"Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché.
I loro desideri hanno le forme delle nuvole."

Charles Baudelaire

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domenica 22 novembre 2009

Well Come to Iran...

Partenza da Van 9 del mattino, tipico bus confort turco, io e altre 12 persone 5 delle quali sono della”compagnia”, nessuno parla inglese e nessun italiano parla turco o farsi, il cielo è coperto, ovvio, il paesaggio è aspro, totalmente di montagna, il viaggio disagevole, lento per via delle strade in pessime condizioni, alcuni distributori di benzina abbandonati e un paio in funzione, incrociamo solo minibus e camion.
A bordo siamo io, un paio di iraniani e qualche turco, alcuni li lasciamo sulle montagne (?), a colazione uno dei “faccendieri” (ho poi chiamato così i “Stewart” di questo ultimo bus turco), mi offre la colazione (uno di quei dolci turchi fatti di pasta di mandorle e pistacchi, passati nel miele e fritti, hanno forma di pretzel), l’hanno offerta solo a me stranamente non a tutti, si erano riuniti dietro dove mi ero sistemato io ma ho rifiutato, alle 10 del mattino uno di quei cosi può uccidere senza centerbe…
Si sale e la neve sia fa vedere, man mano diventa sempre più presente per poi scomparire e riapparire km più avanti, un continuo saliscendi impervio e suggestivo, i colori cambiano continuamente, e rimango come al solito magnetizzato, adoro la montagna…fin quando non cominciano le torrette, gli appostamenti e i posti di blocco, almeno tre prima del confine, vicino paeseotti trasandati e caserme, spiegamenti militari sempre più presenti.
Ai primi due il faccendiere più furbetto scende sempre portando qualcosa con se, scatolette d’acqua, pacchetti di sigarette (sempre più strano sto viaggio) e procediamo.
Al terzo, l’ultimo prima del confine, ci bloccano proprio, salgono i militari prendono i passaporti e il soldato mi guada e dice tu vieni con me, yahooooo che ho vinto? nulla, sei l’unico imbecille straniero che varca il confine col bus, devi riempire un modulo, ok, fatto! si riparte.
Mentre arriviamo uno dei tipi, il più st***o, cerca di domandarmi cosa vado a fare in Iran, turismo dico, e lui si guarda intorno e dice yu farsi? No guada ho smesso, al massimo mi fasi ma costa troppo…gli dico no ovviamente e si guardano tutti con aria interrogata mentre lui fa un ghigno (come per di ma questo dove pensa di andare??)…st***o penso io.
Arriviamo al confine e sulle cime dei due monti che si “osservano” i cartelloni contrapposti, la faccia di Ataturk dalla nostra parte, le facce di Khamenei e Khomeini dall’altra, si scende, il bus va da solo noi dobbiamo entrare nell’edificio comune, timbrare l’uscita dalla Turchia, il poliziotto mi sorride e timbra, ah, simpatico, e l’entrata in Iran, facciamo la fila controlla e tutti vanno avanti, tocca a me, il policeiranianman mi guarda, guarda il passaporto con il visa, mi riguarda e mi fa cenno di chiudere la porta, ecco lo sapevo.
Ho bloccato la fila, la gente dietro di me (c’erano altri tra bus, macchinette, bob…) comincia sbuffare, il poliziotto dietro un altro ufficio comincia a chiamare tutti i numeri, è solo, in difficoltà e un po’ imbecille, dopo 10 minuti mi fa, con tono aggitatello, domande in farsi a cui io rispondo sorridente in inglese e lui mi ridomanda in farsi e la gente dietro mi dice (in farsi), digli di si digli di si, gli dico bale, la mi prima parola farsi, lui smette di sudare si calma e in soli 3 minuti riesce a far pressione su quel ca**o di timbro, manco ci fosse la nitro…il faccendiere mi aspettava al di là della porta a vetro con faccia evidentemente tesa….comunque passo, poi ci ripensa e mi richiama, lo riguarda e mi ridice vai, e io dico tu sei un cretino!!!!(il visa è scritto in farsi il passaporto è stato inviato in Iran ce lo hanno appiccicato e me lo hanno rispedito, l’ho pagato quanto il tuo stipendio di un mese microcefalo!)
Appena varco la porta c’è uno che da un tavolino mi chiama, ha un libro enorme su cui scrive gli ingressi (n’altro?), mi chiede in un inglese nipponico, nome, cognome, bla bla, la sua prima destinazione? E che ne so? DOVE?! Tehran, la prima città che mi viene in mente, il cognome di suo padre? Nisba, nuu tengo, vuoi quello di mamma o di zia? Vabbè vai…insomma dopo un’ora superiamo il confine…
Da qui cominciano i magheggi dei faccendieri, subito dopo il confine ci sono delle baracche casupole e il bus di tanto in tanto si ferma, sbarca uno dei tipi e comincia a scaricare scatoloni a casa di uno, buste a casa di un altro, un bombola del gas (?) e così via, il tutto era dietro nei posti a sedere sotto i sedili non me ne ero accorto e casualmente neanche i militari che hai posti di blocco salivano a controllare…ecco sigarette e acqua…al primo dei posti di blocco iraniani, sotto la neve, sale il capo dei militari in pantofole, controlla un pò in giro, guarda tra le mie mani e vede la lonely, che libro è questo?? ( che palle!!!!), gli spiegano tutti intorno che è una guida, sono un turista e vengo dall’Italia…ah Italia, qua la mano amigo, mi sorride e scende… ma sono su scherzi a parte??
Insomma per arrivare in Iran siamo partiti alle 9 e sono le 16, che giornata allucinante…
Poco prima di arrivare a Orumiyeh, prima “cittadina” Iraniana nonché fine della corsa, mi si avvicina uno dei tipi, il più giovane, avrà avuto vent'anni non ha detto una parola tutto il giorno era sempre imbronciato, e mi indica la guida, gliela passo e comincia a indicare le città dell’Iran scritte sopra, comincia a sorridere e quando alla fine trova il piccolo frasario farsi-inglese finalmente tentiamo di comunicare, e nonostante lui affermi di parlare inglese a differenza dei suoi connazionali (bene penso io), il suo vocabolario comprende al massimo 15 parole e lo capisco è come se io dovessi imparare la sua lingua, difficile, insomma passiamo l’ultima ora di traversata così, tra una parola e un sorriso, mi dice di essere iraniano proprio della città dove stiamo andando, adora l’Italia Roma soprattutto, e vorrebbe andarci un giorno ma dalla sua faccia capisco che…vabbè, poi ad un certo punto mi dice che quando arriviamo mi da una mano a prendere il bus per Tabriz, io gli dico di non preoccuparsi e dia andare a casa, ma lui insiste in un modo che non gli posso dire di no, davvero.
La neve scompare prima di arrivare ma la pioggia è una piaga, arriviamo alla stazione dei bus ed è un vero delirio, caos mai visto prima, scendiamo e lui mi dice di seguirlo dobbiamo cambiare i soldi, ma è tardi ed è tutto chiuso, proviamo con quella specie di agenzie che sono li una attaccata all’altra tra militari, venditori, povera gente e quant’altro, panico, non accettano dollari, euro, lire turche, solo rial, i truffaldini del cambio se ne sono andati è tardi fa buio e non riusciamo a cavare un buco, lui mi porta di qua e di la, chiama quelli che conosce ma nulla, non si trova nessuno, in più l’unico bus per Tabriz è appena partito, troppo tardi, gli dico di lasciar perdere troverò una sistemazione e domani vedrò.
Niente, nulla da fare mi deve aiutare ad ogni costo, è straordinario…va dal faccendiere st***o che intanto smagheggiava con un altro tipo di un’agenzia, con casseforte dietro la scrivania e sigaro in bocca, da film, ma quello gli dice in pratica cazzi suoi lascialo fare chissene frega, mai, insiste insiste in una maniera decisa, e quello tira fuori manate di soldi dicendo non posso, allora il ragazzo tira fuori l’unica banconota che ha 5000.000 rials, 35 euro circa, e lo stronzo fa a me dammi 100 lire turche, me le cambia e ne da 80 a me e 20 a lui, il ragazzo si sente sollevato (lui) è riuscito a cambiarmi i soldi, ma non contento mi trova il modo di andare a Tabriz, parla con certi dei taxi e ne contratta uno per me a 3 euro, saranno se non erro 300 km, mi fa sedere e sorridendo mi dice aspetta che ti chiamano ok?, io gli vado dietro esco per salutarlo, gli voglio dare almeno i 20 tl che il bastardo mi ha cambiato ma lui assolutamente no, mai, insisto, insito e lui no e, allora gli do il pacchetto di sigarette ma nulla riesco a dargliene una sola non vuole altro, e mentre se ne va mi dice qualcosa su Allah indicando con un dito il cielo e salutandomi con la mano destra sul cuore, due volte, e sorride…solo dopo mi sono reso conto che se non ci fosse stato lui non so cosa avrei fatto in quel delirio, purtroppo non ricordo il suo nome, non riuscivo nemmeno a pronunciarlo quando me lo ha detto, ma ci tengo a ringraziarlo con tutto il cuore, non lo dimenticherò mai.
Mi ritrovo nel taxi seduto dietro con moglie, marito e marmocchio iraniano di circa 5 anni, un ragazzo accanto all’autista, siamo compressi, il riscaldamento è a palla e il traffico indescrivibile, piove a dirotto è buio pesto e le leggi della fisica automobilistica sono ormai totalmente infrante, spesso mi ritrovo dei fari nel finestrino…benvenuto in Iran.
Mentre voliamo sulle strade inesistenti il marmocchio comincia a sgranocchiare pistacchi, ne da una manciata alla mamma, al papà e a me, dico di no ma inutile sgranocchio pure io, il coso non sta fermo un attimo e nei pochi centimetri rimasti liberi nel taxi rimbalza e strilla che è una bellezza, alla fine il papà e la mamma se lo palleggiano ma niente.
Procediamo verso Tabriz e pure qui posti blocco, e che min***, ogni 50 km ce ne è uno, il taxi si ferma l’autista entra nella stazioncina riesce e si riparte, sempre così.
I sorpassi sono da play station, se non c’è almeno un tir che viene di fronte inutile tentare, aspettiamo il prossimo...dentro di me i dubbi, ma non potevo dalla turchia farmi sparare con un razzo in Pakistan??
In macchina cominciano le prime curiosità, mentre il bacarospo schiaffeggia l’autista il padre mi fa delle domande, non in inglese nemmeno in italiano, comunque tra gesti, sorrisi e spaghetti riusciamo a comunicare, mi chiedono dove dormo e se ho prenotato, no ovviamente ma gli dico si, a se no venivi da noi, appunto, col bacarospo??no grazie, e mentre il suddetto ormai ha capito che l’unico a cui rom***…sono io cominciamo a giocherellare tra le risa dei genitori, a degli occhioni neri stupendi non potevo frullarlo dal finestrino.
Arriviamo a Tabriz, ma prima di scendere la simpatica famigliola dice all’autista di accompagnarmi all’albergo, quello fa capire che il suo compito consiste nell’andare da stazione a stazione non è taxi di città, niente, la famiglia a sempre ragione e costringe il felicissimo omino a portarmi in albergo in pieno centro, certo non è lontano ma…non conoscevo il traffico iraniano, almeno fino ad oggi.
C’abbiamo messo più per arrivare in albergo che in città, l’autista era livido in volto ma io dopo 13 ore ai confini della realtà ero davanti all’Hotel Mashhad Guesthouse.

Andrea, Tabriz

sabato 21 novembre 2009

Solo per puntualizzare...

Sono QUI da tre giorni, dopo la Turchia e prima del Pakistan, vorrei postare foto e quant'altro ma la "rete" da queste parti fa un pò i "capricci"!!!!! mah...
A breve novità.

p.s. però il paese e la gente sono stupendi.

Andrea, Esfahan, Iran.

martedì 17 novembre 2009

"L'incantevole", forse, è della natura...




Il paesaggio verso l'Anatolia centrale cambia notevolmente, la visuale si allarga e netti si vedono i monti in lontananza, le luci si fanno sempre più lontane delineando la forma dei piccoli paesi e finalmente si apre il sipario sul suolo della Cappadocia...non so descrivere il tutto, ti riempie gli occhi...lo spettacolo è fiabesco, comunque arrivo a Goreme, io, un pò di coppie giapponesi e anglosassoni e una coppia non etero, ma molto punk, ognuno si dilegua nel micro otogar alla ricerca del suo giaciglio, ci saranno 100 abitanti a Gereme e almeno 200 sono le attività, tra market, rent tutto, hotel, hostel & cavehostel, cioè gli alloggi con le camere/dormitori ricavati dalle rocce di tufo calcareo, e tutto appare un pò strano e fa freddo, davvero freddo.

Alloggio in una pensioncina molto naif, gestita da una coppia turco-scozzese, lei turca e sembra scozzese, lui scozzese scozzese, si sente dall’accento infatti capisco la metà di quello che dice, fortuna parla poco; sono in un stanza da tre, con il bagno in comune, con altre 8 stanze, ma vista la stagione, non c’è nessuno tranne una coppietta e l’atmosfera è molto familiare.
Appena arrivato anche se stanco decido comunque di fare un giro per il paese, ci metto 98 secondi, allora vado in cerca di una dimore più consona al luogo in cui sono, e ricominciano le scarpinate…giro, chiedo, vedo ma i famigerati cavehotel, sono piuttosto cari, almeno quelli realmente ricavati dalle caverne dei “camini” (molti e belli sono in zone limitrofe a Goreme) e paradossalmente anche se bassa stagione i prezzi lievitano per via dei riscaldamenti, e che cacchio!, quelli più accessibili sono in realtà appoggiati ai camini ma l’interno è quasi sempre ristrutturato a mò di caverna quindi decido di interrompere le ricerche, mi tengo la mia calda pensione.

Dopo un po’esce uno spiraglio di sole quindi mi diriggo immediatamente verso l'Open Air Museum, a metà dello stradone che passa dietro il paese e arriva fino al sito, (in salita), ci sono i due itinerari per passeggiare nelle "red" e "green" Valley mi pare, rispettivamente di 5 e 3 km (i “cartelli” sono da decifrare, così ì sentieri), ma decido di farle in seguito.

L’Open Air Museum non è enorme, consiste in un gruppo di chiese rupestri scavate nella roccia vulcanica dai monaci ortodossi cristiani (1000 d.c. circa, anche se le prime abitazione pare siano datate 2000 a.c), le testimonianze più importanti in Turchia, ci sono "camini" con grotte, chiese, e affreschi perfettamente conservati (in parte ristrutturati), insomma una piccola cittadina con molte chiese e tracce della vita quotidiana del periodo, incantevole davvero, tanto che ci passo un paio d’ore almeno, anche perché ci sono cmq gruppi di turisti e accedere alle grotte a volte richiede tempo per salire le “scale” e per le dimensioni dei spazi, in pochi possono accedere, ma con la solita calma mi godo il sole e il panorama…poi decido di scendere e fare altre foto in punti che avevo individuato e a metà delle mie arrampicate puntuale il cielo si chiude (ma stavolta è stato anche meglio, mi ha concesso alcuni scatti meravigliosi) e non mi resta che ritirarmi mestamente in albergo (solo 1 km oggi, bene).

Il tempo non da tregua e la temperatura si abbassa, fa freddo e rimango quasi tutto il resto della giornata in stanza; il giorno dopo non decide proprio di mollare quindi esco giusto per avere informazioni sulla zona e pranzare, quando finalmente smette di piovere approfitto della poca luce rimasta del pomeriggio per tentare uno dei due percorsi che comprende anche la chiesa del Nazareno, la pista è impraticabile vista la pioggia dei giorni precedenti ma decido comunque di proseguire, arrivo alla chiesa e ovviamente è a pagamento, a dire il vero è un piccolissimo "camino" e non so cosa ci possa essere dentro di così importante per pagare l’ennesimo biglietto in più quindi dico all’omino che sbuca da un cavernetta vicino (cioè tutto il giorno insaccato lì dentro per far pagare il biglietto?? Mah..), che non né il caso e continuo il sentiero, faccio ancora scatti alla vallata di fronte, arrivo fino alla fine e dopo un po’ sbuco, da dietro una roccia, in una specie di frutteto nascosto, con una grotta chiusa da una porticina con lucchetto e due strani tubi in plastica che escono fuori dai lati (molto inquietante), mi giro e non c’è praticamente nulla, tranne un muro di cemento, fine del sentiero…meglio andare, torno indietro e vabbè, dico solo che tra acqua e fango non mi volevano più far rientrare in albergo, che sfiga!

Ultimo giorno a Goreme, mi alzo piuttosto amareggiato (e fortunatamente senza 40 di febbre), il cielo è ancora plumbeo e un po’ mi deprimo, ma esco ugualmente secondo i miei piani, affitto lo scooter e faccio il giro delle altre vallate, pioggia o non pioggia!

Contratto per 4 ore, anche se ce ne vorrebbero 6 forse, pago e parto, dopo 10 minuti e le mani completamente congelate un miracolo, il sole (lo so che è troppo scomodarlo ma dopo gli ultimi 4 giorni…), questo mi rallegra parecchio e finalmente mi godo in solitaria tutti quei posti che da tempo mi ero immaginato, in più con l'assoluta libertà di muoversi con uno scooter e arrivare ovunque, (cioè quasi, in uno dei miei off road a momenti ci rimanevo per via del fango, fortuna che me la cavo bene sulle due ruoteJ).

È davvero bello perdersi in questi posti, pochi al mondo credo siano così suggestivi, quasi magici, nonostante tutto sono stato fortunato l’ultimo giorno è stato grandioso e non contento il pomeriggio fiiiino al tramonto sono andato anche a esplorare il sentiero più lungo, davvero un’ottima giornata, peccato che alle 22 ho il bus per Van, 14 ore di viaggio…

Ci fermiamo per la seconda sosta alle 8, scendiamo tutti e mentre il solito omino sbuca e comincia a pulire il bus (a ogni stop arriva qualcuno con la scopa o l’idropulitrice…mah), ci dirigiamo a fare colazione, lo chef consiglia zuppa di lenticchie, ma sono le 8 del mattino? vabbè andata, fa troppo freddo e non mi va di parlare in malese col turco…ripartiti mi rendo conto della differenza tra l’Anatolia “inoltrata” e la Turchia, non c’è davvero nulla, il paesaggio è davvero ostile, pochi villaggetti con capre e mucche (in mezzo al traffico locale, ma sono in india??) strade rovinate, case sparse quà e là tutte con il tetto di lamiera argentata, tutte!, i pochi bambini giocano in strada con gli animali, vestiti di molto poco, qui non ci arriva la “turchia” di pochi giorni fa…

Prima di arrivare a Van, mi si appiccica lo stewart del bus, che rompe il ghiaccio facendomi i complimenti per la performance notturna (simpatico, macchè devo faaaaaaaaa???), “comunicando” con lui mi rendo conto che l’aria è nettamente cambiata dalla Cappadocia, poche sono le sue parole di inglese ma ci capiamo, lui con la mia lonely in mano e io che interpreto; gli piace tanto l’Italia anche se non c’è mai stato e siamo brava gente, è sposato con due figli, mi mostra le foto, è curdo e non ben visto dai turchi, mi dice questo è un problema, il governo nemmeno ci vede, ci emargina, e il Pkk se ci prende ci uccide (non lo dice ma fa un cenno passando la mano sul collo, non è barba..)…bene.

Trascorriamo così comunicando il tempo rimasto per arrivare, è estremamente gentile e curioso, lui stanotte dorme a casa e domani riparte per Istanbul per poi tornare 4 giorni dopo e così via…stiamo passando intorno al lago, il più grande della Turchia mi fà, è così “minerale” che le donne quando ci lavano i panni non usano nemmeno il sapone… ma osservando i suoi occhi mentre mi parla, appaiono ai miei molto più profondi e “minerali” di qualsiasi lago Turco.

Arriviamo in otogar ai confini della realtà, persone con sacchi, scatoloni, buste, che si accalcano nelle poche auto e molti minibus, nemmeno scendo e già taxi taxi, mi giro e chiedo al “mio” stewart dove m…devo andare, e lui mentre aiuta a scaricare gli altri chiama uno e gli dice di farmi salire sul mini per Van, vai segui lui e mi sorride, contraccambio e lo ringrazio profondamente…partiamo belli compressi, il minibus scorrazza sereno nel traffico in totale assenza di codice stradale, un altro "must" turco, ogni tanto l'autista si gira e urla una parola, si ferma scendono i scatoloni e i sacchi con sotto un omino, macisti...alla fine mi fa scendere in centro (lo percepisco) e comincia la mia 2 giorni “Vannista”.

Nulla di chè, la città è “famosa” per i resti della cittadella del 900 con numerose tombe rupestri (non pervenute), proprio sul lago, bella, ma trascurata, anarchica, "abitata" da ragazzi e ragazzini che ciondolano lì tutto il giorno, piccoli lucignolo della parte più povera della città; l’isoletta di Akdamar, dove c'è la Chiesa della Sacra Croce 1000 a.c., oggi museo, alcune moschee e il misterioso Gatto di Van, che non si sa dove sia (in qualche riserva/zoo dicono) o se esista ancora…i gatti che ho visto io hanno i costumi degli attori locali, molto diversi dal “paese” precedente, con etnie diverse e rughe molto profonde, difficoltà e stili diversi, molto.

Un ragazzo, molto disponibile che lavora in albergo, mentre mi accompagnava ad un minibus mi ha detto, io sono curdo e il governo ci odia, non ci vuole, vivere qui è come vivere…hai presente hitler o mussolini? ..un po’…beh, è proprio così, nazismo...

Di scrivere non ho più voglia, ma di sperare in sentimenti che non siano sempre così riluttanti sì, sempre.

Andrea, Van






Mamma li turchi...



Terminato il mio tempo ad Istanbul, con la solita nuvola di fantozzi alle calcagna, rimedio un bus per Selcuk, cioè mica semplice, vado al tourist informatione e come immaginavo non hanno idea dei mezzi di trasporto turco (?), chiedere alle compagnie in centro, ovvio!!! comunque indosso la mia faccia tosta e vado.
Il simpatico interlocutore mi dice di avere tutte le informazioni del caso poi però mi chiede cosa ho visto fin'ora, cosa voglio vedere e dove vado (ummm..), tempo pochi minuti e me lo ritrovo a programmare il tour turco di tutte le meraviglie nazionali fino alla mia "mollata" in qualche paese vicino il confine, un'oretta ed ho in mano il preventivo con gli spostamenti, gli alloggi, le entrate nei vari siti, ecc... in più non rischio di sfracellarmi per la Cappadocia affittando uno di quei "scooteracci" pericolosi...ah, saremo al massimo una cinquantina di persone, intimo no? bene faccio io, ma il bus per lì? a guarda vai alla stazione dei bus e fino alle 24 ne è pieno, perfetto grazie, si ma il tour? no guarda io volevo solo sapere l'orario del bus per Efeso. :-)
L'otogar di Istanbul è un lunapark, ci saranno 150 compagnie con i propri uffici, per tutte le direzioni e tutte con i procacciatori urlanti che placcano qualunque essere vivente nel giro di pochi metri ti rincorrono quasi, uno spettacolo, e lì al n.26 con il mio urlatore di fiducia trovo il mio bus.
A differenza di quello greco, questo non spara musichette, bensì è tipo aeroplano, servizio con steuart che passano la merendina, l'acqua, tutto ciò di cui hai bisogno, in più ogni tre ore spruzza un disinfettante per terra, poi quello per le mani che ti versa da un boccetta (tipo quelle del ketchup nei fast food) che sa di detersivo per piatti (credo che lo sia, diluito), ma una salvietta umidificata no?? poi ho scoperto che viene usata ovunque, nei ristoranti, nei negozi, ovunque...
Arriviamo a Selcuk senza particolari inconvenienti, li vicino si trova Efeso, una delle sette meraviglie del mondo antico, nonché la casa della Madre Maria, dove tradizione vuole che abbia vissuto gli ultimi anni assistita dall'apostolo Giovanni, sono le 8 del mattino e nel piccolo otogar della cittadina già cominciano i taxi a chiedere dove vai, cosa fai, le solite insomma, io mi dileguo dopo aver mollato lo zainone ad una compagnia dei bus, ormai lo lascio ovunque, comincio a capire dove sono, chi sono e cosa devo fare (9 ore di bus notturno si fanno sentire).
Efeso è a 3 km, non ci sono bus pubblici ma solo taxi...umm già mi puzza, ok vado a piedi.
Arrivo all'entrata pregando che non piova, a smesso quando siamo arrivati e il cielo non mi piace, mi informo sui biglietti e mi dicono che il ticket comprende solamente l'entrata al sito archeologico ma non la casa di Maria Maddalena, si trova a 10 km sulla montagna...e io come ci arrivo?
Mi dicono di rivolgermi ai taxi, solo loro oltre ai pullman turistici, vanno sulla montagna...ma por...comincio a chiedere in giro e tutti mi mostrano lo stesso tariffario che comprende salita sul monte, attesa della visita e discesa con stop all'ingresso superiore del sito, la cifra è piuttosto elevata ma dopo una quindicina di minuti di trattative estenuanti riesco a dimezzare, italiano...
Arriviamo e la casetta di Maria è in un bellissimo boschetto, niente di che certo, ma la sacralità che si respira è reale, sia per i cristiani che per i musulmani, (anche se il tutto è gestito dallo stato con tanto di jendarme a presidiare..mah), ci sono parecchi turisti, tra cui un pulman di italiani (mi spiace dirlo ma insopportabili) e tra di loro??? un "collega" :-), piccolo il mondo eh?? però non lo conosco, ma posto foto... dov'è??
Da vedere c'è poco, si entra e si esce in fila e non si fotografa (tranne gli italiani!!!!!).
Riscendiamo e finalmente il sito, beh devo dire che è grandioso, non so quanti reperti ci siano ma sono una vastità e le parole non possono descrivere, magari le immagini lo faranno meglio di me.
Comunque verso la fine del tour le imprescindibili volontà del mio viaggio si presentano puntuali, si scarica la macchinetta (stavo per schiantarla contro l'imponente teatro!!!) e il cielo si chiude, in mezzo al parcheggio a 3 km dalla città!
Ero spacciato poi uno dei guardiani del parcheggio mi ha chiamato per farmi riparare sotto la tettoia del bucicattolo, mica dentro (che poi erano 3, 4 non si sa, tutti lì dentro in un posto che serve solo a far pagare l'entrata ai mezzi, in Turchia il surplus di "forze in campo" è un must, OVUNQUE).
Fine del diluvio i tre in più nella scatola di legno escono con gli stivali (?), si girano e mi dicono: funghi...buoni i funghi..mentre il capo stava dentro seduto che mi sorrideva dalla finestra con davanti una bacinella e ne puliva una busta, mamma mia ma dove sonooooo??? nel frattempo si aggregano a me due giapponesi e i simpaticoni ci dicono che forse passerà un minibus, ce ne sono tre al giorno che arrivano al sito ma dipende.. scusa ma da cosa!?!?!? e infatti non arriva... a piedi fino a Selcuk le giapponesi sarannò ancora lì!?
Il resto del pomeriggio lo passo in "città" tra la fortezza dove riposano le spoglie di San Giovanni, la moschea di Isa Bey ed un sito all'aperto proprio ai pedi della fortezza con uno spartano cartello che recita...no no lo posto!
Bene, Selcuk un giorno è più che sufficiente, quindi come al solito "repechigno" sull'alloggio e trovo un bus notturno per Goereme, Cappadocia, muoversi in Turchia in maniera disordinata è assolutamente semplice, direi familiare...altre 12 ore di bus..brvidi, però devo ammettere che sono comodi e assolutamente sicuri, poi dentro c'è sempre un gran materiale umano e viaggiando di notte passa, specialmente se ti spari 15 km a piedi ogni giorno come faccio, se non dimagrisco stavolta...unico problema di questa dolce traversata è stata la poca affinità con l'equipe, ci siamo "sostati" 2 volte per espletare formalità di ogni genere e tutte e due le volte mi sono ritrovato a rincorrere il bus per il piazzale dell'autogrill...riuscendo però a salire al "volo"...che simpaticoni sti turchi!!!!!

Andrea, Van

venerdì 13 novembre 2009

Ciao Grecia, scusa ma devo turcarmi



Il giorno dopo il felice incontro con i nativi di Atene mi sono diretto verso il confine, Salonicco precisamente, arrivato nel tardo pomeriggio di sabato ho trovato accoglienza presso il Bill Hotel (…), abbastanza vintage/spartan/muffan devo dire, ma economico, centrale e soprattutto c’era posto, non so come mai ma l’ostello ed altri hotel erano pieni, mah. La città è abbastanza carina, la sera ho fatto un lungo giro per il centro, un bel viale principale che arriva fino ad una grande piazza sul mare, pieno di locali e gente, davvero parecchie persone in giro specialmente giovani, movida sallonicca, però io sono stanco e devo fare il bucato, anche se pare che in Grecia ci siano dei giorni in cui non si possono stendere i panni fuori dalle finestre, non so quale legge sia, me lo disse il padrone dell’ostello di Atene, mah…comunque io sono forestiero, c’ho tre panni e devo stendere!!!
Il giorno seguente, dopo aver trovato un bus per Istanbul, cioè, lo ha trovato il mio gentilissimo padrone dell’albergo, altrimenti avrei dovuto prendere il treno solo cuccette e 70 euri, (no grazie, faccio l’autostop), mi sono diretto verso la città vecchia che naturalmente sta arroccata in cima alla città (viaggio in salita questo), a metà della sfacchinata tra una foto e un infarto, comincia a tirar vento, il cielo si chiude e viene giù un acquazzone terrificante, io naturalmente ero uscito con la maglia di cotone e senza giacca, nessun riparo in quel tratto di strada, non mi rimane che insaponarmi…fortuna dura una mezz'ora poi si riapre e io, zuppo, continuo la visita.
La parte vecchia è certamente quella che mi è piaciuta di più, con le sue mura medievali, le case colorate, i giardini, i vicoli e le viuzze gremite di taverne e ristorantini con tavoli all’aperto, tutti pieni e poi una vista dalla città al mare che lascia senza fiato…veramente affascinante e popolazione un po’ diversa da quella vista sin’ora, per via dell’influenza balcanica credo, i tratti somatici sono più gradevoli, comunque anche quì le persone sono davvero cordiali, curiose e l’Italia piace, ovunque è espresso, pizza, vespa, fiat, dolce&gabbana ect…, come dice Andreas, “greci e italiani una fazza una razza”, poi me lo spiegate…e infatti mentre mi nutrivo in un micro locale del centro mi si avvicina una ragazzo e comincia a parlarmi in un italiano un po’ stentato ( CATTANIIIIII!!!), e passiamo un po’ di tempo a parlare di calcio (meno male), è domenica e stanno controllando i risultati dei vari campionati per il calcio scommesse, che in Grecia ha lo stesso numero di fedeli della chiesa cristiana ortodossa, il 97%, praticamente pregano e scommettono (a proposito fino a qualche anno fa seguivano più il nostro campionato che il loro, ma dopo calciopoli si sono dati alla liga spagnola…altra bella pubblicità).
Purtroppo la Grecia per quanto bella continua a costare e poi devo andare, alle 22 parte il bus per Istanbul.
Notturno della durata di 11 ore, 11 lunghissime ore in bus farcito di turchi, armeni, kirghisi, bambini, matrone e scatoloni, alle 2, credo, attraversiamo il confine e comincia la micro odissea, tutti giù dal pullman per controllo passaporti al freddo e al sonno, in entrambe le dogane e in fatti trascorriamo un’ora e mezza in questo modo, allucinante...alle 9 finalmente Istanbul, casa, devo dire che questa città è favolosa l’adoro profondamente.
Ci siamo stati a capodanno, e me ne sono innamorato, sarà anche per i momenti felici di quel periodo….infatti scatto poche foto e mi godo il meraviglioso clima che trovo, sole immenso e 25 gradi, giro in maglietta che non mi sembra vero, la mia dimora è in sultanhamet, lo so è una zona turisticissima però è pieno zeppo di ostelli e pensioni ed io ho bisogno di riposo dopo la scorsa notte, e poi la lira turca è un piacevole cambio per gli euro tutte le spese si dimezzano, tutte, beh anche di più…sono riuscito a trovare un kebabbaro con i panini a 1 TL = 0,45 centesimi di euro, che pulciaro che sto diventando…
Sono stato tre giorni a Istanbul, in giro come sempre dalla mattina alla sera, tra vie, bazar, negozi, università anche più in là, lontano dalla zona turistica (posto foto di “lato b” della città), i giovani sono assolutamente come tutti quelli europei, jeans, i-pod, i-phone, ragazze all’ultima moda (proprio ultima no ma…), alcune con il velo colorato sul capo ma la maggior parte no, la trovo assolutamente in linea con i canoni di una qualunque città europea, ma con fascino tutto suo, e poi è il non plus ultra del merctatismo, dove ad ogni angolo chiunque ti vende qualsiasi cosa (ti puoi anche pesare ci sono quelli con i vari tipi di bilancia) ed è bellissimo mercanteggiare, peccato che a me non mi filano proprio, tranne i venditori di jeans, certo devo proprio essere vestito di m…vabbè.
Mi sono anche concesso una romantica gita sul bosforo, io e il mo zainetto da 25 lt, però due ore e mezza so veramente troppe pure per una coppia unita come noi!
Insomma, Istanbul mi conquista in maniera profonda, è una piacevolissima simbiosi di europa e medio oriente, assolutamente ospitale e sicura, per chi non ci fosse mai andato la consiglio vivamente.

Andrea, Istanbul

sabato 7 novembre 2009

Athena si, ma i cavalieri??



Venerdi 6 novembre, mi sveglio di buon ora per la mitologica visita all’acropoli di Atene, se non fosse per il nuovo nanotrash inquilino capellone scassaminch, sarebbe un’altra felice mattina, cmq, decido di affrontare le impervie rampe per l’accesso al sito, una volta arrivato (e aver lasciato i polmoni nel parco), mi trovo dinanzi una calca multietnica di gruppi turistici, italiani, ebrei, giapponesi e tutto l’ambaradan…vabbè, pago i miei 12 euri, con accesso a molteplici siti di interesse e comincio il mio personal Acropoli’s tour…dopo un’oretta in giro e qualche scatto si scarica la fotocamera…inutile descrivere gli aggettivi che hanno invaso la mia mente, ma sono le 10,30, nulla è perso, l’acropoli era stata completata, torno il pomeriggio e termino il tutto…

Mi reco in ostello, carico la camera e fatte ormai le 13, prima di dirigermi verso il museo archeologico nazionale, vado alla ricerca del curioso ristorante nei pressi del mercato comunale, di cui la guida (non mi fidavo), dice testualmente: locale senza insegna, ricavato da un seminterrato sotto un ex negozio di olive ormai chiuso, si vede a malapena, stanza fumosa con le tradizionali botti di retsìna (tipico vino greco), locale di venditori, poca scelta ma merita almeno un’occhiata…figurati se non ci vado e poi le guide che ne sanno de trash…lo trovo, entro e un signore semi addobbato mi dice di sedermi con lui (dice, mi trascina..), lo intuisco, ma la mia sedia è troppo vicina alle botti, arriva il ragazzo delle sardine (non delle seppie, Dario), e mi fa accomodare al tavolo di un signore ben vestito che accenna un saluto schivo (visto come ero vestito…), il ragazzo mi porta al bancone dove credo il padre, in un angolo con una griglia e tre pentoloni ribollenti mi dice di scegliere, na parola, zuppa di ceci con qualcosa dentro, zuppa di patate e zucchine con qualcosa dentro, verdura affogata nell'olio con qualcosa dentro, sardine alla brace o insalata…scelgo le ultime due tra i bofonchi controturistici del padrone (relativi ovviamente, sono solo pratici), mi siedo e arriva l’insalata assassina: piatto cupo di ceramica con blocchi di pomodori, cetrioli, peperoni verdi, cipolla rossa, pianta intera di origano il tutto immerso nell’olio crudo e semi di peperoncino…solo chi mi conosce sa che il peperoncino lo mangio a colazione, ma stavolta ci è voluta tutta la forza del mio palato per evitare di correre per le impervie scalette del bucicattolo e urlare a squarcia gola AIUTOOOOOOOOOOO (in greco per giunta)…cmq arriva l’altro commensale del signore ben vestito al tavolo, cominciano a parlare e mangiare in serenità, io arrivo alla mia 7° buonissima sardina e uno dei due dice “italiano?” , non avevo detto mezza parola giuro e di solito mi scambiano per spagnolo, cmq cominciamo a parlare in inglese e i due signore si rivelano estimatori sfigati di Roma e delle sue meraviglie, nonché di BERLUSCONI, e te pareva, il pranzo procede sereno tra battute politiche, meraviglie italiche e il pensiero degli italiani, inutile far capire che gli italiani non amano il berlusca, lo votano…cmq nemmeno loro lo adorano anzi uno lo ritiene ridicolo (e ci mancherebbe), l’altro, meglio sorvolare perché lo adora J, insomma per farla breve mi ritrovo loro ospite fino alle 17, parlando ridendo e scherzando su tutto, il signore più adulto si rivela amico da una vita del padrone (ah, il nome del locale è Diporto, così chiamato perché ci sono due entrate, una per ogni angolo...) e mi dice che questo è uno dei ristoranti più frequentati di Atene, è su tutti i giornali della città ma mantiene da sempre la sua meravigliosa semplicità (me ne sono accorto subito perché entrava ed usciva gente continuamente, c’era la fila, e i commensali erano quasi tutti di livello sociale elevato, nonostante i prezzi popolari ed il servizio “casereccio”), i due amici sono fantastici, se non sbaglio (scusate in caso), Theodoros fa l’insegnante al teatro nazionale e Andreas si occupa di poesia romana, greca ecc…insomma due personaggi incredibili che hanno accidentalmente stravolto la mia giornata e il mio "atenepensiero", certo ho rinunciato a finire il tour delle bellezze della città vero, ma ho incontrato due uomini eccezionali affabili e competenti, colti e veri signori, mi hanno impedito di pagare perfino il caffè, totalmente ospite della cordialità greca.

Ho passato una delle giornate più belle di sempre davvero, è proprio per questi improvvisi e leggeri momenti che ho deciso di viaggiare, stupirmi di ogni imprevisto conscio che qualcosa alla fine accade sempre… grazie Theodoros e Andreas, avete reso un semplice soggiorno un ricordo indelebile, ci vediamo a Roma, ma senza Silvio!!!!!



Andrea, Atene

“òpa, òpa”….si ma il vetril?




Arrivati a patrasso con un’ora di ritardo per via del mare sotto “taranta” (persino l’equipaggio era “lievemente” allarmato), riusciamo a scendere dal traghetto, ad attenderci il bus navetta gratuito del porto per la stazione, ma non solo, anche un diluvio di proporzioni inaudite, il tempo di fare 20 metri e siamo totalmente fradici, ci accompagna alla stazione dei treni (stazione) cubo di cemento con all’interno 2 sportelli e 2 file di tre sedili, e siamo a Patrasso 34° capitale europea, grande centro economico culturale della Grecia, bene...

I stranieri con me prendono il biglietto per Atene del pomeriggio (unica destinazione per tutto il giorno, solo poi scoprirò che le 5, 8, 12 corse di treni al giorno sono riferiti al periodo estivo…), io ci penso un attimo, interpreto i segnali del cubo di cemento e capisco che il treno greco non fa per me, di fronte, un po’ più in là (di nuovo fracicata immane), c’è la pseudo stazione dei bus (pseudo perché le stazioni solitamente in provincia sono market, bar, tabacchi e quant’altro..), decido di non andare direttamente ad Atene ma di fare un giro per il Peloponneso e prendo il bus per Olimpia, passando per Pirgos, l’idea era poi di proseguire per Sparta, Micene, Epidauro poi arrivare ad Atene, tutti patrimonio dell’Unesco e imperdibili meraviglie greche...

Giusto, sono in effetti tutti siti meravigliosi che evocano gli splendori di una delle civiltà più antiche della storia, ma nessuno ti dice quanto sia cara la Grecia oggi, almeno per me.

Sarebbe da dedicare un intero mese se non due per visitare tutti i siti di questo splendido paese, ma non è il mio caso, non è per questo che sono “sulla strada”, quindi dopo essere arrivato ad Olimpia, sotto il solito diluvio, decido di visitare il sito l’indomani e poi partire per Atene.

Nonostante la bassa stagione i prezzi sono troppo elevati, riesco a contrattare una stanza in una pensione decorosa, anzi più che decorosa e con una padrona di casa gentilissima (mi ha fatto un buon prezzo perchè credeva fossi uno studente, poi visto il passaporto a detto “ah italiano!!”, ma già avevo vuotato lo zainone sul letto J), è “bassa” stagione e l’unico dei 10 ostelli in Grecia è chiuso, mi concedo una doccia…(grrr).

Il sito è davvero bello, grande, patrimonio, ma…come dice qualcuno, una volta vista Roma è difficile trovare qualcosa di così bello ed integro, nonostante il caotico traffico, e in effetti il simpatico cumolo di sassi e le due colonne rimaste in piedi non stimolano la mia voglia di cultura Unescu…riparto, sul magico bus greco direzione Athena.

Bus dallo splendido pavimento plastificato (giuro), musica greca a cannone, quella con il mandulino (bouzouki) e quel simpatico strumento a fiato (?) che riempie ogni viaggio con i passeggeri che cantano in ogni ordine di età, davvero troppo, ma in fondo anche divertente lo ammetto, mi ammazzo un pò di risate.

Il viaggiare così è incredibile, sarà che non ho un itinerario, luoghi e siti da visitare, tempi da rispettare, tutto questo l’ho appena lasciato dietro di me, per un po’ almeno, e già da così poco mi rendo conto di quanto la mente faccia voli pindarici, non ascolto mp3, nn vedo tv e non leggo al momento, mi godo la confusione di un pensiero libero privo di vincoli ed obblighi quotidiani, capace di improvvisare e cambiare continuamente qualunque progetto…fantastico davvero, per questo viaggio.

Insomma il mio G.G M. Greco è assolutamente realistico, e per oggi vi evito i commenti sulle attività commerciali che non si reputano tali senza le due colonne o pilastri sormontati dal classico frontone triangolare, la tipica “capriata” credo, che invadono per il 90% gli immobili …spettacolo.

Ad Atene la mia dimora si chiama Youth Hostel Victor Hugo, tra la stazione di Larissa e piazza Omònia, zona non particolarmente raccomandabile, ma comoda e vicina al centro (e al mercato, una fissa ormai), in più il personale dell’ostello è grandioso, il ragazzo alla reception mi ha regalato la mitica lonely Middle East del 2006, l’ho cercata per un mese in tutta Roma dopo che Dario me l’aveva fatta vedere, ma con l’uscita della nuova edizione è introvabile, in più il padrone è una fissa, stiamo ore ed ore a parlare di tutto, compreso Silvio…vabbè, tutti non fanno che chiedermi di lui, grazie premier!!!!

p.s: oggi ho mangiato in bar del mercato, mega panino freschissimo, 30x10 cm, con pancetta cotta al momento, formaggio, melanzane grigliate, pomodoro, insalata e birra, per la modica cifra di € 3.20, la padrona non capiva che m…volessi quindi ha chiamato la figlia “lei parla italiano” dice, e in effetti qualcosa sapeva, gli chiedo se era stata in Italia e lei “Italia? no no, commissario Cattani…!” (la piovra)….grazie cinema italiano, grazie davvero.

p.p.s.s.: l’inglese al dì fuori di Atene è un po’ tabù (non che ad Atene sia così fluene), e i modi dei greci appaiono a volte un po’ rudi, sgraziati, ma è il loro modo di emettere il suono di una lingua così antica ed acusticamente dura.



Andrea, Atene

martedì 3 novembre 2009

Quel treno per Béri..




Partito.


Oggi inizia questo strambo viaggio in giro per il mondo, sono passate parecchie settimane dal mio primo post e francamente credevo sarei riuscito a partire prima, ma sbagliavo.


Le cose da fare e le tempistiche sono state più del previsto, come ad esempio la “materializzazione” dell’itinerario (ovviamente soggetto a parecchie incognite), l’attesa per alcuni visti, la discreta quantità di simpatici vaccini, l'assicurazione e varie cose da fare quando si ha l’idea di star fuori per qualche mese, ma alla fine eccomi qui, alla mezzanotte precisa tra il 1° e il 2 novembre (bene no??? J), alla stazione termini sul quel treno per Béri…si inizia da Bari, da lì traghetto per la Grecia poi Turchia, Iran, Pakistan, India, Nepal, Tibet, Cina (queste ultime due in forte dubbio...), Vietnam, Laos, Cambogia, Thailandia, Malesia, Australia. Questa è la prima parte, poi c’è da capire come raggiungere il centro America e scendere fino alla terra del fuoco…ma è già abbastanza ipotizzato fino all’Australia, dove con tutta probabilità sarà costretto a prendere il mio primo aereo (sempre che non trovi il fantomatico pescatore di gamberetti tal Bob La Macchia, che tempo fa ti portava dá un'isoletta dell´Indonesia verso Darwin), naturalmente vedrò strada facendo. Come avrete capito è tutto un po’ incasinato ma piano piano…


Ad ogni modo sono arrivato a Bari il 2 alle 6,30 del mattino, ed ho avuto il privilegio di constatare, (ce ne era bisogno!?!), che da quando sono partito per fare il militare, luglio 1994, le FS (ora Trenitalia giusto?), hanno conservato perfettamente il treno dell’epoca, davvero, stesso posto, stessi microrganismi, stesse fragranze e stessa “vista panoramica” dal finestrino (Nic e Lei capiranno), beh che dire, grazie Trenitalia.


Dopo aver raggiunto il porto e aver preso il biglietto per il traghetto, ho approfittato del tempo a disposizione per un breve tour della citta, comprensivo dell’immancabile sosta gastronomica e relativo piccolo full immersion nel colorito dialetto barese, uno spasso J, e per l’acquisto delle ultimissime cose da portare con me, manca sempre qualcosa, anche se sfido qualunque spillo ad entrare nel mio zaino…a proposito, il mio “equipaggiamento” merita un post a parte.


Approfitto di questo vero primo post per salutare tutti quelli che non ho potuto, e ringraziare tutti coloro che mi hanno aiutato, criticato, appoggiato e non condiviso, in questa folle impresa, grazie Dario, di dariodiviaggio, per l’infinita disponibilità e i preziosi consigli, cosi come Eddy di mondoviaterra, e poi Nicola per avermi sopportato come non mai in queste ultime settimane di deliri e crisi misticoparanoiche, la mia famiglia per aver compreso (non proprio con la massima serenità J), questa mia necessità, i miei amici e a i miei colleghi (grazie dei libri girls..).


Un saluto a parte a quell’orma mancante, la più importante…


p.s.: il traghetto è già uno spasso di suo, ma se si potesse evitare la festa della taranta sarebbe meglio, grazie!


Andrea, in qualche punto dello Ionio in tempesta.

venerdì 18 settembre 2009

È il primordiale che mi anticipa

Da oggi cominciano gli "ultimi" preparativi, ormai è più di un mese che mi adopero per rendere possibile il mio sogno, il mio viaggio, compiere il giro del mondo, col naso all'insù!
Fare due passi sul mondo, entrare in contatto diretto con luoghi e persone, percepire l'odore della vita in tutte le sue essenze, un viaggio lungo, lento, dritto, possibilmente senza aerei...
il percorso ipotizzato è già al secondo cambio di direzione, colpa dei soliti conflitti che l'uomo non riesce proprio ad evitare, ma in qualche modo presto prenderà la forma definitiva, non solo come itinerario di viaggio.
"ma chi te lo fa fare?", questo è quello che mi chiedono in molti e...non lo so, è un bisogno, una necessità, il costante desiderio di prenderti tempo, il tuo tempo, la possibilità di disegnare ogni giorno il tuo oggi, la curiosità, la ricerca di un qualcosa di non ben definito che a volte fa un gran chiasso dentro di noi, ora ho deciso di ascoltarlo.
cioè, ci provo :-)

il brodo, Roma