora in parecchi li.
In serata arrivano tutti i nostri amici e sin dalla prima sera trascorriamo il tempo con loro e conoscendo tutti gli altri, poi nanna.
Il festival prende subito vita, si alternano più di 70 artisti e ci sono circa 2000 persone ma niente caos, niente disordini, solo divertimento allo stato puro, tanti bambini che cominciano ad animare gli spazi e sorrisi, tanti sorrisi.
Noi cominciamo anche a lavorare ma non è uno di quei posti dove la gente viene per acquistare, specie vestiti anzi, qualcuno nemmeno li porta,  come molti festival è più un luogo di aggregazione e condivisione assolutamente pacifico e tranquillo.
Inizia anche la mia avventura lavorativa ma dalle prime ore capisco che non sarà facile, il caffè in Australia ha poche sfumature e parecchi nomi: caffe latte, flat withe, cappuccino, moccaccino, baby chino, double shoot, normal black, double black, macciato (non è un errore), con cow milk, soy milk, ect…non che non conosca la materia, anzi, dopo 5 anni di scuola alberghiera e 15 di lavoro tra bar, alberghi e ristoranti qualcosa avrò imparato, il problema sta semplicemente nella creazione dl prodotto.
Innanzitutto non ci possono essere tre persone che lavorano simultaneamente alla macchina del caffè per farne uno, nonostante ci siano 50 persone in fila, poi non si può riempire il braccetto di caffè fino a farlo straripare per poi pressarlo fino all’esplosione della macchina stessa con derivante bruciatura del prezioso liquido nero, oppure munirmi di un termometro da immergere nel latte per “l’esatta temperatura”, per ogni caffè??? Non ci siamo.
Per che cosa poi?? Tutti in questo paese bevono il caffè con latte schiumato in un bicchiere da mezzo litro, che si chiami come ti pare sono esattamente tutti fatti nello stesso modo (tranne l’espresso che è senza latte e poco meno di mezzo litro), cioè un cappuccino, l’unica differenza sostanziale sta nello spolverare con il cacao oppure no, punto.
Ah, santo tempo perso…l’unico momento di soddisfazione è durante il turno serale quando ci siamo solo io alla macchina del caffè, al chai e ai tè, ed il socio di Tweet che prende gli ordini, easy J.
Ho provato a prendere anche gli ordini ma molto spesso non riesco a capire o scrivere i nomi, ma il problema si è risolto attribuendo ai simpatici clienti nomi personalizzati; 3 caffe latte for batmaaaan, 2 cappuccino for bob dylaaaan, giggiiii were is giggiiii, your black coffeeeee.…e così via…J.
Durante il giorno fa caldo e fortunatamente il fiume è proprio dietro di noi, in molti passano il pomeriggio al fresco facendo le attività più disparate, dalla musica, allo yoga (onnipresente), al chanting, oppure semplicemente all’ombra vicino la riva o a fare il bagno, chi nudo chi meno, uomini donne o bambini, non c’è la minima vergogna da parte di nessuno, senza il minimo esibizionismo o erotismo, assolutamente, in tutti c’è un senso molto umano riguardo alla nudità, una sorta di rispetto e indifferenza, più vicino alla normalità e mai alla volgarità.
Ad essere sincero non ci sono abituato e devo dire che mi lascia piacevolmente indifferente nei confronti degli altri, ma aiuta me stesso ad essere più in armonia con il mio corpo, non lo avrei mai creduto…
Verso sera, con il fresco tutta l’area si popola, la musica comincia a suonare sempre di più e il piazzale comincia a colorarsi di ragazzi che ballano e bambini che si divertono con i devil sticks, i poi (come quelli del fire twirling), gli hula hop che qualcuno mette a disposizione per tutti, e ancora maschere e trampolieri...è fantastico.
Poi la sera tutti scatenati sotto il palco centrale a ballare e cantare, anche noi una volta chiuso, tutti insieme ci ritroviamo a godere delle serate...wow, mai visto tanto sano e semplice divertimento.
 Questo primo festival senza fango finisce e mi dispiace, l’atmosfera è stata piena di energia positiva e tante cose vissute, ma dobbiamo tornare a casa, Daniela deve partire per una settimana destinazione Thailand, serve stock per il prossimo appuntamento,  confest,  il prossimo Natale, ed io...in teoria dovrei lasciare il paese perché il visto scade tra una settimana ma abbiamo deciso di provare ad estenderlo senza dover uscire e poi rientrare, non posso lasciarla sola con tutto questo lavoro…no??? J
Speriamo bene…

Andrea, Melbourne, Australia

domenica 2 ottobre 2011

The place to be

...novembre 2010
Ripartiamo da Sydney all’alba dopo aver schiacciato un pisolino sui sedili davanti (il van era troppo incasinato da svuotare) parcheggiati davanti una casa in città, eravamo davvero stanchi.
Tornando verso Melbourne Daniela decide di fare una piccola deviazione e facciamo una visita veloce a Tilba Tilba, nel Gippsland, graziosissima cittadina nata nei tempi della febbre dell’oro, ora con la sua splendida natura circostante, è divenuto un luogo piuttosto turistico abitato da artisti, artigiani di pelle o legno e fattorie di formaggio e prodotti  vari, devo ammettere un po’ strana ma assolutamente carina, il paesaggio poi parla da solo.
In fine ci dirigiamo verso casa passando per la costa, accompagnati dal sole che lento tramonta sul mare…finalmente a casa.
 La stagione in Victoria entra nel vivo e sulla costa iniziano i mercati settimanali fissi quindi la settimana comincia ad avere una sua pianificazione.
Domenica si alternano  Anglesy e Torquay, sulla great ocean road, il martedi sera sempre a Torquay ma organizzato da altre persone in una diversa location, più piccolo ma molto più carino e con musica,  il sabato St Andrews, a dire il vero quest’ultimo è il mercato stabile, c’è tutto l’anno ed è anche lo storico mercato hippie situato nella yarra valley,  praticamente gestito dalla comunità locale e dai stallholders che durante la settimana se ne occupano, Daniela lo fa da 10 anni, una seconda casa praticamente ed è proprio qui la base di molti dei suoi amici, è come una grande famiglia.
Il sabato tutti vengono qui a fare le loro spese e a trascorrere una giornata piacevole, le “mercanzie” sono le più varie, si va dai prodotti biologici a quelli alternativi, dai massaggi di ogni genere ai prodotti fatti a mano, dai gioielli ai vestiti, dai giochi per bambini alle cianfrusaglie di ogni genere, ma è più che altro un modo per ritrovarsi, ci si conosce praticamente tutti dalle diverse parti della città, alcuni ci si spappola a chiacchierare sotto il chai tent per appunto un chai o un caffe, altri suonano percussioni o strumenti sul prato adiacente, si fa yoga, i bambini giocano e si divertono in giro, insomma è un posto davvero idilliaco.
Qui Sally e Rioso, Miky e Megan, Dean e Marni, Penny, Salvador (si chiama Salvatore, siciliano allucinato) hanno lo stall, Amit fa busking  suonando il suo strano strumento che è come uno doppio  “wock volante”, ed altri come Tommy, Vicky, Sharni e la piccola Malika, Daniel, vengono semplicemente a trascorrere il tempo dopo la settimana di lavoro e ritrovarsi tutti insieme.
Tutti sono personaggi davvero particolari e descrivere le loro personalità sarà complicato…
A questi appuntamenti ci si aggiungono anche i mercati organizzati nelle suole steineriane (che in Australia sono particolarmente presenti e considerate, meriterebbero un post a parte) e i festival che ovviamente non mancano mai.
Insomma si lavora va!!! J
Trovo interessantissima questa esperienza nei mercati, è divertente e molto stimolante,  è anche vero che io lo sto facendo “a tempo” e con la curiosità di un “ospite”, ma devo dire che è tutt’altro che leggero; solitamente la sveglia è intono alle 4,30 del mattino, (ovviamente tutto è preparato il pomeriggio prima) poi almeno un’ora (tranne st andrews) per arrivare sulla costa entro un certo orario, svuotare il van, montare lo stall e sistemare tutto prima delle 9, orario in cui solitamente aprono, poi il pomeriggio si finisce alle 3, le 4 quindi rismonta tutto, ricarica il mezzo e riparti; naturalmente dall’apertura alla chiusura c’è il lavoro in mezzo, parlare con la gente, sistemare continuamente tutto, stare in piedi sempre.…insomma richiede una presenza totale per tutta la giornata.
È un lavoro pesante vero ma il solo fatto di essere comunque sempre all’aperto sotto il cielo celeste (quando non piove porco…), davanti al mare o a una collina, su un prato, con gente piacevole e amici tutto intorno, ripaga ampiamente, oltre agli introiti naturalmente che alle volte sono davvero elevati….alle volte meno.
Nonostante tutto in queste prime settimane troviamo modo tra un mercato e l’altro di girare un po’ alla scoperta della città e della costa, Daniela organizza sempre qualche breve “tour” per farmi vedere tutti i luoghi più interessanti e quelli a cui lei è affezionata, in primis Melbourne, dove è nata.
Passeggiare per questa città è davvero uno spasso, tutto è efficiente, educato, pulito, facile, gli edifici interessanti e l’atmosfera in alcune zone a tratti europea.
Come ad esempio Carlton, la zona degli italiani, anni fa era esclusivamente il quartiere dei wogs, così li chiamavano gli australiesi gli immigrati, anche quelli greci o libanesi, ora è un quartiere fighetto dove tutto è made in italy, i ristoranti con tavolini sul marciapiede,  negozi di vestiti, di bici, di auto, alimentari che sembrano boutique, vini, insomma ora una delle zone più in della città; oppure Fitzroy il quartiere più giovanile, undergrund, con i suoi localini, ristoranti più alla portata, negozi di tendenza e musica, tanta musica in Australia…lo storico Victoria market, un enorme mercato per lo più alimentare coperto, un tempo “sede commerciale” esclusivamente di italiani e greci, ora il 90% dei banchi sono gestiti dagli asiatici, non che non si trovino ancora prodotti italiani ma quando abbiamo chiesto il perché di questo ammutinamento etnico ad una delle poche signore greche che ancora ha la sua attività lei ci ha risposto italiani?? Eh, ormai sono tutti morti, i figli sono ingegneri dottori, mica vendono al banco…eh, che peccato dico io, non riesco ad immaginare come potesse essere colorito questo luogo qualche decennio fa.
Ad ogni modo la ciriola con la mortadella non ò male J.
Trovo questa città, nonostante non abbia il fascino o la storia di una capitale europea, estremamente interessante, bella e vivibile, lo avverti anche da quella mancanza di frenesia e di stress comune delle grandi capitali, mi piace davvero.
Parlare della bellezza delle coste mi pare riduttivo, un paio di volte ci siamo permessi, subito dopo il lavoro, dei mini camping-tour in giro per la costa, anche con il suiLino, lo splendido labrador che ho deciso di mettere a dieta, siamo andati prima a Sorrento e Portsea dove Daniela trascorreva sempre le vacanze con la famiglia e dove tuttora la madre e le zie vanno a prendere la tintarella, si trovano sulla punta della baia di Melbourne,  spiagge immacolate e  acqua decisamente pulita ma soprattutto no squali, ma delfini…wow.
Il posto è  particolarmente bello e ancora una volta abbiamo passato ore magnifiche,  specie quando all’ora di cena io e Lino aspettavamo il fish’n chips, un must, se sei in australia specie al mare devi mangiare pesce e patatine fritti!!!
Fortuna che la cucina australiana sta avendo forti influenze italiane e asiatiche altrimenti con la loro alimentazione si morirebbe giovani!
Oppure la great ocean road dove ci sono i famosi 12 apostoli  (erano 12 ormai stanno rimanendo in pochi), dalla parte opposta della baia, luogo di surfisti per antonomasia e location assolutamente più scenografica, proprio in quella occasione abbiamo fatto camping con Miky e Megan in un National Park proprio li sopra, il tempo era pessimo e il luogo piuttosto wild ma abbiamo avuto la fortuna di vedere due koala in cattività, madre e figlio su un ramo,  non comune da vedere ero molto emozionato ma non ero il solo a non averli mai visti.
Sono felice di essere qui e ringrazio di aver incontrato Daniela nel mio viaggio, nella mia vita….se penso a quel che ho fatto e sto facendo di una sola cosa sono assolutamente convinto…
...per la prima volta nella mia vita sono esattamente dove dovrei essere.

Come scrivono sulle targhe?

Mebourne, Australia

sabato 1 ottobre 2011

Primo impatto!

...ottobre 2010

Arrivo all’alba all'aeroporto di Melbourne e Daniela è li che mi aspetta col van, finalmente ci rivediamo dopo mesi.
Subito ci dirigiamo  verso casa sua ma prima decidiamo di fare un rapido giretto per il centro città, i suoi amici Daniel e Nikki ci aspettano per il caffè.
Per le strade verso il centro passiamo per alcuni sobborghi e mi rendo subito conto della differenza con Perth, sembra tutto un po’ inglese, quasi di epoca  vittoriana….e certo, siamo nello Stato di Victoria?
Il feeling è da subito positivo, mi piacciono gli edifici, il verde che incontriamo e lo Yarra river che attraversa la città, tutto è ancora addormentato, placidamente, come me.
Dopo le presentazioni ed un veloce caffè con i ragazzi ripartiamo verso casa, avremo solo il tempo di riposarci un pò e prepararci per partire verso il New South Walles per il Global Carnival festival di Bellingen, il giorno dopo, 1500 km!
Arriviamo a Croydon sobborgo a nord della città, è qui che Daniela vive ma ancora per poco, ha deciso di vendere casa e cambiare un po’ stile di vita visto che ora il figlio è grande (20 anni) e da sola non ce la fa a mantenerla insieme a quasi un acro di giardino….wow, la casa è stupefacente, prima abitazione della zona datata 1900, era la dimora del proprietario terriero dell’epoca, tutta in legno, semplicemente bellissima.
Conosco e saluto Jackson il figlio di Daniela anche lui freneticamente in preparazione, domani parte per la Thailandia,  Lino l’adorabile e affamato labrador e i gatti venus, 16enne senza voce, e kevin, chiamato però  il “fucker”, solo poi scoprirò il perché… il tutto si consuma piuttosto velocemente e cominciamo a preparare il van, domani si parte.
Non avrei mai pensato che in un VW Transporter potesse entrarci tutta quella roba, in più è anche attrezzato con un letto che per i prossimi 7 giorni sarà anche la nostra casa, al momento non si vede perché totalmente coperto ma…ma dove ci metteremo???
Arriviamo alla sera stanchissimi, dopo cena a nanna.
Il giorno seguente finiamo i preparativi e si parte, sono assolutamente eccitato, mi ritrovo catapultato qui in un van verso un festival in uno Stato a 1500 km di distanza senza avere la minima idea di cosa si tratta; vero, Daniela mi ha parlato spesso del suo lavoro e di questi eventi ma davvero non so cosa pensare, faccio domande, parlo parlo e dopo tre ore…guida! Cosa? Dobbiamo guidare 2 giorni non penserai che lo faccia da sola? Ma veramente non guido da un anno e dovrei farlo in un paese che non conosco dove si guida a sinistra?
Sono al volante, inizialmente un po’ impacciato ma dopo una mezzora comincio a prendere le misure, fortuna che siamo su un freeway piuttosto spazioso e desertico anche se a dire la verità sono un po’ preoccupato…lei no!!!
Tranquilla seleziona la musica, parla al telefono e fuma...ah, femmine!
Ci fermiamo vicino ad un lago e facciamo uno spuntino proprio sulla riva; tutto è attrezzato con tavolini, bbq, bagni (carta igienica), parcheggi; tutto è pulito, composto,  molte persone fanno pic nic o pescano, i bambini  giocano, è splendido.
Ripartiamo e appena comincia a fare buio ci fermiamo in un rest area (queste “piazzole” nei pressi delle strade dove ci si può fermare gratuitamente per riposare, rifocillare o dormire la notte), ovviamente super attrezzato in mezzo al nulla; mentre cerchiamo un posto dove sistemarci per la notte intravediamo un van bianco, Daniela pensa di conoscerlo e in effetti quando scendiamo troviamo Miky, Megan ed il piccolo Elijah, suoi amici, anche loro stanno andando al festival ma che coincidenza beccarli nello stesso rest.
Ceniamo tutti insieme poi prepariamo i van, cioè noi perché il loro stock è tutto sistemato sotto ed il letto sopra essendo più grande, noi dobbiamo tirar giù un po’ di sacchi, tavoli e fraccarci nello spazio consentito dai vestiti appesi.
È la prima volta che dormo in un van e per giunta mezzo pieno J.
La nottata non è stata terribile come immaginavo, il letto è comodissimo ed il piccolo materasso davvero hi-tech.  Dopo una colazione veloce ripartiamo, un’altra giornata di viaggio, un’altra notte in strada e la mattina seguente arriviamo nella cittadina di Bellingen.
Sembra uscita da un film, è davvero graziosa, facciamo un giro veloce un po’ di spesa e andiamo fuori città dove si tiene il festival.
L’area è un enorme prato tra le colline, nel mezzo c’è il palco principale, intorno da un lato hanno attrezzato un bar, a seguire il mercato, gli stall con il cibo, l’area dedicata ai bambini e ai workshop, un po’ distante l’area camping; chi partecipa a questi festival solitamente arriva qui con il biglietto per tre giorni o per tutta la durata dell’evento comunque quindi c’è sempre un’intera area adibita per camping con bagni, docce ect....
Arriviamo e troviamo uno spot nell’area del market, montiamo lo stall  parcheggiando il van proprio attaccato e cominciamo a preparare per il giorno dopo quando aprirà al pubblico; è la prima volta che faccio una cosa simile ma devo dire che è abbastanza faticoso e mi chiedo come Daniela trovi tutta l’energia per farlo da sola.
La serata la trascorriamo girando e facendo conoscenza con le persone in giro e chiacchierando con Miky e Megan, ma si conclude presto, siamo tutti stanchi e e si torna nei rispettivi van o tende, noi finalmente avremo il nostro vuoto e tutto lo spazio a nostra disposizione.
La sensazione iniziale è assolutamente gradevole e l’atmosfera molto positiva, bello davvero.
L’indomani cominciamo subito a lavorare, arriva gente, tanta,  tutto è in fermento; la musica comincia presto sin dal mattino dove diversi gruppi e generi di musica si alternano, così come i corsi di  yoga e gli intrattenimenti per i più piccoli, l'area con monaci tibetani che mostrano i loro sand painting ect... tutto prende subito colore ed io rimango subito rapito dalle persone che girano intorno, di ogni genere, famiglie, ragazzi di ogni tipo, alternativi per lo più, dai profumi che provengono dai stalls che preparano cibo di ogni tipo di cucina, maggiormente thai, messicana, italiana, indiana e PIE!!!
Cominciano per noi anche le vendite, le prime donne iniziano ad inquadrare l’articolo dei loro desideri, Daniela è bravissima anche se capisco poco quando parla a raffica con loro, ma si vede subito che il suo modo di fare così sincero e solare rapisce gli interlocutori e così iniziano le prove di camice, pantaloni, tra esclamazioni femminastre del tipo  gorgeus, divine,  so cute….mamma miaaaaaaaaaa!!!!
Vista la mia apparente impossibilità di aiutare le  “possedute” per via delle lacune linguistiche cerco di dirigermi fuori dove abbiamo “l’esposizione” per i bambostri (voodoo dolls e altre cosine per bambini)  quei piccoli comunisti non fanno altro che toccare tutto con le loro manine sante ma sporche di ketchup ed il mio dsiderio è quello di spezzargliele ma…no, Daniela ha trovato comunque il modo di farmi partecipe nelle vendite, le donne hanno visto la camicia che indosso (non è che i miei vestiti durano in eterno), che ovviamente ho prelevato dallo stock del mercato e la vogliono..si proprio quella che ho indosso io, sta così bene a lui…è stata la fine, da li ogni camicia ogni pantalone che indossavo è diventato un must per le donne diciamo…più abbondanti, tra le risa e le prese in giro di Daniela (maledetta), ma l’importante comunque sono i ricavi e alla fine questa prima giornata è andata davvero bene, un pochino anche grazie a me :-D
Verso sera comincia a piovere, non ci voleva, chiudiamo presto e dopo qualche chiacchiera andiamo a nanna ma durante la notte si fa ancora più insistente  tanto che decidiamo di alzarci e controllare le condizioni; appena apro la porta mi accorgo subito che la situazione è grave, su un lato del tetto dello stall si è fatta una bolla d’acqua piuttosto preoccupante, con le mani la svuoto facendola cadere da un lato esterno, tutti i vestiti e gli accessori sono nel mezzo speriamo bene, Daniela è molto preoccupata, se si dovessero bagnare addio stagione.
La pioggia è forte ed incessante ma torniamo a dormire con la speranza che finisca.
La mattina all’alba ci svegliamo e…la bolla della notte si è riformata ma mooolto più grande, provo a toccarla ma è troppo pesante e lo stall per quanto solido rischia di collassare se insisto.
Panico.
Usciamo fuori e tutti sono in giro, tutto è infangato e molti dei stalls dall’altro lato totalmente allagati, la gente è preoccupata…
Io non so davvero come fare per quella bolla non ho davvero idea e siamo allarmatissimi.
Il nostro vicino di stall, piccolo australiano vero sui sessanta venditore di scarpe e giacche di pelle di canguro,  guarda la nostra bolla anche lui preoccupato e dice ci penso io.
Dopo pochi minuti torna con un pezzo di tubo nero, quello per ricoprire i cavi, mette un lato del tubo sul tetto e mi dice tira!
Eh???
Io comincio ad aspirare come se dovessi rubare benzina, ma niente, il tubo è molto grande e non ce la faccio.
Ci prova lui e dopo un paio di boccate e principi di vomito l’acqua comincia a scendere dal tubo.
Grande gli dico, mentre tutto rosso e mezzo infartato lo passa a me e si va a sedere… 
Daniela comincia a calmarsi, la moglie del vicino la porta con se nella sua tenda e ci prepara la colazione mentre io finisco di svuotare  l’acqua a mano ed evitare che tutto si rovini.
Sono davvero carini i nostri vicini, ci trattano come figli e pensare che a prima occhiata ci sembravano un po’ strani…mai giudicare, mai, ancora non imparo…
Piove ancora moltissimo, la situazione è assurda e tutti sono molto preoccupati, nel pomeriggio la notizia, stato di emergenza nazionale bisogna sgomberare l’area.
(la foto è dell'ABC)
Arrivano polizia e vigili del fuoco, le precipitazioni sono anomale e le previsioni dicono che sarà sempre peggio, il fiume si sta ingrossando e verso sera si rischia di rimanere bloccati qui tutti devono evacuare ora.
Mentre Daniela sta con i nostri vicini io comincio piano piano a sistemare tutto con estrema cautela cercando di non rovinare nulla.
Dopo qualche ora siamo pronti per lasciare la zona (le mie scarpe lo hanno già fatto!), molti sono costretti a farsi trainare dai trattori e 4x4, noi fortunatamente riusciamo ad uscire senza problemi, salutiamo tutti e ripartiamo verso casa.
Guidiamo dritti fino a Sydney senza sosta lasciando il più velocemente possibile il maltempo alle nostre spalle in silenzio ascoltando le notizie per radio; arriviamo verso sera stanchi e un po’ avviliti ma ci concediamo comunque una breve passeggiata per la città, un paio d’ore giusto per mangiare qualcosa e smaltire le emozioni, questo doveva esser un grande evento invece abbiamo appena coperto le spese del viaggio e io sono un po’ avvilito (per chi fa questo mestiere i pochi mesi della stagione sono fondamentali), ma Daniela no, lei è sempre positiva e sorridente, non fa niente mi dice, la stagione è appena iniziata.

Che donna...

Andrea, Sidney

sabato 24 settembre 2011

North East Party House!!!!!

Mi hanno fatto dannare a casa di Daniela con le loro prove quotidiane ma....sono così bravi e carini che...non posso dire nulla, un piacere sopportarli.
 :-)
fun....

Go guys, go....

..allora mambooooooooooooooooooooooooooooooooooo

....si può fare!!!!

Cosa possono fare un pugno di 16enni "steineriesi" (vedere Steiner school) con 300 euro, talento (tanto), passione,  semplicità e gioia????
Vincere un contratto come miglior gruppo emergente per Triple j?
Registrare un CD?
Fare tour per tutto il paese?
Avere un manager di 21 anni (Jackson Shoe - Brunelli - leader dei North East Party House)????
Non è possibile, è solo un sogno, una favola, una Chimera......
Bello però...

Good luck guys!!!


lunedì 11 luglio 2011

Oz chiama brood, rispondi brood...

soggiorno australiano, Settembre 2010, un pò in ritardo...

Eccomi qui sul mio primo aereo dopo mesi di polvere, caos, bus, galline, treni, scatole, camion e trabiccoli di ogni inimmaginabile genere; lascio Bali con pensieri contrastanti, maggiormente positivi ma diversi dal solito.
Sull’aereo che mi porta a Perth popolazione bianca, metà palestrati e tatuati, biondi, un pelo maleducati, l’altra metà corpulenze di stampo occidentale, obesità, “benessere” da snack e fast food, bimbi isterici e genitori ancor peggio, in pochi umani…osservo dal finestrino tutta la terra che lascio, l’Asia, il Medio Oriente, l’Europa, leggo tra le mani le ultime pagine del libro “in Asia”…la prima sensazione è di timore, per la prima volta.
Come destinazione un paese occidentale moderno e tranquillo ma assolutamente sconosciuto…a stento trattengo le lacrime e l’unico pensiero è quello di scendere e ripensarci ancora un po’ ma è tardi.
Cullato stretto dalla miriade di pensieri e ricordi trascorsi mi tranquillizzo, in men che non si dica mi ritrovo a terra, non c’è tempo per le emozioni.
I controlli sono la prima frustrazione, sull’aereo passa un foglietto da riempire prima di atterrare, bisogna dichiarare tutto, possesso di soldi, alcool, tabacco, armi, legno, piante, batteri vari…(quelli molti), Daniela mi aveva avvertito ma io da bravo italico furbastro ho omesso “qualche” pacchetto di tabacco in più, oggetti di legno ecc…
Naturalmente al primo posto, quello del controllo passaporti, mi fermano e mi fanno attendere.
Gli unici due “fermati” siamo io con un passaporto europeo lievemente timbrato e un uomo abbastanza somigliante a me di chiarissime origini medio orientali.
Il “controllore” è gentilissimo anche se non capisco bene quel che mi dice, con i suoi modi rassicuranti e garbati entra ed esce da una porta che da in una stanza piena di pc e persone intente a controllare credenziali in maniera capillare, specie se sembri un rifugiato; osserva attentamente la foto nel passaporto, la mia faccia, il passaporto, la mia faccia…sorrido curiosamente….ebete direi.
E dire che dopo 6 mesi mi sono messo anche i jeans, la maglietta pulita e pettinato i capelli, certo la barba…
Dopo avermi chiesto dove vado, quanto intendo fermarmi nel loro paese, cosa intendo fare li, se ho soldi per mantenermi e ovviamente se non ho armi di distruzione di massa con me nel marsupio, dove intende alloggiare?
Amici, parenti o affini?? ci lasci un indirizzo? un telefono??
Un po’ stufo gli dico che i miei zii sono fuori dalla porta che aspettano ormai da 3 ore e se vuole può portarmi lo zaino e verificare di persona!
Sono in vacanzaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa!!!!!
Mi lascia andare ripetendomi con la mano sulla spalla tutto ciò che non posso fare nel paese con un visa turistico, comincio ad odiare le mani sulle spalle!!!!
Vada ai controlli ora.
ORA????? Ma fino ad esso cos’era???
Tutti quelli del mio volo (e degli altri) hanno praticamente terminato i controlli bagagli ed io mi ritrovo in una stanza enorme come un anger con tutte quelle strisce blu attaccate a dei paletti cromati che delineano il percorso per mettersi in fila…mio Dio!!!
Zig Zago tutto il percorso tentando di passare sotto le strisce ma..no, non si può!!, ma ci sono solo io e le ultime 4 persone in fila sono a 10 metri di distanza, perché ne devo fare 50????
Falli!!!!!
Ok.
Arrivo e sono praticamente l’ultimo, davanti a me il panico.
5 postazioni con raggi x per i bagagli, 10 persone con guanti blu che controllano tutto il contenuto delle valige di tutti passeggeri (due per postazione) compresa la busta dei panni sporchi, sono fregato!
Torno indietro con la scusa di cercare un bagno (così da togliere il tabacco dalla busta dei panni sporchi e scarabocchiare ancor di più la dichiarazione per comunicare l’aumento dei pacchetti)…no vada avanti, il bagno è dopo l’uscita.
Sono fregato, non ho paura certo non è nulla di grave, male che va te li buttano ma…perdere 50 dollari così no.
Tocca a me e mi chiama un tipo su un tavolino senza raggi x ne guanti, guarda il foglietto goffamente scarabocchiato e mi chiede se ho qualcosa da dichiarare.
Apro lo zaino e gli mostro i coltelli indonesiani fatti a mano e una scatoletta di legno comprati come souvenir, li osserva, controlla, farfuglia qualcosa in australopiteco e mi sorride, altro???
….beh…No!
Bene, enjoy my country.
Bene, se lo dice lei enjoio...
Sudato ma sereno intravedo dalla porta automatica d’acciaio dell’uscita i miei zii e le mie cugine con i bimbi che mi aspettano, finalmente terra!
Riabbracciare i miei parenti dopo circa 17 anni (e 3 ore) è stato davvero emozionante, strano anche, ma bellissimo.
Cosa si può dire dopo tutto questo tempo?
L’ultima volta che ci siamo visti praticamente ero un giovane adolescente “difficile” e pieno di tutta quella pesante confusione che tutti gli introversi hanno, e forse anche un po’ scemo.
Certo si è confusi sempre nella vita, chi non lo è, ma a 17 anni è ancora più complicato, il mondo, la vita, i rapporti, l’esistenza stessa, hanno un peso devastante per come li si intende in un paese “moderno”, o magari lo è stato solo per me…
Ad ogni modo dopo poco tutto ha preso una familiare direzione, zia Angelina ha preparato per l’occasione una lasagna da 18 kg, oltre a tutto il resto (Dio benedica l’Italia), e zio Giancarlo dopo avermi abbracciato e detto come và, mi dice domani ci facciamo sta barba però eh…musica per le mie orecchie...e per la mia ex pancia :-D.

La permanenza a Perth è breve, in due settimane devo essere a Melbourne da Daniela, abbiamo un festival in New South Wales.

Ovviamente a casa tutti lavorano e io passo il tempo un po’ con zio in giro e un po’ da solo ad esplorare il luogo “alieno”.
Dalla prima camminata in solitaria rimango “turbato” dalle anomalie.
Strade pulite, tranquille, case basse con giardino, piscina, prati ovunque, quiete, parchi, keep left, laghi, persone a fare jogging, maggiormente donne giovani con passeggini da jogging, bimbi che giocano felici, uccelli colorati (tanti), alberi, swan (cigni neri simbolo del W.A.), ed un senso di quiete ed ordine che non mi appartiene…è tutto bellissimo devo dire, anche se mi fa un po’ strano ne rimango piacevolmente colpito, mi manca un po’ il caos dell’Asia non lo posso negare.
Le mie cugine ogni giorno si alternano per portarmi in giro e farmi sentire a mio agio nonostante siano occupate con il lavoro; Antonella mi porta a vedere l’oceano e a soli 20 minuti da casa ci troviamo davanti il lungo mare.
Ancora prati, panchine, bbq, docce, strutture, tutto gratis naturalmente, spiagge enormi con persone che fanno sport, surf, ed il sole che scende lento sull’acqua, è il tramonto, il primo in terra australe…meraviglioso…poi locali, ristoranti ed una discreta giovane umanità che fa da cornice, stupendo.

Inutile, sono ancora un pochino stordito, non è semplice per la mia mente comprendere l’enorme contrasto con le realtà appena lasciate e quella in cui mi ritrovo catapultato.
La prima sensazione è di ordine assoluto, efficienza, così enormemente in conflitto con quella di pochi giorni fa che le mie capacità necessitano di tempo.
Fortunatamente Luciana ha una buona idea…invitarmi alla cena con i suoi amici al ristorante greco….è greeeco!!!!!!!!
Serata memorabile passata con lei, Marco (marito romano e romanista esagerato… mito assoluto), i suoi amici e l’atmosfera del luogo…bellissimo, credo sia stata la prima volta da quando sono partito che mi sono divertito così tanto, fantastico..!!!!
Il giorno dopo lo passiamo al nature riserve della città, con tutta la famiglia compresi i piccoli Federico, Clelia ed Eliano, adoro i piccolini, mi sento come lo zio venuto da lontano, mai visto prima ma a cui donano tutto il loro spontaneo amore familiare, li adoro sinceramente…
Trascorriamo la giornata così, tra canguri, koala e tutti gli animali dell’”isola”; nonostante non ami le strutture in cui si rinchiudono animali, specie se per “mostrarli”, il tutto mi è sembrato estremamente rispettoso e curato, inoltre le persone che lavorano li sono preparate e amorevoli con tutti gli animali, insomma, una giornata davvero piacevole.
Il giorno dopo il mio malandato ginocchio ha di nuovo problemi, ormai è dall’India che mi perseguita, si è gonfiato un’altra volta e sono costretto a passare un paio di giorni a casa lievemente “imbalsasalamato”, non ci voleva.
Appena ripresomi continuo l’esplorazione e mi dirigo con il treno metropolitano nel centro della città, sono solo un paio di fermate non ci sono problemi, ma mentre arrivo a pochi metri dalla stazione sento in lontananza mio zio che mi chiama; mi vuole accompagnare e spiegarmi come fare il biglietto e prendere il treno…inutile, non bastano nemmeno 35 anni di Italia e 11 mesi di trasporto pubblico disumano per contenere l’apprensione familiare, dolcemente indimenticabile :-D.

Il centro di Perth mi lascia un po’ così, è piccolo, con grattacieli, uffici, banche, mall, attività gestite da asiatici, chiese e null’altro.
Rimango un po’ perplesso, è la città più grande del W.A. ma solo dopo capisco che in realtà la città è l’estensione mastodontica tutta intorno, praticamente quasi lo stato intero.
Torno dal mio tour a piedi, sono pochi km fino a casa dei miei e preferisco camminare (come al solito) per vedere meglio il contorno.
Solita pulizia, edifici nuovi, parchi immacolati, attività di ogni genere, tranquillità….questo è il senso che mi trasmette osservando il tutto… credo sia davvero un posto perfetto per crescere dei figli, per avere una famiglia, una vita serena e placida.

Passo il tempo sempre con i miei, cercando anche di pianificare il mio viaggio per Melbourne, si Viaggio.
Mi informo su treni, bus o eventuali camion, ma Marco e gli zii mi spiegano che da Perth a Melbourne è come da Roma a Londra andata ritorno e riandata…cioè circa 3500 km!!!!!
Mi sa che come al solito non ho capito nulla, altro che autostop, cioè potrei anche farlo ma ho i giorni contati ed il costo del treno o del bus è di circa 1000 dollari e tre giorni di viaggio, l’aereo 250 dollari e tre ore….mi sa che devo volare ancora va...

Luciana ha deciso di prendersi 2 giorni di ferie prima che parto e portarmi a spasso fuori da Perth (grandiosa), il primo lo passiamo esplorando la costa nord fuori dalla città, tra spiagge immense ed una mare prepotente e maestoso, immagine struggente e tempo speso solo come nel migliore dei modi si possa desiderare, parlando e conoscendosi un’altra volta…poi andiamo a Fremantle, storica cittadina a sud di Perth , bellissima, storica, lievemente italianica, inoltre primo posto dove ho intravisto aborigeni, strana sensazione questa ad essere sincero, ma non so nulla, devo capire, quel che ho sentito a loro riguardo è tutt’altro che positivo…
Il secondo giorno, insieme alla simpaticissima Teresa, lo passiamo tra le colline appena fuori dalla città, dove tutto ha un senso sacro, ancestrale, di importante rilevanza umana…le cantine vinicole del W.A….dopo un anno immergermi nella viticoltura australiana è il modo migliore per capire un paese, per me of course :-D.
Passiamo l’intera giornata nella Swan Valley, bellissima, grandissima e fornita di tutti i beni di prima necessità: vino, formaggio, salumi, cioccolata, birra, degustazioni gratuite!!!!
Poesia per tutti quei sensi ed organi ormai sopiti da quando sono partito da casa, si torna a ragionare con la pancia finalmente :-).

Il luogo è un dipinto, sembra quasi di attraversare le colline italiane o francesi, solamente più ampie, vaste, tanto vaste!!!!
Facciamo solo un giretto e qualche sosta, in Australia i controlli per l’alcol sono assolutamente frequenti ed inflessibili, tanto che ci sono appositi pullman (gratis) per chi vuole fare un giro più “approfondito”.
Naturalmente non siamo qui per esagerare anzi, solo per godere della bellezza del luogo, dei suoi frutti e della splendida giornata di sole, e infatti la sosta alla fabbrica di cioccolata è stata la più sentita…forse :-).
Nonostante la bellezza e la bontà del tutto, basta poco al mio spirito italico per ritornare polemico e prodigo di domande e perplessità (niente, non cambio di una virgola), riguardo ai vini naturalmente.
Prima di tutto i tappi!
Non esistono in sughero e visitando alcune cantine non lesino dubbi sull’efficacia di utilizzare tappi a “vite”, stile gotto d’oro per intenderci.
Come li manteniamo gli odori? Come si può evolvere il vino senza l’ossigeno prodotto dal contatto con il sughero??? Come si mantiene a lungo termine??? E blah blah…
Le risposte sempre le stesse.
È uguale…il tappo a vite di latta è il futuro, non esiste più il sughero, superato….agli australiani piace di più, è più semplice…ummmm…
Solo poi comincio a fare attenzione alle etichette:

…preservative (220) added.
Produced with the aid of milk,
egg, nut and fish product...



Inutile tradurre, la risposta alla domanda come mai tutto questo è stata: lo fanno così in Francia, Italia ed in tutti gli altri paesi, alle volte con cose peggiori, solo che qui lo dobbiamo scrivere!!!!
Non posso dire che è falso con assoluta certezza ma da quel che mi ricordo dei miei corsi, delle visite alle cantine per osservare i processi, delle vendemmie fatte per lavoro o per amicizia e per come lo fanno parenti ed amici da anni e anni, non mi sembra così!
Ad ogni modo i prodotti sono buoni ed i procedimenti sono meticolosamente controllati, i vini decisamente discreti, credo che queste scritte siano solo per prassi e regole, come dichiarare la presenza di solfiti da noi, non so.
Comunque a parte le solite “andreate” la giornata è stata grandiosa, ci siamo divertiti tantissimo e passato un’altra giornata bellissima, non finirò mai di ringraziare Luciana, la adoro.
Ultima visita del mio soggiorno perthiano è stata al lussuoso casinò della città (e con miei vestiti)… il mio primo di sempre a dire il vero, non ero mai stato in casinò, ma è stato divertente, specialmente grazie a Marco che ci ha salvato dal collasso economico, poche fishes, spiccioli, ultima puntata, numero secco alla roulette…ormai rassegnati la buona sorte ha fatto capolino, come sempre ormai, abbiamo vinto esattamente i soldi investiti, ne un dollaro di più ne uno di meno…ufff, è annata bene Marco!!!!

Il mio tempo a Perth è finito, un vero peccato, ho trascorso giorni bellissimi con tutti, sono stati fantastici ed io porto con me qualche emozione in più, molto che più, quel senso di amore che riaffiora semplicemente viaggiando, quando sei con te, lontano da quel senso di “casa” che camminando da solo si fa sempre più forte, vitale, necessario…quel senso di amore incondizionato.

Ora devo andare, Melbourne e Daniela mi aspettano, comincia un altro capitolo…
Grazie a tutti di cuore, ci rivedremo presto…di sicuro.

Andrea, Perth.

La partenza dall’aeroporto è stata…troppo personale, grazie ancora.

giovedì 13 gennaio 2011

giovedì 23 dicembre 2010

Un Natale Australe...

Secondo i miei piani dovrei essere gia' tornato a casa e terminato il mio personale tour del mondo in 12 mesi...ma come troppo spesso accade i piani sono fatti per essere "spianati", e mai come a spasso tutto questo perde la sua iniziale linearita', forma.
Sono ancora in quel di Melbourne, stanziato, spiantato e un po' panzato (mamma sarebbe orgogliosa), sto vivendo questa parentesi australiese in maniera tranquilla, serena, curiosa e gradevole, tra normalita', hippie markets e festivals...circondato da persone magnifiche che rendono tutto il mio essere semplicemente...
Da quel Natale in India, a quanto pare, sono passati 12 mesi e il mio travelpanettone mi regala un altro Natale lontano da casa, un'altra opportunita' di vedere il mondo con i miei occhi, di respirarne gli odori, di osservarne le curve, i colori, le sfumature...
Beh, non finiro' mai di ringraziarlo il mondo, e non solo lui ovviamente, per tutto quello che mi sta dando, anche se lontano da casa, dalla mia famiglia, dai miei amici, dalla mia terra.
Scrivo questo breve post solamente per fare gli auguri di Buon Natale a tutti coloro a cui tengo, a coloro conosciuti grazie a questo viaggio, a questo blog, e a coloro che eventualmente avranno la disgrazia di imbattersi in queste pagine.
Spero che tutti possano passare un felice periodo di feste con i propri cari, o semplicemente con chi decidano di trascorrerlo.

Un augurio particolare va a Dario e Jessica, che hanno deciso di convolare a nozze proprio qui in Melbourne il 30 di dicembre, auguri di cuore ragazzi, peccato non esserci...

Io, instancabile stacanovista del vuoto cosmico, mi concedo questo periodo austronatalizio al confest sino al 4 gennaio, un altro modo per guardare le cose nell'ennesima diversa prospettiva; sono curioso, come sempre, vediamo quel che trovo sotto l'albero...

Buone feste a tutti, ma proprio a tutti....
Andrea, Melbourne, Australia.