"Ma i veri viaggiatori partono per partire e basta: cuori lievi, simili a palloncini che solo il caso muove eternamente, dicono sempre “Andiamo”, e non sanno perché.
I loro desideri hanno le forme delle nuvole."

Charles Baudelaire

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giovedì 24 giugno 2010

Dalla Thailandia a "na camboggia"

Fatto il cambio di alloggio passeggio un po’ per la zona, prima lungo il fiume poi per i mercati vicino.
In vendita molte sciocchezze per turisti, abiti per thai e banchi di cibo proprio davanti ai ristoranti, c’è di tutto e tutto “cotto” al momento, tanti odori (anche sgradevoli) e colori che uniti alla calura fanno quasi perdere i sensi.
Contrariamente a quanto letto e sentito la zona farang non è assillante ne caotica, ma lo si deve certamente ai disordini visto che le vie sono sature di tutto, di negozi, ristoranti, agenzie, fish massage e qualunque cosa possa venire in mente.
La sera già annoiato dall'annichilente sfavillio delle insegne decido di camminare e trovare un luogo più tranquillo; attraverso un canale e noto una via con dei ristorantini thai (chinese-thai) tavolini all’aperto e locali.
Uno dei gestori, simpaticamente e senza esprimere suoni, mi catapulta su un suo tavolo dandomi menu, carta e penna, libertà di scelta…
Al tavolo vicino un donna occidentale che vedendomi abbastanza disorientato mi consiglia l’insalata che stava mangiando lei, bene oggi non devo far nulla J.
Cominciamo a parlare e appena gli dico che vengo dall’Italia comincia a parlarmi in un italiano perfetto.
È australiana ma figlia di immigrati italiani, come molti è qui per business, vende vestiti nei mercati intorno a Melbourne, la sua città, vestiti hippie per la precisione, lo potevo capire da me…oltre a questo fa anche altre cose abbastanza particolari, hippie direi, lavorando pochi mesi l’anno e viaggiando per l’Asia, incredibile, donna solare e  piena di energia positiva; dopo cena ci spostiamo in una micro libreria vicina gestita da un inglese che ovviamente vende anche birra, bevi leggendo no?.
Il posto è un po’ ai confini della realtà, ci sono 4 tavolini e gli ospiti “fissi”, un inglese piccoletto e panzato figlio del blues sempre a suonare dopo una buona dose di birra, un tedesco che vive a Bangkok da 9 anni vendendo pezzi ricambio per moto in Germania, un pensionato dell’est Europa ma scozzesizzato, e con la moglie sarda, che ha costruito barche per tutta la vita, un ragazzo africano che sta li da giorni ma nessuno sa il perché.
In questo animato e condito angolo trascorriamo il resto de l tempo a chiacchierare dei rispettivi paesi e vite, ma maggiormente dell’Italia e passo decisamente un bella serata in quella esilarante cornice, poi alle 23 tutti a nanna la città chiude e tutto torna deserto e surreale, nemmeno un suono nella caotica Bangkok.
Praticamente  gli ultimi due giorni li ho passati a girare il resto della città e dei templi insieme a lei  (e ai soliti individui –parenti dei  tuc tuccari - che ti dicono sempre che il tempio è chiuso e che per soli 10 bath te ne fanno visitare altri che nessuno conosce, nemmeno i thai …a nenooo, vabbè il primo giorno ma mò basta eh!!!! ), io devo partire per la Cambogia e lei tornare al suo lavoro ma è stata davvero una conoscenza illuminante che mi ha fornito nuovi aspetti riguardo l’Australia e al suo sistema (utile per quando sarò lì) oltre che un tuffo nei rispettivi ricordi dell’amato ex “bel paese”…in più ho un’altra amica da stressare, sto diventando un peso per tutti i continenti J.
L’indomani alle 7, in una splendida e luminosa mattina in quel placido angolo di città, il minivan passa a prendermi e si parte verso il confine.
Arriviamo ad Aranya Prathet è ci fanno accomodare nell’agenzia per compilare i moduli e avere il visto, ma io sono stato chiaro a Bangkok, sono qui solo per il trasporto, ma loro tentano di farmi fare il visa li "per soli" 1350 bath.
No bello faccio da me, grazie..
Contrariati ma cortesi mi attaccano un adesivo quadrato arancione di un cm sulla maglietta dicendomi aspettaci dall’altra parte…non sono molto convinto.
Cammino per più di un km tra polvere, camion e carretti caricati come camion; prima di arrivare cominciano a fermarmi persone con un cartellino al collo e tentano in ogni modo di farmi fare il visto con loro, di questo ero informato e li eludo anche se con difficoltà, comincio a chiedere in giro, alla polizia, all’ufficio turistico e tutti mi indicano uno di quei maledetti omini che come condor attendono sorridenti.
Io non ho fretta e continuo la mia ricerca, dopo 15 minuti un militare con basco e occhiali a goccia neri mi chiama, cioè mi fa un cenno con un sopracciglio, tutto militarizzato-petto in fuori-quadrato mi guarda dalla testa ai piedi e mi dice di seguirlo.
Mi porta all'uscita della Thailandia e sorridente mi dice fallo dopo, e mi saluta…mah.
A dire il vero è stata la prima cosa che avevo fatto ma mentre ero in fila alcuni occidentali mi hanno detto che si doveva fare prima di uscire, nulla di più stupido.
Comunque mi faccio timbrare l’uscita e all'entrata della Cambogia i militari in 36 secondi mi appiccicano l’adesivo sul passaporto, un mese di visa 800 bath. La metà.
Nel frattempo incontro una coppia, lui francese uguale a Chandler, lei thai uguale a…una thai, mi aspettano pensando di poter dividere un taxi con me per Siem Reap ma io gli dico di aver fatto tutto da Bangkok e che dovrebbe esserci qualcuno ad aspettarmi da questa parte, loro guardano l’adesivo e titubanti mi seguono.
Non facciamo in tempo a sbrigare le ultime cose che siamo circondati da omini con al collo un altro cartellino (tipo, associazione turistica cambogiana), ci dicono di seguirli, io già comincio a stranirmi ma vedo che tutti salgono sul bus navetta gratuito per la stazione, io gli parlo dell’agenzia e loro mi dicono di seguirli proprio per questo.
Saliamo sul bus e parlando mi dicono che quell'adesivo non conta nulla e che non avendo fatto il visto con loro non verranno, cominciano a dirci quali possibilità abbiamo per raggiungere Siem Reap.
In effetti io non ho ne ricevuta ne nulla, solo lo stupido adesivo e nessuno era dall'altra parte, tutti quelli nel minivan di stamane si sono fermati li in attesa di passare il confine con un taxi.
I dubbi cominciano ad assalirmi ma fortunatamente quando ho organizzato la cosa da Bangkok ho lasciato solo un deposito di 200 bath e quando stamane nessuno mi ha chiesto il saldo io tanto meno ne ho parlato J.
Arriviamo a questa stazione nuova fiammante, sembra un piccolo aeroporto, subito ci mostrano i mezzi a disposizione e le tariffe, dentro solo noi e micro fast food deserti.
Subito non mi quadrano, le tariffe sono più alte di quello che so e comincio a dire che io devo aspettare quelli dell’agenzia, loro mi dicono che non è così, che i soldi li ho persi e devo per forza partire con loro, non ho altre possibilità.
Chiedo di essere riportato al confine ma loro non ci pensano proprio e se la ridono.
Anche la coppia con me non è affatto d’accordo su questa vicenda ma un po’ dimessi cominciano ad assecondarli, io mi comincio a scaldare ed esigo spiegazioni dai due che mi avevano detto di seguirli a nome dell’agenzia ma loro fanno finta di nulla dicendo che non è vero e devo prendere i mezzi cha hanno loro.
Io comincio lievemente ad infervorarmi e ribadisco le mie richieste fino a far scoppiare uno di loro che tutto rosso mi dice di tornare indietro che i turisti in Cambogia non gli vogliono e che decide lui chi può entrare o meno…d’un tratto mi distendo davanti a quella esilarante esortazione e gli scoppio a ridere in faccia, lui blu torna nell’ufficio.
Tranquillo e con una gran faccia da schiaffi mi piazzo nella sala d’attesa cominciando a pensare al da farsi, ma dopo pochi secondi sento urlare il mio nome, era l’omino dell’agenzia che gentilmente mi chiede come mai non ero al confine ad aspettarli, gli spiego l’accaduto e lui si scaglia come una furia su tutti gli ominidi della stazione rimproverandoli platealmente per il tentativo di “fregatura” ai nostri danni, in special modo con il puffetto infervorato che da blu diventa viola.
Torna da me e dagli altri scusandosi a nome di tutti dicendoci che è tutto ok e in 5 minuti si parte per Siem Reap; loro possono venire con noi? Dico io riferendomi alla coppia franco-thai che non aveva prenotazione, certo mi risponde, non siamo mica Thailandesi noi, siamo persone per bene (immaginare la faccia della dolce ragazzetta thai).
Dopo 4 ore di van con altri 6 stranieri e 3 di quei malefici, mendaci omini che tentavano ogni minuto con chiunque (addirittura con me), di proporre hotel e guest house con i loro falsi sorrisi, arriviamo finalmente a Siem Reap.

In somma mai confine fu più arduo, gente davvero meschina e falsa, un luogo davvero ripugnante, ingannevole, anche se poco conta un confine, pessima impressione iniziale di questo Paese.

Andrea, Siem Reap

martedì 22 giugno 2010

Modifica al blog

Alcuni mi hanno scritto (da tempo ma io sono un caprone, lo so) dicendo che il blog era difficilmente leggibile per via del contrasto cromatico, spero così vada meglio :-(

Ogni suggerimento è ben accetto...

Andrea, un pò indietro con i post :-D

lunedì 21 giugno 2010

Le vie del Buddha sono infinite…o quasi?

Superato lo shock mi ritrovo nel mio nuovo bungalow senza ospiti e relative animazioni…
La mia idea era quella di affittare una moto e scorrazzare per le valli del nord ma il tempo ha deciso, senza chiedermi il permesso, di regalarmi 2 giorni di pioggia, 3 a dire il vero.
2 ore di sole, 1 ora pioggia battente ed elettricità ad intermittenza, praticamente la luce andava via ogni sera!
È stagione di piogge e non posso farci nulla, grrr...
Tranne una breve escursione sul tempio in cima alla collina con i soliti 1500 gradini da affrontare (perché tutte i luoghi di interesse sono in salita? Per comprendere al meglio l’esistenza effimera dell’uomo, non si potrebbe capire anche in pianura? No!) il resto del tempo l’ho trascorso vagando per la cittadina, abbastanza tempo perso specialmente la sera quando incontravi gruppi di pischelli anglosassoni con bottiglie di Johnnie  Walked e mega joint fumanti per la via (diciamo che Pai è un po’ come Vang Vieng in Lao solo più antica ed hippie, parecchio direi…), in pratica ho dovuto rinunciare ad ogni escursione e visto il breve periodo di permanenza concessomi ho deciso di abbandonare il luogo e dirigermi verso sud, Ayutthaya per l’esattezza.
In attesa del bus mi sono ritrovato in un buonissimo ristorante vegetariano ed accanto al mio tavolo una curiosa coppia, lui settantatreenne scozzese e lei attempata signora thai in abito tradizionale, strana coppia a dire il vero e poco loquace solo gran sorrisi.
Ormai in pensione, solo e con i figli adulti, ha capito che stare in Scozia (in un quartiere di italiani) non era più il caso, non riusciva quasi più a camminare per alcuni problemi alle gambe e con la pensione arrivava difficilmente a fine mese così ha deciso di viaggiare e a Pai ha conosciuto lei.
Da 5 anni si è sposato trasferito a casa sua e si è innamorato di questo luogo, vive in un villaggio vicino e ogni giorno con sua moglie viene a pranzo qui, con la sua Harley Davidson; nonostante non parlino molto per via dell’evidente distanza culturale vivono insieme felici, condividono gli ultimi anni della loro vita sorridenti, sereni e senza “acciacchi”, anche quelli li ha lasciati alla vita di prima…bellissimi J.
Con il micro bus sono tornato a Chiang Mai, alla stazione ad attendermi il notturno per Ayutthaya.
Bus davvero kitch tempestato di plastica e colori psichedelici, ma con dei comodissimi sedili reclinabili….talmente comodissimi da farmi svenire e svegliare a Bangkok K!!!
Alle 7 del mattino mi ritrovo nella stazione centrale disorientato e insonnolito, unica nota positiva nessuno si è accorto che dovevo scendere 3 ore prima quindi non mi hanno chiesto la differenza J.
Velocemente evito taxi e tuc tuc dirigendomi vicino al capolinea dei bus, con estrema serenità prendo il 3 e dopo 15 minuti mi ritrova a Khao San Road, ritrovo di tutti i farang, in giro solo taxi e tuc tuc ma non particolarmente insistenti, qualche straniero seduto nei bar con l’ultima pinta e viso lievemente distorto e qualche altro in giro in costume a piedi nudi, ci saranno spiagge mi dico, no, credo siano “funghi”.
Giro in cerca di un alloggio ma non ne vedo, difficile scovarli tra le migliaia di insegne sgargianti e il mio cervello dormiente…
Mi ritrovo in una piazza e mi si avvicina un tipo che dopo le solite domande da copione mi dice che fino alle 15 tutto è chiuso oggi perché festa, holy Buddha, in effetti tutto è chiuso ma vero è che sono le 8 del mattino; mi consiglia di prendere un tuc tuc e fare un giro per la città, oggi tutti i templi sono free entry e per soli 10 bath ti scorrazzano in giro per tutta la città…mah.
Mi illustra un itinerario tipo sulla mappa e mi saluta.
Io rimango un po’ interdetto ma proseguo la mia ricerca.
Dopo 10 minuti mi ferma un altro, un professore di letteratura (dice lui) e mi dice la stessa cosa del primo, alla fine chiama un tuc tucchista, lo ferma ed io con la testa ad Ayutthaya, mi ritrovo con “one” e “ino” sul comodo sedile pronto per il tour.
Nella mia testa qualcosa non quadra e percepisco l’odore di pollo, IO, però tra stanchezza, caldo e sonno decido di farmi scorazzare per la città e dopo un paio di templi mi ritrovo in una gioielleria, entri 5 minuti fai finta di essere interessato, io mi becco un coupon di 5 lt di benzina e tu non mi paghi la corsa di oggi, ok?
Tutto è chiaro ora, ma divertito accetto la cosa e tutta la mattinata procede nel modo seguente, dopo ogni tempio mi ritrovo da un sarto, un gioielliere, un agenzia turistica; ad ogni stop decine di stranieri, locali  e tuc tuc fuori dai negozi…in pratica finisco la mattinata con una quantità scellerata di vip card , preventivi ed ordini, una ventina di completi di versace fatti su misura, decine di gioielli per familiari e amici, tours di tutta la Thailandia in 10 giorni; naturalmente tutto sulla parola, sistemeremo la cosa dopo che sarò tornato dai miei impegni manageriali, devo rilevare un’azienda di software a Sidney, sarò il Gates del duemilasettordici, a presto J.
Holy Buddha, festa del Buddha ballerino, del Buddha impagliatore di teste, del Buddha 7 eleven, non ti puoi fidare nemmeno della tua ombra quando ti trovi a Khao San Road (o zone limitrofe), sembrava la campagna elettorale di Berlusconi, ma nonostante l’immediata comprensione della cosa mi sono divertito oggi e girato tutti i templi in 4 ore.
Trovato un alloggio per la notte, non contento, decido di utilizzare lo stesso sistema per vedere la città “a sbafo” nel pomeriggio.
Fermo un tipo e gli dico Chinatown ma invece di contrattare sul prezzo lo facciamo sul numero dei negozi, uno e sono li J.
La Chinatown più vera mai vista in 8 mesi di viaggio, surreale, assolutamente da film.
Sarà che in tuta l’Asia ci sono più cinesi che asiatici…mi spiego meglio.
Tutti i negozi, gioiellerie, ristoranti, pelletterie, suinerie, ect...sono cinesi o mix con i locali.
Da quando ho messo piede in Nepal (Tibet a dire il vero) tutto è a ideogrammi confuciani.
Ogni insegna ha la doppia scritta, viet chinese, lao chinese, thai chinese, ect…se in Cina ci sono circa un miliardo e duecento milioni di abitanti sono certo che nel mondo ce ne sono altrettanti (forse di più), quanti siamo nel mondo? Sei miliardi? Beh sono assolutamente convinto che quasi la metà sono cinesi (visto che mi manca parecchia terra da calpestare sotto i piedi!!!!), non so se è chiaro…l’unico problema è stato tornare in g.h la sera sotto il diluvio, il tipo mi ha portato alla prima sartoria che gli è venuta in mente ma da li ne abbiamo girate altre 5, ad ogni stop ero già stato li, depresso J.
Comunque fin dal primo giorno mi sono fatto un’idea della città, almeno della zona circostante, ma la sera qualcosa è cambiato.
Alle 22 tutto, e dico tutto, ha chiuso i battenti compresi i 7 eleven, coprifuoco per una settimana.
In effetti non c’era gran movimento di turisti nella stracaotica zona farang, per via dei problemi dei giorni scorsi tra le camice rosse ed il governo sono drasticamente diminuite le presenze.
Quindi alle 22,30 nulla si muoveva, strade, bar, negozi, tutti  chiusi, niente macchine ne suoni, solo 2, 3 guest centralissime con bar aperti e la popolazione notturna scomparsa, tranne i lady boy, topi grossi come gatti e le solite immancabili blatte volanti…e io J.
Davvero surreale.
Il giorno dopo mi sballonzolo per la città cercando di capire come arrivare in Cambogia, mancano meno di 3 giorni alla scadenza del timbro thai e devo sbrigarmi, con la solita mossa del tuc tuc amico dei coupon mi faccio portare a spasso per decine di t.a.t., agenzie turistiche governative (anche se di governativo hanno solo il calderoli locale).
Trovo la più economica per 600 bath, ti prelevano dalla g.h ti portano al confine e ti riaccatano dall’altra parte direzione Siem Riep.
Nonostante il percorso del tripmagazine la cosa mi sembra ok per il prezzo e la celerità della cosa, ovviamente il visa lo faccio da me al confine.
Finita la processione cerco una nuova dimora, come al solito non riesco a stare fermo e ne trovo una perfetta in una zona totalmente thai vicino al fiume, un paradiso con anche il wi fi free, non ci credo, tutte le guest e gli hotels nella zona principale sono dei gironi dell’inferno mentre li la quiete e la serenità regna sovrana, in più poche facce western, idilliaco.
Certo non è stato semplice trovarla, girando i prezzi e i servizi erano molteplici, ad esempio ne ho trovata una davvero cheap ma con stanze non più grandi del letto, cioè era incastrato per obliquo, ma con in più la special night.
Cioè le sorelle del padrone, volendo, potevano intrattenerti a “carte” tutta la notte, in due!!!!
No guarda i miei problemi se possibile son aumentati con l’avanzare dell’età, sono 9 mesi che sopporto me stesso 24 ore al giorno e non vedo esseri dell’altro sesso, poi due insieme, come le tue sorelle, proprio no thank  you .

Andrea, Bangkok

sabato 19 giugno 2010

venerdì 11 giugno 2010

Ci sono "limiti" che non si possono superare

Chang Mai…
è davvero carina lo ammetto, come primo assaggio di Thailandia è quel che ci voleva, ma bisogna sempre terminare il pasto...
Vagando per il perimetro fortificato il tutto appare davvero accogliente, pulito e solare, tranne qualche locale occidentale e alberghi “in” ci si sente in luogo abbastanza lontano dal caos moderno, si passeggia tra templi, monasteri, piccoli negozietti locali e case affacciate sulla strada con le famiglie prese dal quotidiano.
Però l’illusione dura poco, alla prima portata le cose cambiano…
Appena fuori dalle mura iniziano le vie principali che si ampliano sulla città, una di queste porta al night market, famosissima "attrazione" del luogo.
Gli edifici cambiano e le insegne si fanno più luminose, grandi, famosissime; i palazzi crescono in altezza, così come il numero di bar,  negozi alla moda, exchange, atm, massage e western food, sono a Manhattan!
Arrivo al mercato poco prima di cena ed è già animatissimo, enorme e frequentatissimo, un fiume di gente che li per li non comprendo da dove sia uscita fuori.
Ci sono migliaia di bancarelle che vendono qualunque cosa la mente possa immaginare, ristoranti all’aperto di tutte le cucine con il/la butta dentro e per la prima volta il fish massage nuova frontiera del relax asiatico.
Questo imperdibile piacere consiste in una serie di vasche non più alte di un metro dove l’individuo stressato-tipo, sedendosi sul bordo con una birra ghiacciata gentilmente offerta, immerge per pochi minuti le sue gambe fino al ginocchio e si fa sgranocchiare da dei micro pescetti; sono come delle alborelle e in parecchi se le litigano per averne un branco attaccato agli stinchi, il bello è che ce ne sono migliaia in giro con tanti appassionati in immersione, stranieri ovviamente.
Ora non so se ci siano dei benefici o meno, magari servirà per la ricrescita del pilu mascuolo (in caso spero le donne si astengano), però mi fa una strana sensazione sapere che dei pesciolini mi sgranocchiano la cute, solitamente sono io che dopo una leggera infarinata ed una piacevole immersione nell’olio ne traggo dei superbi benefici J…sarà una vendetta del mondo ittico?
La sera per cena mi dedico come di consueto al mercato locale - il night market è troppo affollato e movimentato - è piccolino ma assolutamente stoico nonostante sia praticamente circondato da “7 eleven”, ce ne sono un infinità; è frequentato maggiormente da locali ed il cibo è ottimo e a buon mercato, ci sono anche parecchi stranieri, alcuni giovani con giovani locali, altri meno giovani ma sempre con locali, altri ancora piuttosto attempati che passeggiano mano nella mano con donne locali ma della stessa età, sollievo.
Come detto i “farang” sono molti e di tutte le tipologie, c’è chi è qui per business, chi perché a settant'anni suonati si sente ancora un gallo cedrone, chi è alla scoperta del mondo asiatico con la sua lei o con gli amici, e chi viaggia da solo senza meta e denari (tipo me J), ma il numero dei suddetti non sarà mai paragonabile al numero dei bar,  "go go bar"...
Questi bar non li avevo mai visti, aprono il pomeriggio e sono solitamente vuoti ma all’interno c’è sempre un inspiegabile numero di ragazze locali abbastanza giovani, carine, vestite “alla moda” e sempre pronte a dedicarti dolci paroline, canti di sirene non appena attraversi lo spazio profondo in quei tre metri di entrata…non ne ho mai visto uno pieno al massimo pochi maschi occidentali persi in chiacchiere davanti a una pinta, ma non posso dire di più in merito, anche se la fantasia potrebbe perdere il suo scopo, io dopo le 22 sono già in stanza….vecchio dentro L.
Alla fine mi concedo qualche giorno in più a Chang Mai il tempo e l’atmosfera sono splendidi nonostante sia iniziato il periodo delle piogge e ogni tanto la sera si abbatte un breve temporale, in più la domenica c’è uno sterminato, colorito e reale mercato per le vie del centro, tutte le stradine illuminate da banchetti provenienti anche dalle zone limitrofe, davvero uno spettacolo di colori, profumi, suoni e locali, altro che night market.
Però devo ripartire, ho solo 2 settimane e 5 giorni qui sono molti, decido di dirigermi verso Pai, cittadina hippy vicina al confine con il Myanmar, la zona, a detta di alcuni ragazzi incontrati in Lao, è forse una delle più belle del paese, cercherò di fare un escursione in solitaria.
Parto con il bussetto locale microbo e saturo, il percorso per raggiungere Pai attraversa montagne e colline quindi notevole dose di salite, discese e curve, in più il trabiccolo ha un piccolo problema, per poter mettere la terza marcia deve fermarsi all’inizio della discesa (o fine della salita) e prendere velocità, 4 ore di piacevole delirio per un tragitto di nemmeno 140 km…almeno ci godiamo un bellissimo paesaggio L.
Arrivo nel pomeriggio e viste le dimensioni del luogo trovare sistemazione è stato piuttosto semplice e ad prezzo ottimo, 100 bath per una camera grande, nuova e con bagno, tutto lindo; certo è un po’ strana come camera, l’unica a quel prezzo, con un grande angolo tappezzato di mattonelle bianche un enorme lavabo e al posto di un muro un enorme zanzariera con qualche tavola di legno, proprio sul giardino dei vicini, saranno felici J.
Faccio un giro per la cittadina e noto subito molti bar, centri massaggio e tatoo; i residenti sono parecchio variegati, ci sono molti thai con abiti tradizionali provenienti dalle colline vicine, mussulmani (cinesi credo), parecchi stranieri alternativi e molti locali alternativi, tutti tatuati con i dreadlocks e ragazza occidentale dietro la moto, per una volta si sono invertite le parti.
L’aria è molto tranquilla in pochi minuti ho fatto praticamente il giro della cittadina e di per se non offre nulla, belle sono invece le zone delle colline vicine, si organizzano molti treks specialmente per Mae Hong Son dove si può visitare uno dei villaggi delle “famosa” etnia Padaung (rifugiati dalla Birmania), dove sono le cosi dette “donne giraffa”…anche da Chang Mai proponevano gite di questo genere ma informandomi meglio non credo sia una cosa da fare.
Il tutto ha preso una piega piuttosto preoccupante, è divenuto una sorta di “zoo”, attrazione per turisti e flash (dei i loro dollari per l’esattezza), il governo thailandese ha deciso di creare una specie di “villaggi-ghetto” privandoli di ogni normalità, tradizione, dignità, vivono solo con i dollari dei turisti, non grazie ad essi sia ben chiaro.
Non so magari sbaglio ma non mi piace quel che ho letto per troppi motivi, preferisco affittare una moto e girare per i villaggi da solo in mezzo alla gente come sempre.
Stiamo superando davvero il limite, cosa combiniamo per il mondo…?
Prima di cena il tempo comincia a fare capricci quindi decido di tornare in stanza per cambiarmi, accendendo la luce noto qualche formica che si aggira sul lavabo, entro in bagno e ad attendermi 4 bacarozzi giganti che schizzano per il pavimento e sul mio bucato appeso…con la doccia in mano tento di indirizzarli verso lo scolo dell’acqua sul pavimento ma loro nuotano a dorso divertite e cominciano a svolazzare sui muri…esco e vado dalla signora della g.h. per chiedergli se ha qualcosa per invitarle a lasciare a stanza.
Tranquilla e sorridente tira fuori una specie di Baygon delle dimensioni di un estintore ed insieme alla figlia ci dirigiamo in stanza.
Lei è stupita e comincia a spruzzare qualche timido getto, le blatterfly cominciano ad impazzire ma non cedono, lo scontro è impari tanto che alla fine la signora prende un sacchetto e le cattura a mano nuda, indemoniate.
Mi dice che è tutto ok, no problem e se ne va, io ci penso un attimo e la rincorro, gli chiedo se può lasciarmi l’estintore per la notte, solo per precauzione…
Comincia a piovere e tuonare, rientro di corsa e chiudo la porta, mi dirigo verso il centro della stanza e…tutto è in movimento, ovunque, i miei vestiti, gli effetti personali, gli zaini, il cestino, le mura, "sembra" che tutto si muova…le due spruzzate hanno generato l’ira della natura, la stanza è invasa da insetti che volano, bacaschifezze che saltellano e corrono ovunque, formiche di tutte le dimensioni e colori, millepiedi, ect.
Tutto il mondo in una stanza…impazzita.
Io rimango qualche secondo immobile li nel mezzo ad osservare il tutto e capire cosa fare mentre una canzoncina occupa la mia mente…Pai Pai gita fantastica, Pai Pai da solo non sei mai, Pai Pai tutti gli entomi con te…
In pochi secondi realizzo che devo cambiare stanza e parto verso la porta ma un ragno grosso come una crostatina del mulino bianco si ciondola sulla maniglia, è grosso, tanto, e grigio...
Panico, ancora, impietrito e disperato guardo il Baygon thai e anche se a malincuore lo dirigo verso la maniglia, lui barcolla verso terra ed io esco sotto il diluvio correndo sul vialetto cercando di evitare rospi, lumache e tutto l’ambaradan che la pioggia ha scatenato, dico alla signora che son certo di voler cambiare stanza e mi da la chiave di uno dei bungalow in muratura, uno di quelli rialzati, a dire il vero tutte le stanze sono così tranne la mia, ecco perché costa poco.
Mentre torno in stanza va via la luce, completamente fradicio e con la testa poggiata sulla porta decido di andare a cena, più tardi farò il trasloco sempre che non ci pensino loro…
Nella mai testa sempre la solita canzoncina…

Andrea, Pai 

mercoledì 2 giugno 2010

Sulla sponda ''apposta"

Questa volta il bus era davvero pubblico stretto e pieno, ma non di umani, quei pochi hanno passato il viaggio con la testa fuori dal finestrino (in effetti la strada è stata davvero allucinante tra curve montagne e disastri infrastrutturali), bensì di oggetti, scatoloni, sacchi “animati”, tavoli, opere d’arredamento improponibili e piante, una signora sorridendo mi ha piazzato un vaso con un albero proprio a fianco, mi ci voleva un po’ di wild per la notte.
Dopo 13 ore mi ritrovo al confine davanti al cartello check out, proprio sulla sponda del fiume che separa il Laos dalla Thailandia.
Prendo la “zattera” che fa da spola e mi ritrovo dall’altra parte.
Al confine thailandese tutto semplice niente visto foto e foglietti solo un timbro con la data di ingresso ed uno con quella di uscita.
Il brutto è che per chi viaggia via terra concedono solo 14 giorni di permesso e dover vedere il nord (che merita) e Bangkok in 2 settimane è una pessima notizia.
Senza perdere tempo raggiungo la stazione dei bus, a piedi naturalmente evitando i maranza con i tuk tuk, e dopo mezz’ora sono sul bus per Chang Rai.
Il paesaggio è molto simile a quello appena lasciato, verde rigoglioso, case palafittate e templi, un po’ più kitch, l’unica differenza sono le gigantografie sparse ovunque del re e della moglie con la “cofana“, inquietanti; ah dimenticavo, i “templetti” per gli spiriti pii sono un po’ più scarni, vuoti ma ugualemente kitch.
Si non ne ho mai parlato, ma dal Vietnam sono praticamente ovunque, vicino le case, davanti ai  negozi, negli hotel, in strada, in mezzo alla natura, ovunque; gli asiatici buddisti sono molto superstiziosi quindi prima di “togliere” spazio agli spiriti della terra costruiscono per loro una piccola dimora, un micro tempio dove possano alloggiare e trovare quiete, inoltre vengono fatte quotidiane offerte per tenerli “buoni”, offerte quali cibo, bevande, liquori, sigarette, incensi, statuette, di tutto, alcuni sono veramente esagerati ed hanno pareti intere ricolme di ogni bene per evitare che la loro “collera” si manifesti in malattie e iatture, li trovo davvero splendidi.
Citerò ancora  un passo del libro di Terzani, lo descrive così bene..:
“...perché i pii fossero contenti, stessero in pace e non dessero noia i comuni mortali, in ogni angolo della città, in ogni strada, davanti ad ogni casa c’erano dei tempietti dedicati a loro e la gente si curava di lasciarvi sempre del cibo, dei piccoli elefanti di legno, delle ballerine di gesso, un bicchierino pieno di alcool e delle belle, profumate collane di fiori di gelsomino. Ogni volta che si facevano le fondamenta di una nuova casa o si scavava un pozzo, subito si faceva anche un altarino allo Spirito della Terra per scusarsi del disturbo datogli con quei lavori e per chiedergli protezione nel tempo avvenire. Con le offerte, che poi venivano fatte regolarmente all’altare, si rinnovavano le scuse e le preghiere. Se nel corso di certi lavori era indispensabile tagliare un albero, c’era una speciale cerimonia con cui si chiedeva al pii della pianta il permesso di usare la sega ai suoi danni…”
che meraviglia...
Arrivo e subito mi metto in cerca di una guest e cominciano le mie sfiancanti testarde camminate solitarie, praticamente in due ore (ora di pranzo 166°) percorro tutta la città tracciando un percorso a ferro di cavallo dalla stazione, sud della citta', al fiume fino al mercato per trovare finalmente un alloggio economico proprio vicino la stazione dei bus dove ero sceso 2 ore prima, sempre così, sono proprio un caprone!
La città non ha nulla di particolare tranne qualche bel monastero e un orologio d’oro in mezzo ad un incrocio.
Nonostante faccia parte del famoso triangolo d’oro quello che ho letto, e sentito anche da altri viaggiatori, la zona ora non è altro che una sorta di attrazione per turisti, infatti tutte le agenzie propongono questi “idiopacchetti”  sfruttando la nomea del luogo facendo ripercorrere le “strade dell’oppio” fino ad un cartello, inutile.
Di interessante da visitare sono certamente le colline con le differenti etnie tribali organizzando dei treks, ma sempre tramite agenzie o magari affittando una macchina, praticamente tempo e denaro, stavolta non ho nessuno dei due quindi mi fermo una notte e visito la città.
Diciamo che come primo approccio è tutto molto tranquillo e sereno, ci sono pochi locali western e negozietti, ma molti anzi moltissimi centri massaggi.
Prima di cena mi dirigo verso il night market vicino ma non attrae minimamente il mio interesse, sui banchi le solite cose viste e riviste, mi compro dei calzini, la mia “attrezzatura” mi sta lentamente abbandonando J.
Subito dopo aver sbranato dell’anatra con riso in strada mi dirigo verso l’albergo, sono più di 24 ore che non chiudo occhio; mentre riprendo la via di casa cominciano a sbucare ragazze dai centri massaggi che mi si fiondano addosso strillando “thai massage”, “total body”, “come here sir”, ect…,in giro ci sono davvero pochi turisti quindi si buttano sull’unico ebete che fischiettando alle 20 torna in albergo, mi divincolo non con poche difficoltà e torno alla guest.
Ora ho capito il perché di tutti questi centri…
La mattina dopo con fare furtivo mi dirigo verso la stazione evitando la strada “maestra” anche se in lontananza, alle 10 del mattino, le ragazze sono già in circolazione.
Mi dirigo verso Chang Mai simbolo culturale della nazione, città di poesia e shopping (come la definisce una mia amica), mah speriamo bene.
La città è circondata da un canale e protetta dalle mura erette ai tempi delle frequenti incursioni militari birmane nel paese, creando un quadrato dove risiede appunto la città vecchia.
Arrivo alla stazione nord e tutti si lanciano con i soliti tuk tuk  dai prezzi esorbitanti e procacciatori di guest house, la Thailandia è come tuuuuuutti gli altri paesi.
Io scivolo via e mi dirigo verso la strada principale dove comincio a fermare quella specie di taxi collettivi  “camionati” rossi informandomi sulla tariffa, da 80 passiamo a 20 bht, il reale prezzo della corsa, preso.
Mi faccio lasciare vicino al mercato cinese, ma le mie ultime interpretazioni delle mappe fanno spesso acqua; cammino e dopo un paio di km mi ritrovo nella zona del night market, zona moderna, esattamente dall’altra parte della mia destinazione, poco più di 2 km dalla città vecchia, dove avevo deciso di dimorare.
Disperato e confortato da un benzinaio che ridendo mi da la notizia riprendo fiato e proseguo…anche oggi più di 4 km zaini in spalla, ora di pranzo ovviamente L.
Dopo una breve ricerca trovo una dignitosa guest con il bagno privato sul balcone, lo staff è simpatico, io morto, in più il posto è tranquillo senza anglosassoni pischelli e musica a cannone, pulito e free wi fi, mi spiace solo per i muratori di fronte al mio balcone…
Giro per la città ed è piuttosto tranquilla e carina, in più ci sono pochi turisti, deve essere per via dei disordini in Bk, seguo la vicenda quotidianamente e la cosa non mi piace proprio.
Girando verso il centro svolto in una via piena di bancarelle, musica e gente proprio di fronte ad un tempio, anche dentro a dire il vero, un fiume di gente occupa il perimetro chiuso ai veicoli.
Si tratta del Wat Chedi Luang, splendido tempio bombardato ai tempi del conflitto con i “burmesi”, ad ogni modo le rovine sono belle nonostante la parte superiore particolarmente danneggiata; c’è una qualche ricorrenza che mi è impossibile comprendere, tutti ridono e non mi rispondono, vabbè...
In giro è tutta una festa con famiglie, anziani, ragazzi, monaci, tutti insieme fanno offerte, raccolgono fondi, giocano e pregano, mai visto niente di più bello in un luogo religioso, una sorta di tempio-luna park-sagra (lo so definizione terribile), assolutamente radioso, perfino i monaci osservano e partecipano divertiti.
Io naturalmente cerco di testare l’affidabilità gastronomica delle signore mentre passo da un tempietto all’altro, saltando però quella con il banchetto delle prelibatezze, vermi di tutte le dimensioni e colori, bacamostri, cavallette, la solita fauna al gratin insomma, ma prima o poi dovrò provare me lo sento…magari poi.
Fino alla sera è stato un via vai di persone, la cosa che mi ha più colpito, anche se devo dire è una caratteristica di quasi tutti i paesi sin’ora visitati, è l’armoniosa e felice partecipazione di tutte le età.
Anziani, adulti, adolescenti, bambini.
Tutti insieme festosamente, divertiti e uniti in tutte le attività sempre.
Da quel che ricordo non è più così nella nostra società tendente alla “congelazione” dei rapporti, alla preclusione del tempo, dell’affetto.
Durante la mia adolescenza (mi pare anche oggi), la caratteristica dei giovani è sempre stata quella di isolarsi in gruppi “snobbando” la presenza degli adulti e non ne ricordo nemmeno il perché, invece in questi paesi c’è una sorta di totale condivisione, bella, dolce, sentita.
Magari poi ad un certo punto si ritrovano in gruppetti con amici e ragazze ma sempre senza eccedere o tirar tardi la notte, quasi sempre un sano e gioioso divertimento, confronto quotidiano, compartecipazione relazionale che mi fa gioire e riflettere sempre, sempre di più.
Mi manca un po’, mi manca il passato del mio paese, quello fatto di fiducia, amore e famiglie, di condivisione e rispetto, spero un giorno si possa tornare a parlare di “priorità”…quelle reali però.
Al momento volontariamente esule, mi godo la dolcezza nei gesti degli altri….che ci perdiamo.
Andrea, Chang Mai

venerdì 28 maggio 2010

Un soggiorno per "due"

2° parte
Quasi tutta la vita del sud est asiatico si svolge a ridosso di un fiume (non solo la loro ovviamente), per il Mekong è un discorso più serio, tutto ruota intorno a lui, pesca, monasteri, locali, mercati, divertimento e quant’altro…il Mekong rispecchia l’immagine vita.
Scrisse…presi una barca e risalii il Mekong verso le grotte di Than Ting con i loro 7000 Buddha…cosa fare?
Saltati i lestofanti sulla riva che chiedevano 200 kip mi imbatto in quelli di una agenzia (la quindicesima), avevo girato per la riva per tre giorni proprio in quel punto ma non avevo visto il cartello perché in lao!!!
Quindi pago 70 invece che 40…demonio inside….lo so, sono pochi centesimi ma non è da me.
Quindi di buon’ora vengo caricato su una barchetta da 8 posti con 4 stranieri, io non lo sono, io calpesto.
Risaliamo l’imponente fiume controcooreente tra bufali al bivacco, pescatori improvvisati, bimbi ignudi a godersi le gioie dell’infanzia e splendide case appartenenti al paesaggio, proprio parte di essa, tutte in legno con tetti di paglia, un dipinto, quasi malinconico con tutto il suo verde pastello gli alberi in fiore rossi ed il cielo celeste tra i promontori lontani, artistico.
Dopo due ore di lenta agonia, anche per il motore, arriviamo alla grotta…avevo visto un immagine dell’epoca in cui casualmente è stata scoperta, molto suggestiva; la prospettiva è bellissima, a circa 20 metri dall’acqua si vede l’apertura nella roccia che da sola accende le fantasie.
Saliamo dalle scale e ci sono già troppi lavoratori, tre al biglietto, 2 sbivaccati all’ombra degli alberi e una donna che con la solita scatola “donazioni” ti chiede soldi…umm, quanto no mi piacciono queste cose.
La grotta non è grandissima ma interamente sommersa di statue raffiguranti il Buddha, di tutte le dimensioni e di tutti i materiali…si perché durante la guerra fu saccheggiata e molte statue trafugate, stupide guerre.…ora sono state rimpiazzate con materiali di ogni tipo, dalla roccia, al legno fino a quelle di plastica, pongo, lego e addirittura una con la palla di vetro (di plastica), come quelle che si agitano con la “neve” dentro (?).
Però il luogo respira della sua sacralità comunque.
Ci sono anche le stecche di legno con quale si interroga la divinità riguardo al proprio futuro...
Lentamente, con le mani giunte, si scuote un bussolotto finché una delle tante piccole stecche di bambù che stanno dentro non cade per terra. Ogni stecca ha un numero, a ogni numero corrisponde un foglietto di carta con un messaggio…
Dinanzi alla statua del Buddha, una volta effettuata l’offerta alla tipa e privatamente alla statua, ho acceso le bacchette di incenso e con le mani giunte portate alla fronte - evitando di darmi fuoco - le ho inserite nel vaso, finito il rito mi sono diretto verso il bussolotto.
In realtà è una sorta di porta penne di bambù con all’interno stecchette non tanto più alte del bordo, non ricordavo di preciso il rituale (ed ero l’unico a farlo), ma scuotendolo ho pensato di poter generare un kaos inappropriato stile mikado quindi ho chiuso gli occhi e preso una delle tante bacchette di bambù…n. 18, ho preso il bigliettino dalla bacheca e sono andato alla caverna superiore.
Il messaggio dice:
….
……..
………………
è in lao e non ho trovato nessuno in grado di tradurlo!!!!!!
I pochi figli di lao che sanno l’inglese mi hanno detto che essendo in “buddhista” l’interpretazione  del messaggio cambia…insomma porterò con me questo foglietto a spasso per i continenti (i miei) senza sapere mai nulla! Vita amara.
Le mie giornate procedono tentando di organizzare il futuro, cosa fare?
Le ipotesi sono molteplici, vorrei andare più a nord, Muang Noi per la precisione, e da li continuare però parlando con coloro che ci sono stati, e la mitica mamy della g.h., mi è passata la voglia, non solo per la massiccia presenza turistica ma anche per la costrizione ad effettuare trekking con agenzie e permessi salati (per me) quindi decido di rimanere qualche altro giorno a Luang e continuare il “nostro” percorso…per la precisione la tomba di Henri Mouhot colui che scoprì Angkor Wat, lo straordinario e misterioso sito in Cambogia, e che morì poco dopo proprio a Luang Prabang perché colpito dalla malaria, aveva solo 35 anni...come me.
Andarlo a trovare era stato per me molto più semplice, mezz’ora di macchina in direzione Ban Noun; poi una decina di minuti a piedi giù per una scarpata, su un sentiero ormai invaso dagli arbusti…
Per me non sarà così…
Ho deciso di andare direttamente in Thailandia e mi sono informato sul come.
La slow boat che risale il Mekong fino al confine ci mette due giorni con sosta di una notte, a tue spese, a Pak Beng, poi si arriva a Huay Xai quando il confine è chiuso quindi un’altra notte, il costo va dai 230 ai 270 kip solo per la barca, in più devo calcolare cibo e pernottamenti per due giorni.
Per il bus, mi dicono le fuk…agenzie, che il prezzo è 170, tutte, si parte la notte e si arriva all’alba, io non mi fido più nemmeno della mia ombra e decido, per andare alla tomba di Mouhot, di affittare una bici così da passare anche alla stazione dei bus per informazioni e prezzi.
A dire il vero volevo uno scooter ma il prezzo va dai 12 ai 15 $ al giorno, benzina a parte, quindi opto per la bici; la sorella di mamy mi mostra la scelta, mountain bike da 5 $ o…lei, rossa e con il cestino sul manubrio…la graziella lao, 1$.
Opto per il fascino del dolore, è il mio percorso di vita…a dire il vero ha anche il sellino bello alto proprio per me, peccato che al posto della levetta per regolarlo c’è il bullone…ma va bene mi sta a pennello, andiamo!
Parto verso le 13 orario perfetto circa 40°, decido per prima cosa di andare alla stazione distante 4 km, attraverso il ponte di ferro solo per pedoni, bici e scooter.
Come battistrada due tavole di legno affiancate e rischio di lasciarci la vita con i motorini dietro che sgasano e suonano, maledetti…
Il simpatico bigliettaio appassionato di thai boxe mi dice che il biglietto per il confine costa 100 kip, mentre segue un incontro con altri dieci colleghi “sfancacchiati” e fomentati alle sue spalle, 70 in meno delle agenzie e che non c’è problema di prenotare, vieni qui paghi e parti, easy Lao.
Perfetto.
Decisione presa niente boat un paio di giorni in più qui e via diretto in Thai!
Sotto un sole poco amico riparto con  la “grazia“  verso il paesino di Ban Phanom tra smog, camion e folate di terra che appannano la mia vista e i miei bronchi, trovo il bivio, in salita, procedo pedalando in piedi non avendo marce fino alla fine della salita proprio dinanzi ad un tempio, davanti una discesa terribile e poi un’altra salita e cosi via, capisco subito che sarà una giornata complessa.
Mi involo giù per la discesa tra le curve ed arrivo al paese, un cartello indica la direzione della tomba peccato che sia proprio in mezzo a due strade, una asfaltata ed una no, mi fido della seconda.
Sono finito nei meandri del paesello tra buche pecore e galline, arrivo davanti ad un tempio e a pochi metri da li sento una chitarra strimpellare, seguo il suono ed è in braccio ad un ragazzo lievemente stonato che con i suoi amici mi guarda e mi saluta, io chiedo info riguardo la tomba in inglese ma con la pronuncia francese, sorridono mi guardano e ridendo rispondono in lao, un fallimento, mi offrono acqua almeno, bravi.
Però sento il fiume Nam Khan scorrere dietro la folta vegetazione, sono sulla buona strada… buona.
Continuo e sbuco di nuovo sull’asfalto giù tra discese e salite..
La tomba dovrebbe essere a circa 4 km da qui ma non vedo più segnali, cartelli, nulla, solo discese e salite tra curve e vegetazione, un sali e scendi continuo, cioè scendo in salita e salgo in discesa...
Proseguo ma ad un certo punto proprio mentre ero fiondato in discesa per affrontare la prossima salita si interrompe l’asfalto, di netto, di colpo mi ritrovo sulla terra rossa tra buche e rocce, non so come non mi sono schiantato, mani strette sul manubrio e gambe dritte….da film comico.
Sfiancato e lievemente “strippato” mi fermo e ragiono, ho fatto più di 2 km su e giù e non vedo segnali forse ho sbagliato strada, ci penso e torno indietro.
Tornato al paese mi imbatto nel micro cartello che indica la direzione della tomba, era sulla sinistra della strada cosi piccolo e così allineato alla stessa da non vederlo, impossibile farlo.
Mi rifermo respiro e impreco un pochino, riparto, si, riparto perché sono di legno anche se il sole mi sta lentamente bruciando mentre la maglietta di nic colora la mia cute di viola...
Ripercorro la via e la strada è sempre peggio, un sobbalzo continuo sul sellino della graziella dove le mie natiche rimbalzano continuamente, rimbalzano…il sellino comincia ad abbassarsi e la cosa non mi piace.
Sono in mezzo alla foresta tra terra battuta e qualche sporadico scooter che passa, il caldo è davvero infernale e decido di fermarmi al “pit stop lao”.
Si una simpatica struttura di bambù o legno con il tetto di paglia tipica di questo paese, se ne incontrano ovunque in strada, in campagna, in città, le persone sostano qui nelle ore più calde, davanti le case sono come delle verande aggiunte, mobili, quasi sempre sul bordo della strada e dalle 12 alle 16 è normale vederci spalmati i maschi locali con la maglietta tirata su per una siesta…ovunque!
Continuo sulla strada tremenda e dopo mezz’ora arrivo al cartello che indica la tomba, stavolta è enorme.
Parcheggio il mezzo semi finito, lui,  e mi dirigo lungo la scarpata in mezzo alla foresta, ci sono due strade una va giù verso il fiume una su verso la collinetta, no so perché vado su.
Finita la scarpinata scendo verso lo slargo e...eccola li, di cemento bianco, la tomba di Henri Mouhot 149 anni dopo...scendo e mi porto verso la riva, la osservo dal basso, dallo stesso punto 17 anni dopo Tiziano, a 20-30 metri dal fiume, alle sue spalle un grande albero e alla sua sinistra un “ciuffo” di bambù rigoglioso.
Essere li tra il fango e l’altura è come porgere omaggio a due anime, non una, nella stessa immagine vedo il tumulo di cemento di un grande esploratore e quello immaginario di un esploratore diverso, sognatore, un mentore poco considerato dei nostri giorni…
Nulla è mutato stavolta in tutto questo tempo, tutto è esattamente come descritto e sono li solo ad osservare la stessa immagine e a condividere lo stesso pensiero riguardo ai sepolcri; non so perché ma ne sono sempre stato affascinato, li trovo così rassicuranti, pacifici, luoghi sicuri da scoprire come le centinaia, migliaia di vite, foto in bianco e nero, frasi impresse per descrivere un’esistenza, marmo, ferro o cemento, quel silenzio dai suoni sinceri, luogo di pace, ascolto.
Sembra folle per molti ma io ho sempre apprezzato la loro sacralità, li trovo confortanti.
Poco tempo mi concedo in quel luogo, profondo ma breve; come in nessun luogo del paese le zanzare mi hanno letteralmente divorato in pochi minuti e mentre camminavo, sfacciate.
Ripercorro la medesima strada, salite e discese di una strada sfiancante con il sellino sempre più basso, le ginocchia mi sbattono sul manubrio, mi sento come Cipollini al giro d’Italia col triciclo, ma è talmente esilarante che rido da solo, nonostante la fatica sia stata impressionante in questa giornata ho provato una forte emozione oggi, per tanti motivi i pensieri si sono susseguiti veloci, profondi,  almeno qui tutto è rimasto immobile, reale, immutato, senza "inquinamento" alcuno.
Domani parto per il confine, il mio tempo qui si è felicemente esaurito.

Andrea, Luang Prabang

giovedì 20 maggio 2010

Un soggiorno per "due"

1° Parte

Sono più di sei mesi ormai che viaggio in solitaria e senza sosta, ancora non ci credo che tutto questo stia accadendo realmente.
Tanti sono i desideri ed i sogni che ognuno partorisce fin dall’adolescenza e riuscire anche a realizzarne uno ti fa sentire bene, ti fa sorridere allo specchio, ti fa osservare la vita in modo diverso.
Certo non è semplice anzi, ci sono momenti in cui ti domandi se stai facendo la cosa giusta, se hai fatto delle scelte appropriate, lasciare tutto come l’amore, gli affetti, le amicizie, il lavoro, a che prezzo?
Alle volte è davvero difficile affrontare la vita senza sapere cosa c’è al di là do ogni tuo passo ma per quanto mi riguarda lo è sempre stato, certo con il sostegno delle persone più care è tutto più semplice, anche negli errori, nei rischi…
Ma viaggiare apre porte interiori inimmaginabili, ti cambia pur rimanendo uguale ai tuoi occhi, ti permette di affinare i sensi in molte situazioni, circostanze positive e negative, al riguardo sono stato fortunato sin ora, di negativo quasi nulla, tranne le solite visite da parte di solitudine ed inquietudine, ma ormai ho capito che con loro ci devo convivere fino alla fine.
Fine che non ha un inizio specifico, solo il percorso di ognuno.
Personalmente ringrazio quotidianamente “chiunque” per avermi dato la possibilità e la forza di fare questo passo, mai avrei pensato che nella mia vita avrei potuto “scegliere” il modo e il sentiero per viverla con più impegno possibile, ora lo sto facendo e continuo a guardarmi attorno con occhi da fanciullo, continuo a sorridere sempre e mi fa star bene.
Ed in tutto questo tempo una sola persona ha viaggiato “fisicamente” con me, Tiziano.
Non riesco a liberarmi del suo libro, quello donatomi dalle mie amiche e colleghe prima di partire, ormai lo avrò letto 5 volte ma ancora non mi stanca, anzi ho deciso, arrivato a Luang Prabang, di dedicare parte del mio soggiorno ripercorrendo il suo 17 anni dopo, una piccola dedica, un infinitesimale e personale tributo ad un uomo davvero unico.

Arrivo nella cittadina e l’aria è pacifica anche se tremendamente calda.
Monasteri ovunque al pari dei caffè, agenzie turistiche e  guest house, quest’ultime forse sono più dei monasteri…
Passeggio per la città percorrendo la riva del Nam Khan fino alla confluenza con il Mekong, tra monaci in completo arancione che lavorano la terra sell’altra sponda, i pescatori con le reti e le barche di legno che si spostano continuamente, alcune piccoline, altre maestose, “turisticoidi” direi.
Tutto è placido, tranquillo, fino a che non torno nella via centrale poco prima del tramonto e tutta la strada è occupata da bancarelle e gazebo, centinaia di metri invasi dai venditori, proprio dinanzi ai templi e alla collina Wat Pusi.
Proprio da quella collina, al tramonto, solo in mezzo alla natura tra pace e quiete osservando i due fiumi convergere, cita un passaggio del libro Siddharta (libro che amo particolarmente, fu il mio primo libro, il primo di una discreta serie…) e descrive quell’ attimo in modo profondo, tanto da creare una superba immagine nella mia mente.
Decido di salire sulla collina, oggi.
Sfiancato dalla gradinata arrivo all’ingresso, a pagamento ora…questo non me lo avevi scritto.
Continuo e arrivo in cima, ad attendermi un piccolo tempio, un nutrito gruppo di turisti e residenti, e dei simpatici quanto rumorosi marmocchi che spezzano l’incanto di un tramonto davvero suggestivo, anche per coloro che si arrampicano ovunque per le foto di rito!!!
Addio quiete e serenità, però è splendido davvero, si osserva circolare tutta la città, i picchi e il paesaggio incantevole; lo è anche per le varie statue di Buddha e “santoni” che si incontrano scendendo dall’altro lato, dove si trovano le rovine del Wat Pha Phutthabahe, ed un inquietante piede di Buddha all’interno di una buia caverna, enorme quel piede, non credo sia originale.
La mattina dopo all’alba (le 5), mi sono alzato per vedere …lo struggente spettacolo di centinaia di bonzi che escono dai monasteri e sfilano lungo l’acciottolato per ricevere le offerte di cibo dalla popolazione inginocchiata…
All’uscita della mia guest osservo il mercato che già brulica di persone, un mercato davvero interessante con pescioni ancora vivi e prelibatezze varie, comprese le famose bacamostrocavalette che avevo incontrato nel ristorante di Savannakhet; arrivo e mi piazzo dall’altra parte della strada, non dove passano e ricevono offerte, subito delle signore cominciano a vendermi cibo da offrire ai bonzi, io declino un po’ infastidito.
Poco prima dell’arrivo dei bonzi, mentre l’alba colora le vie e centinaia di meravigliose farfalle bianche invadono leggere la strada, comincia ad arrivare una discreta quantità di turisti che si fiondano dalle signore (coloro che dovrebbero effettuare l’offerta) per acquistare pugni riso, dolcetti e quant’altro da offrire.
Cioè, dove dovrebbe esserci la popolazione inginocchiata sulle stuoie, ora ci sono i turisti che comprano a cifre astronomiche dalle stesse il cibo e poi si fanno fotografare mentre lo “offrono”; quella che è una tradizione locale, cioè il dividere il cibo con coloro che hanno un ruolo importantissimo nel tessuto sociale e spirituale, è divenuto un oltraggioso (a mio modo di vedere) sfondo per turisti.
Sono rimasto impietrito, non volevo nemmeno scattare una foto, ma ne ho fatte un paio in lontananza per non dimenticare!
Che facce avevano i monaci, con che occhi assistevano a quello scempio tra flash e  vicinanze inopportune, quelli  non li dimentico.
Mi sono vergognato molto.
Devo dire che a differenza dei posti visitati sin ora nel paese il nord è un po’ diverso, sia per la presenza di turisti, che per i prezzi e l'atteggiamento dei locali, per carità sempre gentili e sorridenti ma votati molto di più verso il turismo.
Fortunatamente di divertimenti occidentali non ce ne sono molti, tranne qualche bar o pub il quotidiano è assolutamente lao, la sera ci si riversa per la via principale a fare shopping (solita immagine, lei che indica e sfreccia, lui depresso e carico di buste in mano, tutto il mondo è paese, impietoso) o si passeggia nel mercato tra le specialità dei vari chef, io ovviamente vivo al mercato che nonostante la presenza di parecchi stranieri è sempre frequentato da locali.
Una sera mentre sbranavo un polletto allo spiedo,  cioè pinzato col bambù, ho fatto due bizzarre conoscenze, Peter australiano sessantenne in vacanza con la moglie e Steve.
Peter un uomo incredibile con una vita passata davvero curiosa, ha lavorato per il governo australiano facendo non si sa bene cosa, poi si è costruito una barca, da solo, e ha fatto il pescatore per 10 anni fino a quando non hanno aumentato le tasse, poi si è aperto un ristorante che attualmente ha affidato in gestione a dei ragazzi e che gli rende un discreto mensile, ora viaggia con la moglie, quando lei non parte per l’Italia da sola, è innamorata del nostro paese; nel tempo “perso” si godono la loro casa vicino Crains, costruita da loro ad impatto ambientale zero, producendo energia da pannelli solari e dal fiume vicino casa.
Usano quasi esclusivamente prodotti del loro orto, un “orto” di 5 ettari (lui lo chiama il giardino davanti casa…australiani!) e si godono tranquilli la “pensione”…positivi e sorprendenti.
Steve invece è un personaggio vero, anche un po’ schizzatello, viaggiatore Irlandese di quarant’anni circa partito 25 anni fa da casa senza un soldo, vive e lavora ovunque nel mondo, maggiormente U.S.A., Mexico ed Europa, qualunque mestiere possibile, tuttologo.
Abbiamo passato una serata interessante, per me piena di informazioni e consigli di ogni genere, ed ennesima dimostrazione della possibilità di decidere molto spesso il proprio destino, illuminante.

To be continue…

Andrea, Luang Prabang