"Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché.
I loro desideri hanno le forme delle nuvole."

Charles Baudelaire

Percorsodiviaggio


Visualizza ormediviaggio...sul mondo in una mappa di dimensioni maggiori

sabato 21 agosto 2010

…e io te “distruggo”…

Dopo giorni di discussioni e pianificazioni abbiamo deciso, andiamo a visitare il famoso "trittico" di isole a sud del golfo della Thailandia; inizialmente non erano nel mio programma ma valutando le spese sostenute in due nei giorni passati credo sia fattibile, quindi perché no? E poi Daniela ha l’aereo prenotato da Ko Samui, sua iniziale tappa di villeggiatura, quindi ci spostiamo da Ban Krut a Chumphon e da li prenderemo il ferry che ci porterà prima a Ko Pha Ngan e successivamente a Ko Samui.
Il treno parte a mezzanotte e noi dobbiamo lasciare la g.h. prima di pranzo, tutto il pomeriggio a zonzo senza moto è obbiettivamente pesante ma Daniela ha una delle sue brillanti uscite; passiamo davanti ad uno dei più fichi resorts vista mare con la piscina totalmente deserta, lei entra, parlotta con le recepionists un po’ basite e mi chiama, tutto il personale è in riunione e i pochi turisti fuori, possiamo stare qui quanto vogliamo, hanno anche i bagni e le docce…fatto, spappolamento gratuito in piscina con sdraio e quant'altro solo per noi e tutto free…grandissima, credo manipoli le persone con la mente J.
A ora di cena ci imbattiamo casualmente in una donna thai molto simpatica e trascorriamo la serata con lei; incredibilmente conosce Martin e Lilly, passiamo così tutta la serata ad ascoltare le sue storie, praticamente pettegolezzi (tra l'altro ce ne racconta una a cui crediamo di aver assistito), tra stranieri e donne thai, è simpatica e un po’ mattarella a dire il vero ma brava, tanto che ci scorrazza tutta la sera in macchina fino alla stazione.
La salutiamo e prendiamo il treno, alle 5 arriviamo e alle 8 siamo sul traghetto per le isole.
La prima in cui ci imbattiamo è Ko Tao, la più piccolina, non fa parte del nostro itinerario ma la sola vista dalla barca è favolosa, acqua trasparentissima e vegetazione meravigliosa, paradiso per snorkeling.
Arriviamo a Ko Pha Ngan, famosa soprattutto per il full moon party, che ha noi ovviamente non interessa, e ci facciamo portare da quella specie di taxi fino a Laem son, una località sulla costa opposta a quella più turistica.
Siamo qui sempre grazie alle indicazioni di Julien e degli altri ragazzi francesi conosciuti a BK, abbiamo fatto bene.
Troviamo un bungalow di legno carino ed economico proprio vicino alla spiaggia, anche se in questo punto l'acqua non è un granché la zona è abbastanza tranquilla e la gente simpatica.
Come da copione ci impossessiamo subito di una moto e cominciamo a girare l’isola.
Beh, appena fuori dalla nostra “base”, tra il sali e scendi delle impervie strada sulle colline, rimaniamo attoniti.
Lo spettacolo è bellissimo e cominciamo a visitare tutte le spiagge fino alla fine della strada, a nord ovest dell’isola.
Ci sono molti alberghi e resorts ma altrettante spiagge bellissime con mare turchese e panorami mozzafiato, specie al tramonto.
Il mare qui è meraviglioso ma l’unico “neo” sono i coralli.
Ottimi per chi fa snorkeling ma non per chi si vuole godere in totale libertà il mare; iniziano proprio sulla riva e sono piuttosto “scomodi”, inoltre sono sede di quelle curiose e viscide forme di vita chiamate da Daniela slugs, mollicci lumaconi grossi come salami di colore nero, marrone o grigio, tradotti fedelmente da me, in italiano contemporaneo, str…di mare J.
Fortunatamente alla fine della strada, nel senso che finisce davvero e senza segnali a strapiombo, troviamo una baia fantastica, coral bay, ci si arriva da un curioso resort che al posto di cani e gatti ha un suino di compagnia grigio gigante che vaga per il perimetro, cucina compresa, il padrone praticamente, bellissimo.
Vicino la spiaggia alcuni bungalows nascosti tra gli alberi e pochissime persone, sarà praticamente la nostra meta fissa nei giorni di mare seguenti.
Le mattinate le trascorriamo esplorando l’isola in tutte le direzioni consentite dalle strade, tagliamo l’isola da nord a sud passando anche per le water falls e luoghi isolati, ma purtroppo anche tra le residenze degli elefanti utilizzati per i tours nella giungla.
Spettacolo poco edificante ma anche difficile da giudicare a quanto pare, sono stati portati qui molto tempo fa per aiutare nei campi e ora con l’avvento del progresso ed il loro improvviso inutilizzo, sono relegati al trasporto-turisti, visto che in libertà travolgono e distruggono tutti i campi coltivati dell’isola.
Certo è difficile trovare una soluzione definitiva, perché costosa a dire il vero, e tanto meno giudicare, però vederli incatenati mentre danno testate agli alberi non è bello per niente...
Una mattina siamo stati anche a visitare la spiaggia dove si tiene il fantamitico full moon party, e che dire?
Per entrare in spiaggia bisogna attraversare gli edifici di cemento, passare attraverso praticamente, un’accozzaglia di mostruosità in espansione, la spiaggia e l'acqua nemmeno a dirlo sono bellissime (nonostante tutto!!!), peccato che travolti dai chioschi di bevande alcoliche con le loro “pittoresche” scritte e dalle rumorose moto ad acqua…pessimo spettacolo di giorno e non oso immaginare la notte, trovo disgustoso ridurre in quel modo un luogo naturalmente tanto bello…mah!
Ripartiamo da hat rin ripercorrendo l’incredibile strada, pericolosa a dire il vero, specialmente per chi come molti stranieri pischelli non ha mai guidato una moto, ci sono curve e pendenze da brividi, mai visti, a differenza dei ragazzi fasciati e delle stampelle fuori dai locali…attenzione!!!
Mentre ci dirigiamo verso la nostra baia ci fermiamo presso un chiosco per il pranzo, cibo deludente ma sorpresa garantita.
La signora è appassionata di animali e oltre a cani, gatti, conigli giganti ecc.. c’è anche lui, un cucciolo di gibbone, un trovatello dolcissimo ed affettuoso con tanto di pannolino J.
Certo la catena che aveva al collo quando ce lo ha mostrato ci ha un po’ innervosito, poi però ci ha mostrato la stanza dove lo tiene, interamente per lui, e spiegato che essendo a ridosso della strada quando lo fa uscire lo deve per forza legare per evitare che venga investito.
Non so se il tutto sia legale o meno, ma lei ci è apparsa estremamente premurosa…
Girare per quest’isola è stato illuminante, credevo fosse il solito luogo turistico ma non è così, è un posto davvero piacevole e rilassante per chi  ha tempo, voglia di girare e vedere fuori dai canonici itinerari.
Inoltre rimarrà nei miei ricordi anche grazie a Fabrizio, residente romagnolo in quel di Ban Chalok Lam, dove  10 anni fa ha aperto un ristorantino italiano in riva al mare davvero carino, lo gestisce insieme alla moglie thai e alle loro due figlie piccole, che parlano romagnolo!!
Incredibile sentire il loro accento e guardare i loro visi, bellissime.
E per la prima volta dopo più di 7 mesi mi sono concesso un pranzo italico, fettuccine (tirate a mano al momento) e gnocchi al ragout….certo nulla a che vedere con quelle di Zelia o con i pallottini di Nerina ma…me avevano troppo provocato!!!!

Andrea, Ko Pha Ngan

venerdì 13 agosto 2010

Ozio per ozio...e non perdere il vizio!

Davanti al maxi schermo in riva al mare allestito per i mondiali di calcio assisto al triste epilogo della nostra nazionale, fedele specchio dell’inarrestabile declino del mio amato paese, affogo il mio dollllorrre nel pesce fritto mentre lo stordito ragazzo dello stand mi porta la birra gelata, e di sua sponte un dono…con un innocente sorriso mi porge il calendario delle prossime partite del torneo fino alla finale, lo guardo (bramando semplicemente il calore del suo collo fra le mie mani) e lo ringrazio del pensiero…mentre nella mia mente calciofila se ne susseguono di impronunciabili.
Fortunatamente il giorno dopo arriva Daniela, anche per la gioia di Martin a dire il vero, che è si un tipo simpatico ma piuttosto logorroico e parecchio british, con me ed il mio inglese awanagana i discorsi finiscono spesso con un Doh!, ora tocca a lei parlarci, e quanto... J.
Non perdiamo tempo e il giorno dopo affittiamo la moto e cominciamo ad esplorare le zone vicine.
Oltre al mare ci sono anche templi e grotte buddiste davvero incantevoli (tranne che per le scalinate), quindi le giornate trascorrono così: ricerca di nuove spiagge, “breve” sosta nei ristorantini di pesce locali, tentativi di comunicazione con gli abitanti (spesso vane), ed escursioni sulle colline, una fatica eh...?
Il mare non è esaltante complice anche la stagione delle piogge ma la tranquillità del luogo e la cordialità degli abitanti (e l’ottimo mercato delle cibarie serale J) ripaga dei continui scherzi del tempo.
Una giorno siamo andati anche a visitare il vicino confine con il "Myanmar" dove ogni mattina c’è un mercato piuttosto interessante, a detta di Martin…
In realtà è stato piuttosto deludente, tranne che per i banchetti che vendevano piante di varietà a me sconosciute, specialmente Daniela che sperava di trovare qualcosa di interessante per il suo mercato, tutto il resto è paccottiglia cinese o roba simile; per me però è stato strano essere li a pochi metri da quel paese che mesi fa non mi hanno concesso di attraversare; lo guardo da qui, due passi e sarei in Birmania, in uno degli ultimi luoghi dal fascino quasi immutato, mi attrae sempre più specialmente dopo aver visto gli occhi e i visi delle persone che scambiano ogni giorno i loro prodotti a pochi metri da quello stesso confine, ma so anche che non avrei la libertà di esplorarlo come desidero per via dell’ennesimo folle governo, regime militare a dire il vero, che controlla e costringe e vieta e soffoca e strappa l’anima a chi vuole solo semplicemente vivere una vita...sempre a pochi metri…
L’ultimo giorno decidiamo di completare il tour de force scalando il tempio della città tra gli inquietanti macachi, molti, troppi, fortunatamente insieme a noi ci sono altre 4 persone che assoldano una venditrice di banane per visitarlo, almeno si distraggono...sinistri.
Il tempio appare disabitato e un po’ trascurato ma è comunque piacevole grazie agli onnipresenti alberi di frangipane in fiore che emanano ovunque il loro penetrante profumo, alla bella vista sulle baie con gli isolotti di rocce calcaree e le colorate barche da pesca thai, bello veramente.
Prima di riconsegnare la moto tentiamo di visitare anche li tempio sulla collina in mezzo alla base militare ma appena arrivati rimaniamo basiti dinanzi alla particolarità dei “residenti”, i gibboni.
Intere famiglie di docili e dolcissimi gibboni dalla lunghissima coda invadono tutto il perimetro dinanzi alla scalinata che porta al tempio (per fortuna, ripida e lunga…salvato dai primati J), con i cuccioli che giocano, i più piccoli  arancioni (?) allattati dalle premurose mamme, altri a mangiare tra alberi, prati e strutture di legno, restiamo li quasi fino al tramonto a fare foto ed osservare la dolcezza di questi animali e la bellezza questo luogo in mezzo ad una base militare…senza parole.
Il giorno seguente lasciamo Prachuap Khiri Khan ma non prima di aver ricevuto da Martin e Lilly indicazioni e suggerimenti relativi alla località che andremo a visitare, Ban Krut, 50 km dalla città di Chumphon.
Siamo stati davvero bene con loro, gentili e disponibili in ogni momento, anche se sospetto che Daniela non la pensi esattamente così per via delle logorroiche conversazioni giornaliere di Martin e le mie performance nasali notturne, credo cominci a pentirsi gradualmente della sua scelta J.
Dopo poche ore di treno arriviamo alla stazione, il tempo è bellissimo ma il caldo è soffocante, la distanza dalla località è di circa 2-3 km, gli zaini pesano…mentre riflettiamo sulla possibilità di chiamare il tuk tuk sidecar (ennesimo curioso veicolo locale), due ragazzi su un furgoncino delle bibite ci salutano, immediatamente li fermiamo con la scusa di chiedere indicazioni in merito alla guest house consigliataci da M e L, e dopo un attimo ci ritroviamo in mezzo ai cartoni di coca cola dietro al furgoncino, andavano proprio li, scrocconiJ.
L’alloggio non è un granché ma è proprio sul lungo mare davanti alla spiaggia e in giro ci sono solo resorts per thailandesi piuttosto kitch e costosi.
Anche qui ci sono pochissimi stranieri, alcuni con le loro compagne thai, altri trascorrono le “vacanze” dopo 6 mesi di lavoro in Europa.
La località è piccolina, c’è l’immancabile tempio in cima alla collina (ma raggiungibile in moto J), un villaggio di pescatori e vari ristoranti thailandesi; più avanti lungo la costa a pochi metri dal mare un residence piuttosto pacchiano e resorts (sporadici).
La spiaggia è una lunga lingua di sabbia deserta che arriva sino a Bang Saphan…non ci credo.
La mattina seguente decidiamo nuovamente di affittare la moto e partiamo per le consuete esplorazioni, ma con molta calma; dopo 1 km di strada tra il verde, alcuni edifici in costruzione e qualche resorts, avvistiamo palme ed amache…non resistiamo e ci fermiamo a fare il bagno e a prendere il sole, intorno a noi nessuno (tranne un omino coperto dalla testa ai piedi che con un lungo bastone fa cadere le noci di cocco lungo la strada per evitare "incidenti"…o magari arrotonda?).
Che meraviglia, ancora non ci crediamo, km di nulla tutto per noi e l’acqua è ancora più bella di Prachuap.
Daniela nonostante il suo ottimo italiano è a corto di parole “futuriste” (romane insomma) quindi, mentre lei tenta (invano) di aiutarmi con l’inglese io l’aggiorno sui termini utilizzati nella lingua corrente, tipo: relax = spappolamento, cioè???  quello che stiamo beatamente vivendo J.
Dopo ogni sosta ci spostiamo in altre zone lungo il mare, facciamo parecchi km con la moto e passiamo luoghi semi isolati, come la piccola baia prima di Ban Saphang dove abbiamo mangiato divinamente sulla spiaggia vicino al mare e fatto il bagno post-pranzo nell’acqua celeste e trasparente tra granchi e pesciolini.
Per le strade qualche contadino e i pescatori intenti a sistemare pesci da essiccare su lunghi teli blu, in strada pochissimi mezzi praticamente solo noi.
È comunque vero che lungo queste strade ci sono alcuni resorts, ma sono solitamente in mezzo alla natura e non “attaccati” l’un l’altro, molti quasi invisibili, nessuno occupa la spiaggia e comunque sono quasi esclusivamente frequentati da thailandesi durante il fine settimana o per le vacanze; non so se siamo stati fortunati nonostante la stagione delle piogge, ma tutto è tranquillissimo, bellissimo e le persone sono gentili come mai incontrate in Thailandia, sempre sorridenti e garbati, forse perché la zona ancora non è sfruttata dal turismo internazionale, non so, ma di certo è un posto che mi ha inaspettatamente rapito.
Passiamo così tre giorni, tra spiaggia, mare ed escursioni in moto, tutto è meglio di come immaginavamo, in più Daniela si sta rilevando una compagnia di viaggio straordinaria, praticamente andiamo d’accordo su tutto e ci piacciono le stesse cose, parliamo delle cose più diverse e conosciamo entrambi realtà differenti dalle proprie, donna estremamente interessante nonostante sia Australiese (quanti ti arrabbierai? J); certo lei la mattina all’alba fa yoga, credo, mentre io ronfo beato (tranne l’insolita mattina in cui ci siamo svegliati tardi entrambi leggermente scombussolati senza saperne il perché fino a quando il francese spelacchiato nella stanza di fronte ci ha raccontato della brillante idea della padrona…all’alba ha spruzzato al piano di sotto un potentissimo veleno per zanzare – uno dei figli ha contratto la dengue pochi giorni fa – praticamente una nube ha invaso per ore tutto lo stabile causandoci una sorta di “morte apparente” fino alle 11, e senza avvisarci!!!!) ma a parte questo ed il fatto che mi dice che parlo come Borat (no, al massimo come Albertone) mi fa davvero piacere condividere questo pezzo di trip con lei, speriamo non si stufi...

Andrea, Ban Krut

martedì 10 agosto 2010

A volte ritornano

Ritornare  a Bangkok è stato molto più semplice e anche se accolto da i soliti marijuana, ascisc, lady bum bum e pem pem,  tutto mi appare familiare, rilassante, bello.
Sarà anche merito della zona tranquilla dove è situata la mia guest house, solo semplice quotidianità thai e qualche turista tra le strette viuzze, un paradiso di quiete al centro di Bangkok!!!
Sono iniziati i mondiali di calcio e ogni giorno le vie sono infestate di gente davanti alle tv sparse, gioca l’Italia e io decido di fare visita ai ragazzi della libreria trash.
Ci sono solo due di “loro”, il figlio del blues panzato e ed un cinquantenne scozzese che fa sporadicamente l’attore in thailand… sono amici del padrone che improvvisamente si è smaterializzato dalla città, nessuno sa dove sia finito, aveva bisogno di star solo, forse è andato a nord mi dicono.
La partita dell’Italia sfiora il ridicolo e mentre i due non stanno zitti un attimo io rimango inchiodato alla tv imprecando in varie lingue, percepisco subito che sarà un mondiale drammatico.
Lascio i simpaticoni dandoci appuntamento per il giorno dopo, ma il giorno dopo è chiuso e quello dopo ancora la libreria la stanno smantellando i nuovi proprietari, chiedo al ristoratore cinese a fianco cosa è successo e lui mi fa uno strano cenno con la testa e con le mani, kaput, il piccolo sogno britannico si è infranto.
Peccato, nonostante la trasheria dilagante era un localino simpatico.
Le giornate passano tranquille ed io tento di programmare le prossime tappe del mio viaggio verso il sud del paese, le zone da visitare sono sempre le stesse per tutti, Pattaya, Ko Samet, Ko Samui, Phuket, Ko Phi Phi ect ma non mi piace questo giro…fortunatamente mi imbatto nel racconto di Fra sul tripmagazine che racconta del suo viaggio fatto in moto fino alla Malesia.
Decido quindi di procedere lentamente verso sud passando sulla costa del Golfo della Thailandia.
Nelle mie assolute serate a Khaosan road, che lentamente si ripopola di turisti dopo i nefasti giorni di scontri tra governo e camice rosse, tra una partita e una birra conosco Julien, chef parigino ventottenne appena tornato da 2 mesi di Cambogia, e altri francesi giramondo.
Lui è rimasto folgorato (non solo a livello naturalistico) dalla Cambogia e ha deciso di tornarci ed aprirsi un bar sulla spiaggia, come sono diversi i punti di vista di un viaggiatore…visti i risultati delle rispettive nazionali ci facciamo compagnia a vicenda,  scambiandoci consigli di viaggio sull’India ed il Nepal che loro si apprestano a visitare, e le zone a sud che mi interessano.
Mi danno parecchie informazioni su come evitare pestilenze trash turistiche pischelle, consigliandomi di visitare alcuni luoghi frequentati ma lontano dal marasma western.
Con tutte le info rimediate, ed un libro di Terzani in italiano scovato nella mia G.H. e sottratto amichevolmente, mi sposto in direzione sud, precisamente Prachuap Khiri Khan.
Il treno è una piacevole sorpresa, comodo e pulito, unico neo la mafia di venditori che ogni minuto passano tra i vagoni ed hanno sede operativa in quello ristorante, dove se non consumi a cifre folli non ti fanno sedere nemmeno per fumare!!!
Fortunatamente vengo invitato da un gentile e distinto signore malese al suo tavolo.
Adire il vero vive in Australia ed ha chiaramente origini cinesi.
Ci mettiamo a parlare del suo business, della famiglia, dei valori, della mia “complessa” scelta di vita, che per un cinese non è semplice da capire, come si può vivere senza immagazzinare migliaia di banconote e avere una famiglia muta e fedele???
E poi servono persone come te, dedite al lavoro, al sacrificio, all’abnegazione totale al D’io denaro….
Eh, che ne so? Sono un po’ vivo da qualche mese e proprio non ci pensavo…
No problem, quando arrivi in australia chiamami ho 3, 4 negozi e bisogno di gente come te, te ne apro uno ok?
Ma veramente io mi sarei al momento ritirato dalla società e dall’impegno costante verso il “non capisco che ci faccio qui”, non si potrebbe magari riparlarne tra 3 o 4 lustri???
Ci conto eh???
Niente, non vengo mai capito, ok ci vediamo li…
Arrivo alla stazione, un giardino con una casupola praticamente, e con stupore nessun tuc tuc, motobike o taxi ad aspettarmi, solo una leggera pioggerellina.
Mi incammino verso la via principale in cerca della g.h. segnalata da Fra chiedendo in giro se la conoscono.
Pochi mi capiscono ma sorridono e mi salutano gentili.
Un ragazzo la conosce e sorridente prende la moto e mi accompagna, grande J.
È un bell’alloggio ma costoso per i miei parametri, subito dopo una doccia faccio un giro del paese e dopo essermi perso nelle uniche tre vie mi imbatto casualmente in una bellissima casa di legno stile thai totalmente risistemata, è la Maggie’s Guest House, è gestita da una simpatica coppia, Martin ingegnere navale inglese che ora insegna nelle scuole e Lilly, la sua simpatica moglie thailandese.
Mi mostra la casa, 6 stanze graziose ed accoglienti da 150 bath in su, tre bagni in condivisione, la cucina per gli ospiti, wi fi, acqua, lavanderia e tutto il resto gratis.
Gli comunico che da domani avranno il loro primo ospite italiano, si perché da pochi giorni hanno rilevato l’attività da un amico…per me semplicemente il migliore alloggio in 9 mesi.
Il giorno seguente mi piazzo nella mia nuova bellissima dimora, loro sono gentilissimi e disponibili, affitto la bici e giro per la cittadina.
È affacciata sul mare, su una baia piena di piccole colorate barche di pescatori, la cittadina in se non ha nulla di particolare ma l’atmosfera è deliziosa, rilassante e cordiale con un piccolo tempio buddista che domina, dall’alto delle sue infernali scale infestate di macachi assassini, tutto il golfo.
Come primo giorno mi sparo subito una trentina di km in bici andando verso il villaggio dei pescatori, il parco nazionale e la base militare, nonostante il maltempo.
Per raggiungere le altre spiagge come Ao Manao, si deve attraversare la base aerea Wing 5…base aerea…sembra di stare alla Hawaii, una postazione militare che farebbe invidia a qualunque villaggio turistico, con militari sorridenti, vegetazione rigogliosa e atmosfera da invidia…si attraversa tutta, compresa la pista di atterraggio, per raggiungere le spiagge e i luoghi più belli, ci si ritrova sulla laguna con pinete, ristoranti, scuole, parchi per bambini e bazaar  “solo” per thailandesi, cioè zero turisti, si contano sulle dita di una mano, un paradiso vero.
La prima giornata è stata esaltante, sfiancante per il tour in bici ma meravigliosa, ancora non mi sembra vero che tutto questo splendido luogo non è “inquinato” dal turismo di massa e ne sono strafelice.
Al mio ritorno dalla scorrazzata ho trovato una mail di Daniela, la donna australiana conosciuta un mese fa,è di nuovo in Thailandia per lavoro, in un mese ha venduto tutti i suoi abiti ed è tornata per i nuovi ordini, ha una decina di giorni liberi e si dirige a Ko Samui per una vacanza, se sono da quelle parti ci incontriamo; gli illustro il mio itinerario e l’idea di esplorare questa parte di costa prima di andare, o meno, su eventuali costosissime isole, dopo una breve discussione ha deciso di raggiungermi e condividere insieme a me parte di questo itinerario, in tutti questi anni non ha mai visitato la costa al di fuori dei percorsi turistici.
Beh, dopo tutti questi mesi di solitudine non sarà semplice condividere un pezzo di viaggio con un altro essere umano, ma lo sarà almeno per dividere le spese che qui nel sud sono un po’ più alte…mah, speriamo si porti i tappi per le orecchie, non credo che le mie performance da baritono notturne siano diminuite J.

Andrea, Prachuap Khiri Khan

giovedì 22 luglio 2010

Goodbye Cambodia!

Approfitto della permanenza a Phnom Penh per andare all’ambasciata Thailandese e chiedere info per avere più giorni disponibili in modo da non dover attraversare il sud in 14 giorni, ho voglia di “lentezza”, relax.
Arrivo e i tipi fuori mi dicono che è chiuso e per il visa devo tornare lunedì, in effetti l’orario esposto vicino alla porta indica la chiusura alle 15, venti minuti fa.
Faccio finta di non capire e scivolando all’interno vedo che ci sono ancora 2 persone, mi imbuco e spiaccico sul vetro dello sportello con la faccia da cucciolo imbecille e chiedo alla gentile signora se posso ancora fare la richiesta, lei mi guarda piuttosto perplessa ma alla fine mi sorride e allunga la richiesta.
Dopo 1 minuto gli lascio il tutto e la ringrazio.
Ritorna tra 5 giorni, tre mesi di visto turistico gratis…perché non lo hai fatto anche dal Laos???
Perché sei un cretino!
Tutto sorridente passo davanti ai due simpaticoni dell’entrata con la ricevuta in mano, mi fulminano con affetto J.
Bene posso lasciare P.P., non ce la faccio a stare un giorno di più e decido di andare verso la costa, a Sihanoukville per l’esattezza, qualche giorno di pace e mare.
L’indomani mollo lo zainone alla guest house e parto con ino, bellissimo, leggero, un po’ sporco a dire il vero.
Arrivo alla stazione della città e mi faccio scorrazzare verso la costa a pochi km da li, la cittadina mi sembra piuttosto fatiscente; mentre procediamo il pischello autista comincia a propormi hotel e resort, gli faccio capire che sono al verde e mi fa vedere alcune g.h. in giro, ne troviamo una piuttosto carina, molto direi, gestita da ragazzi australiani con perenni occhi lucidi, opto per questa.
Bella, nuova con camere spaziose, veranda, bagno, tv e wi fi free, una sorta di residence con un parto verde nel mezzo e a 200 mt dal mare, il prezzo è 7 dollari ma essendo bassa stagione e osservando le mie facce da spiantato me la danno per 4, australiesi.
Vado subito verso la spiaggia, è stretta e lunga, piena di “stabilimenti” di legno più o meno stabili e con il bbq (barbecue) davanti ad ognuna.

Ci sono più spiagge nella zona, alcune privatizzate da resort e tutte raggiungibili solo in moto o tuc tuc (anche qui piuttosto insistenti), ma ci penserò poi, al momento sono interessato solo al bbq sulla spiaggia, piattone di pesce e contorni…finalmente!
Il giorno dopo di buon’ora mi dirigo verso il mare  e dopo una breve camminata svaniscono le strutture, ci sono solo palme e vegetazione, le spiagge non sono pulitissime e un po’ trascurate a dire il vero ma va bene così, mi spalmo al sole e mi godo un po’ di mare piuttosto pulito, il primo bagno nel golfo della Thailandia, uniche presenze le venditrici di gamberoni, calamari e quant'altro imbacuccate con un armatura di stoffa per ripararsi dal sole…asiatici!
Come da copione dopo un paio d’ore si scatena un temporale, purtroppo è stagione e infatti ci sono pochi turisti stranieri, solo i locali che si fanno il bagno vestiti! Si sempre.
Torno mestamente in stanza e noto qualcosa di strano sul bordo del letto vicino al muro sembra una fila di formiche, mi volto in giro osservando muri e tetto, osservo meglio e…sono zecche!!
ANCORA????
Chiamo i boys della g.h. che increduli cominciano a scusarsi con me, è la prima volta che accade una cosa simile e subito mi spiegano il possibile perché, ieri la stanza era occupata da un signore con un cane che probabilmente era il portatore sano.
In effetti le osservo bene e dall'alto della mia vasta esperienza in materia confermo la teoria, sono più grandi delle mie amanti e non mi hanno toccato nonostante ci abbia dormito la notte scorsa.
Sono moltissime, ovunque e nemmeno le ho viste.
Imbarazzati mi danno l’altra stanza, più doppia razione di acqua, saponette e spazzolini per i denti, una buona scorta per il viaggio direi J.
Il tempo non da tregua piove tutti i giorni con qualche ora di sole, niente mare insomma ma solo relax, letture e cibo, non male comunque, tranne che per i miei sandali comprati a Chang Mai, mi hanno abbandonato e sono divenute pantofole, piuttosto scomode e dolorose, ho tentato di acquistarle al mercato locale e addirittura sono entrato in alcuni negozi ma la ricerca è stata piuttosto infruttuosa, non ci sono taglie europee solo cambogiane, max 42 L.
Finita la mia finta vacanza torno a P.P. solo per una notte, riprendo il passaporto con un bell'adesivo della durata di tre mesi e decido di partire verso il confine con la Thailandia passando per Bottambang.
Il bus è piuttosto carico, pieno a dire il vero, arrivo proprio per ultimo e mi piazzano accanto ad un monaco.
Dopo un po’ cominciamo a dialogare anche se il suo inglese è davvero povero, e per dirlo io…
Sono 8 anni che sta in monastero ed è il più anziano della sua piccola comunità, mi spiega che ha studiato tanto, anche inglese, ma non è mai riuscito ad impararlo, è troppo pigro…e lo conferma il fatto che non conosce per niente i paesi al di fuori dell’Asia, cioè della loro esistenza!!! Come l’Italia.
Mi spiega un po’ come funzione la vita in monastero ed io gli chiedo come mai da tanto tempo è monaco nonostante non abbia la “vocazione” (in Asia i Buddhisti una volta finiti gli studi hanno l’obbligo di fare un anno in un monastero, un anno da monaco…cosa che trovo assolutamente interessante ed utile!), mi dice che provenendo da una famiglia povera e non avendo un mestiere è l’unico modo di sopravvivere senza perdere la “rotta”, anche se a breve è intenzionato a lasciare e dedicarsi ad una vita normale.
È poco più grande di me ed è cosi dolce nei modi, ingenuo; arrivati in città mi dice che se voglio possiamo dormire insieme…sei neozelandese per caso?????? no, intendeva nel Wat con gli altri monaci naturalmente.
Ci penso un po’ su e nonostante la cosa mi intrighi parecchio lo ringrazio molto e gli rispondo di no.
Sveglia alle 5 e meditazione, pasto alle 12, l’unico della giornata, meditazione...non sono ancora pronto, magari più in là J.
Buona fortuna per tutto.
Sistemato in una g.h. piuttosto enorme ed affollata giro per la cittadina.
Nulla di particolarmente esaltante ma molto più tranquilla, rustica e vivibile, con interessanti edifici coloniali ma soprattutto niente scocciatori, pochissimi stranieri in giro e locali amichevoli, non male.
Giro per la città in cerca di una moto da affittare per perlustrare la zona, visitare alcuni siti interessanti e  la scuola Khmer New Geration Organization menzionata da Monkey in un suo post.
Tutti mi indicano lo stesso posto dove affittarla ma i prezzi mi sembrano un po’ alti, quindi decido di informarmi anche tramite i motobiker del posto che però preferiscono accompagnarmi, io non ci penso proprio e alla fine mi accordo con uno di loro ad un prezzo accettabile.
Chiedo anche in giro come raggiungere la scuola ma alcuni non la conoscono ed altri me ne parlano piuttosto male dicendomi che, come per molte altre scuole del genere sparse nel paese, molto spesso le donazioni non vengono utilizzate per i bimbi…la cosa mi inquieta un po’.
Proprio mentre giro per la città mi ferma un ragazzo in moto e con un discreto inglese mi chiede di dove sono, cosa faccio e se sono interessato a visitare la sua scuola di inglese per i bambini dei villaggi proprio fuori città.
Gli spiego che di inglese non posso proprio insegnar nulla ma lui risponde che non è importante, basta che ci passo un po’ di tempo e lascio qualche donazione, mi mostra anche un foglio stampato con tutte le spese sostenute con i prezzi in $ e la lettera di un donatore/volontario tedesco che gli ha fatto anche un website gratis.
È abbastanza insistente e si stranisce quando gli espongo le mie perplessità e curiosità; magari posso acquistare dei quaderni, delle penne o qualcosa’altro, va bene se in caso le porto io domani?
Mi dice si si, si mette il casco e fila via…questa cosa mi preoccupa un pochino e non so davvero cosa pensare anche perché in tutti i luoghi visitati da quando ho messo piede nel paese ho visto centinaia e centinaia di scuole finanziate e sostenute da tutti i paesi del mondo, centinaia di associazioni  e ong.
Ci penso su e dopo cena torno in albergo, tanto qui alle 21 è tutto chiuso.
Con mio piacere noto che la mastodontica g.h., al tramonto, accoglie migliaia di guests non paganti, le mie care "amiche".
Entrata, scale, corridoi con le loro ampie finestre spalancate, sono dimora di migliaia di blatte volanti, riesco a raggiungere la stanza al secondo piano facendomi scudo con lo zaino tra i divertiti inservienti, mai visto nulla di simile, infestato.
In più ho dovuto ascoltare i loro canti d’amore tutta la notte…ma che sonooooooooo?????
Il giorno seguente, una volta attraversato il “tappeto scrochierellante” dopo la razione di DTT mattutina,  parto per la mia esplorazione in moto.
Subito litigo con la benzinaia cinese per via del cambio applicato per l’acquisto della benzina, si perché 1 $ sono più di 4200 riel ma quando paghi in $ loro calcolano 4000, se paghi in riel 4300 per 1$!!!!
No mia cara non è che possiamo manipolare la realtà a tuo piacimento, beccati 4000 e basta!!
Dopo qualche insulto in cinese vince l’Italia!!
Fuori dalla cittadina tutto prende colore tra case semplici e bellissime, campi ed ampi spazi verdi, attraverso villaggi tra gente davvero sorridente e cordiale, maggiormente bambini che escono dalle scuole con le loro divise cercando di attirare la mia attenzione salutandomi e parlandomi in inglese, tutti occhi svegli e sorrisi enormi, sono dolcissimi.
Noto che le scuole sono molte anche qui in questi villaggi sperduti lontani dalla città e sono scuole cambogiane, anche finanziate con fondi esteri, scuole pubbliche.
Alcuni tentano di darmi indicazioni visto che alle volte mi perdo per le impervie strade di terra rossa, e si cerca tutti di comunicare in qualsiasi modo, sono davvero un bel pezzo di Cambogia, probabilmente tutto il paese è così bisogna solo uscire fuori dal “percorso” ed entrarne in contatto, per un attimo lo avevo dimenticato.
Ci sono alcuni siti khmer, piccole Angkor Wat (piccole piccole) sparse, e disperse, ad alcuni km dalla città come il Phnom Banan (e la micidiale scalinata), il Wat Ek Phnom e il Wat Phnom Sampeau, tempio sopra una collina raggiungibile in moto solo se conosci le stradine, altrimenti…più di 3000 gradini e salite.
Il poliziotto all'entrata mi fa parcheggiare gratis vicino alla sua amaca e mi “consiglia” di salire a piedi.
Mentre arranco mi imbatto in un gruppo di cambogiani in gita, signore anziane per lo più accompagnate da 3 giovani monaci, uno di loro mi osserva mentre sono spappolato sulla gratinata e divertito mi dice di procedere insieme a loro, pure lui arranca e suda però!
Prima del tempio sulla vetta ci sono parecchi tempietti e statue in onore di Buddha finanziati con le donazioni da tutto io mondo, tra le caverne e le cavità della collina, me li fanno visitare tutti, come guida vengono assoldati dei bambinetti a piedi nudi muniti di torce.

Ovunque ci sono persone che chiedono offerte, vendono cibo, bevande, banane da dare in pasto ai macachi assassini e incensi.
Arriviamo in cima dopo un bel po’, e qualche chiacchiera quando troviamo fiato.
La vista è meravigliosa si vede tutta la pianura fino alla città.
Dalla cima si raggiunge anche un piccolo tempio in una cavità nella quale i khmer di Pol Pot gettavano le persone ancora vive, chiedo al monaco se si dirigono anche li ma…risponde di no.
Trovo indicazioni da alcuni venditori ma ho come l’impressione di fare qualcosa di sbagliato, tutti appaiono restii, “scuri” nel darmi l’indicazione.
Lo trovo, all'entrata di un sentiero c’è un tavolo con alcune persone molto gentili che mi fanno lasciare un offerta, libera, e mi fanno scrivere su di un quaderno generalità ed importo.
Arrivo sopra la lunga scalinata e scendo giù, c’è una gabbia di legno e metallo con all’interno resti umani…resisto pochi secondi, il tempo di un pensiero e risalgo.
Riscendo dalla collina e riparto…con il solito groppo in gola e l’incomprensibile nel cuore…

Andrea, Battambang

venerdì 16 luglio 2010

Controversie emotive

Arrivati in città comincia la consueta ricerca per una sistemazione tra decine e decine di procacciatori starnazzanti in moto e tuk tuk, io e il neozelandese della middle class di Aukland in crisi mistico manageriale conosciuto nel van, riusciamo ad eluderli e ci mettiamo in cerca di un alloggio; dopo poco troviamo un’ottima guest house stile thai  piena di backpakers poco lontana dal centro.
Una volta sistemato comincio subito a cercare informazioni per visitare il sito di Angkor e le zone limitrofe alla città.
La ricerca si protrae per ben due giorni!
Ho camminato caparbio per la città in tutte le direzioni consentite dalla perimetria cittadina, tra agenzie, abitanti, hotels, ristoranti occidentali, polizia turistica, tourist information e stranieri residenti…niente, non è possibile affittare una moto in città! (cioè in realtà ho trovato due che lo facevano ma a mio rischio e pericolo se fermato dalla polizia).
Pare ci sia una legge in vigore, solo ed esclusivamente per Siem Reap, per evitare problemi ai stranieri in caso di incidenti...in realtà impone ai turisti di visitare la citta, le zone limitrofe ed il sito!!!!, solo accompagnati da locali in moto, tuk tuk, taxi, minivan, somari, bus turistici, calessi, skateboard o rollerblade!!, l’unica possibilità di farlo da soli è la bici.
Ma il sito è abbastanza lontano e piuttosto enorme quindi per visitarlo si necessità del biglietto di tre giorni, 60 dollari!
Capita la “legge”???
Ho tentato anche di parlare con la polizia (dopo una estenuante ricerca della “caserma” che mi ha portato nei pressi del fiume tra baracche e popolazione – vera -  grazie alle indicazioni locali…grazie, tra 1 km era la frase, l’ho chiesto a 6 persone, facciamo il conto?) dicendogli che volevo visitare le zone fuori dalla città, come i villaggi galleggianti e altri siti nella provincia, mi hanno risposto tour operator…ad ogni modo mi sono dovuto arrendere e anche se parecchio scocciato ho deciso di visitare Angkor con un motobaiker tramite la mia guest house.
La partenza per la visita è alle 4 del mattino in modo da arrivare per l’alba e cominciare il lungo giro.
La sera tento di aggiornare il blog sulla terrazza wifizzata della guest ma incontro il neozelandese di ieri.
Incontro…me lo trovo affianco al mio divano profumato come un prato di lavanda, ingellato, jeansato e camiciato, con tanto di pilu masculo in bella vista, occhio leperino e atteggiamento yeah.
Ti posso offrire una birra?
Certo rispondo, una birra non si rifiuta mai J
Torna e comincia a parlarmi a raffica del suo lavoro, situazioni sentimentali e confusioni interiori…io capisco la metà di quel che dice ma ad un certo punto capisco a pieno i messaggi del suo corpo.
Braccio sinistro dietro il mio schienale e destro saltellante sulla mia coscia.
Disteso ma lievemente imbarazzato gli faccio notare quanti bei giovanotti e giovanotte ci sono intorno a noi ma lui continua a fissarmi negli occhi senza dar peso ai miei “messaggi” fino al punto in cui, con molto tatto ed ironia, gli faccio presente che la mia costituzione genetico-italica cozza con le nuove frontiere del piacere globale e che da anni, e per le prossime reincarnazioni, sul posteriore dei miei underware  c’è scritto “non creeedo…”.
Il momento è stato piuttosto imbarazzante, per lui, ma decisamente divertente per me.
Con un gentile e reciproco sorriso ci siamo congedati…buona notte “all blacks” niente cucchiao di legno quest’anno!!!!
Tutto ciò mi inquieta però, ormai da quando sono partito gli unici ammiccamenti ricevuti sono stati da un ventenne inglese brufoloso abbandonato in lacrime su un pontile di legno, due lady boy parecchio assatanati, un fotoreporter scozzese cinquantenne amante dell’Italia, un buisnessman tedesco trentenne ed il manager neozelandese…devo cominciare a preoccuparmi?? L.
Alle 4 del mattino mi ritrovo dietro un motorino sgangherato direzione Angkor, tutto buio, poche persone in giro ed aria frizzante.
Arriviamo alla biglietteria e mi dicono sorrida please…”click” e stampano un biglietto con la mia foto valido tutto il giorno…alle 4 del mattino sorrido per 20$ di ingresso e 16 di motorbiker????
No guarda dimenticami…
Il tipo mi lascia ad Angkor Wat prima dell’alba proprio quando una marea oscura di turisti si reca verso l’interno.
Quando sorge il sole lo spettacolo è davvero emozionante, io giro come un pazzo scattando foto (non riuscite) mentre gli altri si siedono in giro a godersi lo spettacolo dell’alba che di perse è sempre un gran vedere, alla fine mi faccio rapire dai tenui colori del cielo che di rosa, arancione e celeste incorniciano il tempio, che meraviglia, e ogni giorno…quante ne ho perse nel mio frenetico esistere...
Durante il giro del tempio un briciolo di orgoglio patriota fa capolino, parte del tempio è in restaurazione (a dire il vero tutto il sito lo è e tutti i paesi del mondo se ne sono fatti carico “pezzo pezzo”, tutti!) e il paese che lo sta finanziando è proprio l’Italia con un ingente somma di danaro.
Lo so in questo difficile periodo economico può sembrare inopportuno esserne orgogliosi ma il luogo merita più di ogni mia più fantastica immaginazione.
Riparto e continuo la visita con il mio sfaticato rider che tenta di propormi la gita ad un "poligono" di un suo amico dove posso usare pistole, mitra, bombe a mano e bazooka, io gli rispondo con dei scappellotti sulla nuca; continuiamo a girare per l’immensa area sostando in molti luoghi ma alle 12 del mattino la mia fotocamera è totalmente scarica quindi decidiamo di tornare in città per il pranzo e la ricarica…e perché ci sono 15000 gradi e milioni di gradini.
Dopo un’ora ripartiamo e torniamo al sito, continua il nostro tour in questo vastissimo luogo, non lo visiterò tutto, è impossibile in un giorno, ma quel che vedo mi sorprende.
Come le mie sensazioni che non riescono a contenere le emozioni evocate da tutto questo, non mi dilungherò sulla descrizione di ogni tempio, edificio, costruzione, non ce né motivo, è un luogo visceralmente emozionante, c’è qualcosa di inspiegabile e magico, altro che immagini, documentari e film, è l’opera umana più bella vista sin ora, ogni pietra, ogni bassorilievo, immagine, forma, parlano una lingua invisibile, impercettibile, per non parlare di quella mistica fusione con la natura che per centinaia d’anni l’ha tenuta nascosta, protetta, modificata e assimilata nelle sue geometrie...è indescrivibile.
Spero che le foto, in parte, possano farlo.
Siem Reap è una cittadina nata esclusivamente per Angkor, per “parcheggiare” i turisti e accontentare le loro smanie, le poche vie del centro sono lo specchio del vecchio continente, bar, ristoranti, massaggi e souvenir, nemmeno il mercato (tranne quello gastronomico) mi incuriosisce quindi…partenza per Phnom Penh.
Per pranzo sostiamo in un villaggio con il solito ristotrash e i bacarozzi farciti nel buffet, ma stavolta quello che mi colpisce, oltre l’improvvisa materializzazione di persone senza arti e in divisa militare in cerca di elemosina, è una bambina di circa 7 anni che gioca poggiata ad un muro.
Gioca con qualcosa tra le mani che da lontano sembrano giocattoli colorati…da vicino si rivelano una mantide religiosa di un verde accecante grande come una barbie e una farfalla gigante con le ali forate.
La dolce bambina sorridente sta dando da mangiare a ciccio bello…brrrrividi.
Arriviamo a Phnom Penh e mi faccio lasciare nei pressi del Boeng Kak Lake, dove si trova la guest house indicatami da Reiji, il curioso giapponese conosciuto a Siem Reap che gira da tre mesi l’Asia con uno zainetto tipo invicta mezzo vuoto, grande penso io, ma appena raggiungo il luogo consigliatomi percepisco subito la mancanza di realtà del nipponico.
L’area intorno al lago è praticamente uno scannatoi per turisti di 500 mq, 3 stradine minuscole piene fino all’inverosimile di agenzie, tuk tuk e motobike assordanti e menzogneri fino al midollo, ristoranti western e guest house, quest’ultime economiche vero, ma costruite “palafittatamente” sull’acqua e parecchio traballanti.
Mi sistemo in questa baracca proprio nella “suite” sul lago, ma dopo la notte passata ad ascoltare gli incessanti "lavori" tra tetto, muri e travi dei roditori giganti ospiti, decido di spostarmi nella comoda, pur se microba, camera dell’edificio di cemento accanto…e pagando di meno per giunta, nipponici!!!
Passo 4 giorni girando per la città ma in un clima allucinante per via della nevrosi suscitata dalla continua, inarrestabile insistenza con cui i motobikers e tuktukkari ti fermano; è una cosa insostenibile specie nelle vicinanze di un zona turistica, mai provato così fastidio in tutto il viaggio, ogni metro, cm, ti seguono e ti chiedono addirittura perché.
Inutile spiegare loro che visitare un luogo vuol dire camminarci ed osservare, ti dicono sorridenti you froreigner, motobike????J
NOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO
La città non è male come pensavo, solo un pò troppo occidentalizzata, piena di edifici e compagnie straniere, negozi e ristoranti cinesi, auto e moto, una trafficata e complicata città.
La zona davvero carina è quella vicino al museo ed il palazzo reale (visita interna al palazzo assolutamente da evitare, interesse zero, specialmente la silver pagoda che di silver ha solo 4 piastrelle di argento spesse come il domopak alluminio e coperte da tappeti!!) li ci sono anche parecchi alloggi e locali carini, anche se i prezzi sono un po’ più alti.
La città non offre molto da vedere tranne i musei, il Wat Phnom, tempio sulla collina nel centro città, che pur essendone il “cuore” non mi ha suscitato interesse, il museo del genocidio S-21 e il Choeung Ek, uno dei Killing Fields, i campi di sterminio dei khmer rossi di Pol Pot…
Ho visto solo quest'ultimo, letto le storie e le atrocità, viste le fosse delle quasi 10000 persone trucidate atrocemente per risparmiare i preziosi proiettili, maggiormente donne e bambini, sconvolgente, come la stupa di plexiglass contenente circa 5000 teschi e il piccolo museo che mostra tra l’altro una breve descrizione del processo agli esponenti del regime.
30 anni sono passati, un processo farsa così come tutti quei falsi, tronfi benefattori occidentali delle “nazioni unite” che hanno lucrato e approfittato in tutti i modi (e continuano a farlo) di un paese e di un popolo che ancora oggi porta negli occhi i segni di quel recente terribile passato.
Che vergogna l’uomo, gli interessi, il potere, il danaro...provo un orrore pari a quello che provo per gli assassini, un orrore che non tormenta solo il corpo e la mente ma priva di qualcosa di più profondo...l'anima.
Killing fields, Choeung Ek, l’ingresso è a pagamento e ovviamente gestito da una società straniera.
Nefando.

Andrea, Phnom Penh